CINA. Le merci al confine nordcoreano fanno la ruggine. Export locale in ginocchio

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Gli esportatori cinesi verso la Corea del Nord stanno gestendo debiti crescenti; mentre prodotti chimici, medicinali e prodotti metallici ordinati dalla Repubblica Popolare di Corea vanno a male nei magazzini in attesa della riapertura del confine che è stato chiuso dall’inizio del 2020 per combattere il coronavirus. La chiusura completa del confine sino-coreano e la sospensione di tutti gli scambi commerciali con la Cina nel gennaio 2020 sono state la prima di una serie di ampie misure di prevenzione della pandemia prese da Pyongyang.

La chiusura ha danneggiato i mezzi di sussistenza nordcoreani lungo i 1.350 km di frontiera, dove molti residenti dipendono dal commercio transfrontaliero e dal contrabbando dalla Cina per sopravvivere, riporta Rfa. La chiusura della frontiera ha anche contribuito alla scarsità di cibo il Corea del Nord, tagliando le importazioni e rendendo difficile per gli agricoltori del Nord ottenere il fertilizzante.

Diciannove mesi senza commercio hanno anche colpito i commercianti cinesi, che ora stanno andando in bancarotta di fronte al mancato pagamento dell’affitto mensile del magazzino o di fatture per merci acquistate a credito ma non ancora consegnate in Corea del Nord. «I commercianti cinesi nelle zone di Dandong e Donggang, che erano principalmente impegnati nel commercio con la Corea del Nord, sono nella situazione peggiore in questi giorni», riporta Rfa che cita fonti di Dandong.

Il ponte che attraversa il fiume Yalu, chiamato fiume Amnok in Corea del Nord, collega la città cinese di Dandong con la città nord-occidentale della Corea del Nord, Sinuiju. Donggang si trova a 28 km a sud-ovest di Dandong: «In questi giorni, i commercianti cinesi stanno lottando con il loro carico commerciale destinato alla Corea del Nord, che è stato conservato nei loro magazzini nella zona di Dandong durante la stagione delle piogge (…) Vari materiali ordinati dalla Corea del Nord nel 2019 sono stati ammassati nei magazzini fino ad ora a causa delle chiusure doganali a causa di COVID-19».

I commercianti della provincia di Liaoning della Cina nord-orientale che servono il mercato nordcoreano hanno acquistato materiali e attrezzature a credito da aziende cinesi, ma ora non sono in grado di esportare nulla: «I commercianti, che non potevano prevedere l’improvvisa epidemia di coronavirus all’inizio dell’anno scorso, stanno aspettando disperatamente la ripresa del commercio con la Corea del Nord a causa delle difficoltà nel pagare i loro debiti e le spese di stoccaggio».

In aprile, la Corea del Nord aveva costruito un percorso ferroviario dedicato a Sinuiju e un vicino centro di quarantena al confine progettato per isolare le merci al fine di prevenire la diffusione del coronavirus, ma l’apertura del confine e le aspettative che il commercio riprenda presto non si sono ancora realizzate. I commercianti in attesa di spedire merci devono pagare un affitto mensile di 500-1.000 yuan per lo spazio del magazzino; la maggior parte dei magazzini nella zona di confine con la capacità di tre camion da 30 tonnellate di carico, pagano un affitto mensile di 800 yuan.

Nel 2019, l’ultimo anno completo prima che la Corea del Nord e la Cina smettessero di commerciare, il volume totale degli scambi tra le due nazioni ammontava a poco più di 3 miliardi di dollari, secondo i dati della Korea Trade-Investment Promotion Agency.

La Cina era il paese di origine per il 96% delle importazioni della Corea del Nord nel 2019 ed era il paese di destinazione per il 67% delle esportazioni nordcoreane, secondo i dati pubblicati sul sito web dell’Osservatorio della complessità economica.

Lucia Giannini