CINA. Il virus di Wuhan è il demone di Xi Jinping

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A chi ha ama il genere fantascientifico apocalittico non sarà certamente sfuggito, in questi tempi di coronavirus cinese, il richiamo ad un famoso film del 1995 in cui viene descritto uno scenario apocalittico in cui una pandemia inarrestabile riesce a distruggere oltre il 90 per cento della popolazione mondiale: L’Esercito delle 12 scimmie, 12 Monkeys nella versione originale, che fu un successo riconosciuto dalla critica e dal botteghino. L’assonanza della realtà di questi giorni con il film di Terry Gilliam si ferma qui. 

L’epidemia di Wuhan sta registrando tassi di infezione elevati in patria e si sta diffondendo in tutta la regione dell’Asia-Pacifico, con casi accertati in Australia, Giappone, Malesia, Singapore e Stati Uniti. L’intera comunità scientifica è in difficoltà per combattere la malattia alla ricerca di un vaccino che possa sconfiggerla. Finora, riporta Asia Times, 15 città sono state sigillate in Cina, isolando 56 milioni di persone, l’Italia ne conta 60.483.973 in quarantena, dopo che lo scorso fine settimana è stato imposto un divieto di viaggio assoluto. 

Dai dati ufficiali, più di 6.000 persone sono state contagiate dalla malattia “2019-nCoV”, il Wuhan Virus, con 132 decessi; alla fine anche i mass media statali cinesi hanno chiesto di mantenere la calma e messo in guardia dai pericoli del panico di massa, dopo aver praticamente ignorato la tragedia che si è consumata all’inizio della scorsa settimana. Xinhua ha aperto in un editoriale «Fare affidamento sulle persone significa anche essere aperti e rispettare il loro diritto a conoscere la verità. La diffusione del panico può essere più pericolosa della diffusione dell’infezione stessa (…) Solo l’apertura può ridurre al minimo il panico (…) La malattia non rispetta i confini. A causa del modo in cui si diffonde, ci vogliono sforzi unitari a livello nazionale per fermarla, come sta facendo ora la Cina. È una guerra del popolo. Quando l’intera nazione è unita, la vittoria per il popolo è assicurata».

Questi commenti ufficiali vanno collegati alle osservazioni di Xi che ha paragonato “l’epidemia” a un “demone” durante un incontro a Pechino con Tedros Adhanom Ghebreyesus, il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: «I cinesi sono attualmente impegnati in una seria lotta contro un’epidemia di un nuovo tipo di infezione da coronavirus. Il governo ha sempre adottato un atteggiamento aperto, trasparente e responsabile nei confronti della tempestiva diffusione di informazioni sull’epidemia a paesi nazionali ed esteri», ha detto Xi. Nel frattempo il partito sta dicendo ai suoi quadri e all’amministrazione di non riunirsi. 

Le opinioni dei virologi cinesi sul picco della malattia e sulla sua diffusione differiscono molto. 

Uno dei massimi esperti cinesi Zhong Nanshan, lo scienziato che ha giocato un ruolo fondamentale nella lotta della Cina contro la Sars nel 2002-03, ha detto, ripreso da Xinhua, che il tasso di infezione da coronavirus di Wuhan potrebbe raggiungere il picco all’inizio di febbraio: «Stimo che raggiungerà il suo picco intorno alla prossima settimana o 10 giorni, dopo di che non ci saranno più grandi aumenti (…) Sars è durata quasi cinque o sei mesi, ma non credo che il nuovo coronavirus potrà continuare per così tanto tempo».

Di diversa opinione è Gabriel Leung, preside della facoltà di medicina dell’Università di Hong Kong. Leung sta guidando un team di esperti che utilizza la modellazione matematica per prevedere la diffusione sulla base dei dati disponibili in tutto il mondo. il 27 gennaio, riporta Scmp, ha detto che la ricerca del suo team ha dimostrato che la trasmissione da uomo a uomo è già in atto in tutte le principali città della terraferma e ha avvertito che una pandemia potrebbe essere vicina: «Dobbiamo essere preparati, che questa particolare epidemia possa diventare un’epidemia globale (…) L’epidemia dovrebbe raggiungere il suo apice in aprile o maggio in cinque grandi città cinesi – Pechino, Shanghai, Chongqing, Shenzhen e Guangzhou – prima che il numero di infezioni possa iniziare a diminuire gradualmente in giugno o luglio». 

Antonio Albanese