CINA. Modulo russo-ucraino per invadere Taiwan

383

La questione ucraina ha avvicinato Mosca e Pechino creando una sorta di fronte unico contro Washington e i suoi alleati. Vladimir Putin sta mettendo in imbarazzo gli americani, esponendo le debolezze e seminando il dubbio, e sta sfruttando le crepe nella Nato che nel tempo possono essere ampliate usando minacce militari, pressione economica con lo scopo di portarla alla frammentazione o alla riduzione.

Possiamo dire che Pechino sta senza dubbio prendendo appunti, per sfruttare opzioni e suggerimenti nello scenario di Taiwan.

Xi Jinping starebbe cercando di non forzare la mano troppo in fretta, costringendo gli americani a uno scontro che dissanguerebbe il Pla e metterebbe anche a rischio i beni cinesi all’estero. Le forze statunitensi dopo un iniziale momento intorno a Taiwan, hanno il vantaggio logistico potendo interdire le linee di comunicazione marittime cinesi e il commercio che vi scorre. Il Pla non ha ancora capacità globale di proiezione di potenza, riporta AT.

Pechino, poi, potrebbe cercare di evitare di innescare è la reazione economica degli Stati Uniti: la Repubblica Popolare Cinese è ancora vulnerabile ad essere staccata dal sistema del dollaro statunitense o ad essere completamente tagliata fuori dalle importazioni di tecnologia; come accadrebbe nel caso di un’invasione di Taiwan.

Tutto lascerebbe pensare che Pechino sia incline ad aspettare un po’ e lasciare che la sua guerra politica vada avanti. Guerra politica significa usare la sua pressione economica, diplomatica, politica, psicologica e militare per stabilire un’influenza su una nazione. Pechino lo sta già facendo con successo in tutto il Pacifico e il sud-est asiatico.

Pechino sta accendendo tanti piccoli fuochi che possono distrarre e sopraffare la risposta degli Stati Uniti e degli alleati, e alla fine potrebbe eroderne la resistenza. Così, seguendo l’esempio russo in Ucraina, il piano potrebbe essere quello di non fare nulla che costringa gli americani a combattere; ma al contrario fare quanto basta per umiliare e screditare Washington e alleati.

Una serie di “modeste” attività politico-diplomatiche e militari su diversi scenari limitrofi, dalla Corea del Nord al cambiamento climatico, che non scatenando reazioni “effervescenti” ma che messe insieme rendono frustrata l’azione statunitense e occidentale nel suo complesso.

È improbabile che Pechino invada Taiwan nel 2022, salvo per una estrema debolezza Usa creata da problemi politici interni, che renderebbero difficile una reazione militare estrema. Possibilità di invasione che potrebbe essere più concreta a partire dal 2023, se le debolezze politiche statunitensi dovessero continuare. La partita a scacchi è iniziata ma Xi Jinping ha un ottimo esempio cui ispirarsi: la gestione della crisi ucraina di Vladimir Putin.

Antonio Albanese