
“Nel Palazzo della Luna, Chang’e siede oziosamente mentre il Coniglio di Giada prepara l’elisir di lunga vita: questa è la luna nell’antica mitologia. Crateri da impatto e depressioni, un paesaggio aspro, questa è la luna nelle immagini moderne. Ma ciò che si cela nelle profondità della luna rimane un mistero irrisolto” si legge in articolo dal titolo “Da dove viene la luna? Chang’e si sta avvicinando alla risposta”, pubblicato nel 2019 sulla pagina della China National Space Administration (CNSA, Guojia Hangtianju).
Noto anche come Programma Chang’e (dal nome della protagonista di una celebre leggenda cinese, moglie del mitico arciere Houyi, che dopo aver ingerito fortuitamente un elisir d’immortalità venne trasportata sulla luna divenendone la dea), il programma cinese di esplorazione lunare prese il via ufficialmente nel 2004 con la definizione degli obiettivi scientifici e della tabella di marcia da seguire.
Come si può leggere sul sito della CNSA, il programma prevede quattro fasi: la prima aveva come obiettivo l’esplorazione orbitale della Luna e vide come protagonista l’orbiter (veicolo spazie che orbita intorno ad un corpo celeste senza atterrare sulla sua superficie) Chang’e-1, che lanciato il 24 ottobre 2007 condusse un’esplorazione in orbita per 16 mesi per poi concludere la sua missione con uno schianto controllato nel marzo del 2009; la seconda fase, composta dalle missioni Chang’e-2, Chang’e-3 e Chang’e-4, mirava ad allunaggio morbido e ad un’esplorazione della superficie lunare tramite rover; la fase tre, con le missioni Chang’e-5 e Chang’e-6, aveva come obiettivo il ritorno automatico di campioni lunari sulla Terra e la loro analisi; la quarta fase mira alla costruzione di una stazione di ricerca lunare di base e comprende le missioni Chang’e-4, Chang’e-6 (originariamente prevista per la fase tre è stata spostata alla quattro con una nuova missione dopo che Chang’e-5 aveva completato l’obiettivo di ritorno automatico di campioni lunari), Chang’e-7 e Chang’e-8.
La seconda fase programma lunare cinese, si legge sul sito, ebbe inizio nel 2010 con il lancio di Chang’e-2 che ha condotto numerose verifiche tecniche ed esperimenti approfonditi per la seconda fase del programma. Nel dicembre 2013 seguì la missione Chang’e-3 composta da un lander e da un piccolo rover, Yutu (Coniglio di Giada, nome ispirato all’animale che secondo la leggenda faceva compagnia a Chang’e ed addetto alla preparazione dell’elisir di lunga vita), atterrò sulla Luna, più precisamente sul Sinus Iridum (Baia degli Arcobaleni) il 14 dicembre, conducendo un’esplorazione della superficie lunare e raccogliendo una grande quantità di dati scientifici e ingegneristici.
La missione Chang’e-4, con il rover Yutu 2, atterrò sul lato nascosto della Luna, sul cratere Von Karman nel bacino Polo Sud-Aitken, il 3 gennaio 2019, segnando il primo allunaggio in assoluto in quella zona del satellite.
Nel novembre del 2020 Chang’e-5 atterrò a nord del Mons Rumker nell’Oceanus Procellarum, sul lato visibile della Luna, prima di allora nessuna sonda era atterrata nella zona. Secondo l’agenzia di stampa cinese Xinhua la missione ha riportato automaticamente sulla Terra 1.731 grammi di campioni, i primi relativamente recenti ottenuti dall’uomo colmando una lacuna nella cronologia dei campioni lunari.
Il 2 giugno 2024 la sonda Chang’e-6 è atterrata nuovamente sul lato nascosto della luna, più precisamente nel bacino Apollo, nella regione Polo Sud-Aitken. L’agenzia di stampa cinese riporta che la capsula di rientro ha riportato sulla Terra 1.935,3 grammi di campioni lunari, completando in questo modo la prima missione al mondo di ritorno di campioni dal lato nascosto della Luna.
Il prossimo passo sarà il lancio di Chang’e-7, che come riportato sul sito della CNSA, ha lo scopo di trovare tracce di ghiaccio al Polo Sud, studiare l’ambiente e le condizioni meteorologiche della zona e analizzare le sue formazioni geologiche.
Secondo la testata americana Scientific American, qualsiasi cosa troverà la sonda robotica della missione Chang’e-7 potrebbe ridefinire radicalmente la corsa tra Cina e Stati Uniti per la costruzione di basi sulla Luna. La testata statunitense riporta che la missione che utilizzerà un vettore Lunga marcia 5, e la cui finestra di lancio si aprirà la mattina del 24 agosto (ora locale), comprenderà un orbiter e un lander, che trasporta un rover e un innovativo robot “saltellante” ed includerà anche componenti forniti da partner internazionali (Egitto, Bahrein, Italia, Russia, Svizzera, Thailandia e l’Associazione Internazionale degli Osservatori Lunari, in base a quanto riferito dall’agenzia Xinhua).
Pys.org, aggregatore di notizie online che si focalizza su scienza, ricerca e tecnologia, sottolinea come la missione metterà alla prova diversi approcci innovativi all’esplorazione lunare, in particolare l’hopper, progettato a differenza dei rover su gamma per saltare sui terreni accidentati, svolgerà un ruolo cruciale. La piattaforma online specifica che l’obiettivo degli scienziati cinesi non è la ricerca di tracce d’acqua, della cui presenza ai Poli lunari si hanno prove inconfutabili, quanto piuttosto individuare dove si trovi effettivamente quest’acqua, in che forma e concentrazione e se sia realistico accedervi, segnando un passaggio da una semplice esplorazione alla valutazione di una effettiva fruibilità della Luna.
Il luogo di allunaggio dovrebbe essere il cratere Shackleton (dal diametro di 21km circa e una profondità di 4,2 Km), nei pressi del Polo Sud lunare, che come riferisce il sito web Ars Technica rappresenta una delle zone più ambite, poiché gli alti bordi del cratere creerebbero delle zone perennemente in ombra, le cosiddette trappole fredde, dove si ritiene che, in forma di ghiaccio, possa essersi accumulata acqua (ed altri materiali) nel corso di miliardi di anni. Pochi metri quadrati al Polo Sud lunare, sottolinea il sito, sono quelli vhe rivestono maggiore importanza nei piani di colonizzazione a lungo termine della luna sia sella NASA che della Cina.
Cosa accadrebbe se la Cina dovesse effettivamente trovare ghiaccio sulla luna? Lo Scientific American riporta, citando il parere dell’avvocata specializzata in diritto spaziale presso l’Università del Mississippi Michelle Hanlon, che secondo il Trattato sullo spazio extra-atmosferico delle Nazioni Unite del 1967, nessun Paese può rivendicare terre o risorse su un altro pianeta, ma che in base all’ articolo IX le altre nazioni debbono agire con rispetto nei confronti degli altri, per cui le apparecchiature statunitensi non potrebbero atterrare così vicino da mettere in pericolo con la propria scia di polvere o le proprie operazioni il lander, il rover, il modulo di atterraggio o le misurazioni scientifiche cinesi. (La stessa testata spiega come la NASA raccomandi che le i veicoli spaziali atterrino ad almeno due chilometri di distanza da altri.)
Secondo Ars Technica, la prospettiva di un rover lunare cinese che fornirà i migliori dati disponibili sulla presenza e diffusione di acqua nella zona potrebbe servire da campanello d’allarme per coloro che negli Stati Uniti non seguono con attenzione la corsa allo spazio con Cina, sottolineando che dal punto di cista americano nonostante le concessioni fatte dal Congresso all’ amministratore della NASA, Jared Isaacman, il suo compito di rimettere in carreggiata il progetto Artemis e contrastare le le ambizioni cinesi sulla Luna.
Il 3 dicembre 2025 Isaacman, allora candidato a divenire amministratore della NASA, come riferito dal’ e-magazine ThinkChina, in un’audizione di conferma di fronte al Senato aveva sottolineato la necessità degli Stati Uniti di arrivare sulla Luna prima della Cina ed oltre ad annunciare la volontà di stabilire una base permanente sulla superficie lunare, sottolineo come che se in qualche modo avessero commesso un errore o fossero restati indietro non sarebbero mai riusciti a recuperare lo svantaggio e che ciò avrebbe avuto conseguenze anche sugli equilibri di potere sulla terra. Il giorno successivo, continua l’e-magazine, nel corso dell’audizione sul tema “Valutazione dell’ascesa spaziale della Cina e dei rischi per la leadership statunitense” organizzata dalla Sottocommissione Aerospaziale della Commissione per la Scienza, lo Spazio e la Tecnologia della Camera gli esperti si sono mostrati incerti e molto pessimisti riguardo l’ipotesi che la NASA potesse ritornare sulla Luna prima dei cinesi, con il vicedirettore del Progetto Sicurezza Spaziale presso il think tank statunitense Center for Strategic and International Studies che affermò che sebbene la Cina avesse copiato in passato il modello americano, ora sta facendo cose che nessuno aveva mai fatto.
ThinkChina nella sua analisi di dicembre riportava che Cina e Stati Uniti possiedono vantaggi distinti nella loro competizione spaziale, con la Repubblica Popolare che beneficia di una serie di obiettivi chiari e di un quadro politico stabile a lungo termine, mentre Washington mantiene, per il momento, il proprio primato grazie a società spaziali private più innovative, a un ecosistema di ricerca maturo e a un’ampia rete di alleati. Inoltre citando un analista senior della Cina presso Eurasia Group, la piattaforma riportava che il sistema politico centralizzato cinese offrirebbe a Pechino maggiore continuità alla pianificazione spaziale rispetto ai cambiamenti delle politiche statunitensi soggette ai cicli elettorali. ThinkChina concludeva però che se anche la Cina riuscisse a superare gli stati Uniti dovrebbe poi superare diversi ostacoli tecnologici per poter raggiungere effettivamente il primato nel settore spaziale.
La corsa tra Cina e stati Uniti, però secondo l’e-magazine potrebbe anche portare ad una militarizzazione dello spazio, considerando l’indispensabile ruolo dei satelliti nelle comunicazioni la ricognizione e i sistemi di comando e controllo, per cui, secondo ThinkChina, il dominio spazio è divenuto un fronte chiave nella competizione militare tra i due Paesi, con diversi analisti che temono che, se la competizione si dovesse spostare sempre più verso un gioco a somma zero, il rischio di errori di valutazioni è dietro l’angolo, in merito a ciò ricercatore senior presso il Centre for China and Globalisation (CCG) Andy Mok avvertiva che “il vero pericolo non è l’aggressione deliberata, ma la competizione incontrollata”.
Nel frattempo, come riferito dall’agenzia Xinhua e ripreso dalla piattaforma online Space.com, lo scorso 6 agosto i ricercatori cinesi hanno presentato un nuova mappa della Luna, basata sulle nuove scoperte del programma lunare Chang’e e su altre ricerche lunari ed introducendo aggiornamenti sistematici alla scala dei tempi geologici lunari, alla classificazione dei materiali lunari e alla rappresentazione cartografica delle caratteristiche geologiche. Ed il 19 agosto la stessa agenzia di stampa cinese annunciava il successo del primo recupero controllato a terra del primo stadio di un razzo in Cina. Alcuni giorni dopo il quotidiano di Hong Kong South China Morning Post, ripotava con toni trionfalistici la svolta nel campo dei razzi riutilizzabili, affermando recupero del primo stadio del razzo Zhuque-3 (Uccello Vermiglio, uno degli animali delle quattro direzioni, più il centro in cui tradizionalmente è diviso lo spazio) da parte di LandSpace, un fornitore cinese di servizi di lancio, segna l’ingresso ufficiale della nazione nell’era competitiva dei voli spaziali riutilizzabili, in un mercato fino ad ora dominato da SpaceX di Elon Musk.
G.C.L.
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