CINA. La scomparsa di Jack Ma porta alla nazionalizzazione dei giganti cinesi?

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La crescente ondata di articoli online su “dov’è Jack Ma?” lascia aperti una serie di interrogativi. Le speculazioni sul luogo in cui si trova il fondatore dell’Alibaba fanno sì che i sinologi esplorino possibili parallelismi tra Ma e la saga della compagnia petrolifera russa Yukos. L’impero di Khodorkovsky è stato smantellato, e il miliardario è stato imprigionato, quando ha volato troppo da oscurare la stella di Putin.

E ora gli investitori si chiedono se anche Ma sia scomparso. La questione più grande, però, è che il peso della Cina come “potenza capitalista” stia rapidamente evaporando.

Nonostante la guerra commerciale con Washington, riporta Nikkei, Pechino ha portato avanti ambiziosi piani per dominare decine di industrie entro il 2025. In effetti, gli assalti dispersivi e controproducenti di Trump hanno probabilmente accelerato la linea temporale di Xi. La rapida caduta in disgrazia di alcune delle aziende cinesi più importanti ha sollevato la preoccupazione che i controlli fiscali e bancari imporsi dal partito siano un preludio all’espropriazione degli azionisti e alla nazionalizzazione totale o parziale di imprese come Alibaba.

Andando ai fatti essenziali, il miliardario cinese Jack Ma ex presidente di Alibaba, è scomparso e le speculazioni sul suo destino stanno aumentando perché quando scompaiono figure cinesi di alto profilo, spesso seguono arresti e procedimenti giudiziari.

Non si vede in pubblico da ottobre 2020, e Ma potrebbe essersi reso latitante o essere stato arrestato, mentre le autorità cinesi indagano sul suo impero commerciale, dopo che ha fatto un discorso contro la politica fiscale del partito, pochi giorni prima della quotazione in borsa dell’affiliata finanziaria di Alibaba, Ant Group. Il discorso, pronunciato al Financial Summit di Shanghai il 24 ottobre, ha definito irragionevoli i regolatori finanziari cinesi e li ha esortati a essere più innovativi. Ha anche paragonato gli accordi di Basilea, il sistema globale di regolamentazione bancaria, a un “centro anziani”. Quella fu l’ultima apparizione pubblica di Ma, riporta VoA.

Il 2 novembre, l’ente regolatore finanziari del partito Comunista cinese ha interrogato i dirigenti del Gruppo Ant e Ma, che non ricopre più posizioni a livello esecutivo o di consiglio di amministrazione in nessuna delle società da lui co-fondate, ma è il maggiore azionista individuale di Alibaba con circa il 5%, per un valore di circa 25 miliardi di dollari.

Il 3 novembre le autorità hanno sospeso l’Ipo di Ant Group. Programmata simultaneamente a Shanghai e Hong Kong per il 5 novembre, si prevedeva che avrebbe generato 37 miliardi di dollari, il che l’avrebbe resa la più grande del mondo. In quei giorni, il Wall Street Journal riportò che Xi Jinping aveva personalmente ordinato il blocco dell’Io di Ant Group dopo aver sentito il discorso di Ma.

Il 14 dicembre, Pechino ha multato Alibaba Investment Limited, di proprietà di Alibaba, di 77.200 dollari, per aver violato le leggi antitrust, secondo Reuters. Il 24 dicembre, l’Amministrazione statale cinese per la regolamentazione del mercato ha aperto un’indagine su Alibaba per possibili pratiche monopolistiche, e le azioni Alibaba hanno perso quel giorno oltre 110 miliardi di dollari di valore di mercato.

Una settimana dopo, l’agenzia ha multato Tmall di Alibaba, un sito web online business-to-consumer, per violazione delle norme antitrust. Il 4 gennaio, Bloomberg News ha detto che all’inizio di dicembre Ma era stato consigliato dalle autorità cinesi di non lasciare la Cina. Sempre questa settimana, un portavoce di Alibaba ha detto a Cbs News che «per ora non si possono condividere ulteriori informazioni su dove si trova Ma».

Secondo Deutsche Welle, questo episodio rappresenta solo l’inizio degli sforzi di Pechino per rafforzare il suo controllo sui sempre più potenti giganti tecnologici cinesi.

Tommaso Dal Passo