CINA. Il Pil non cresce. Primo effetto del Domino Evergrande

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La notizia che il Pil cinese è cresciuto solo del 4,9% nel terzo trimestre rispetto a un anno fa arriva mentre il China Evergrande Group deve pagare altri debiti e l’intero settore immobiliare è sotto osservazione. Arriva anche mentre le impennate dei prezzi dell’energia si abbattono sulla più grande economia dell’Asia e nuove ondate di infezioni Covid-19 mettono a rischio i mercati esteri e le relative esportazioni.

Un eventuale domino dei default in Cina potrebbe capovolgere le speranze di una solida ripresa verso il 2022. Il caos Evergrande ha già mietuto le prime vittime nell’establishment immobilitare: Hui Ka Yan e Xu Jiayin, rispettivamente il presidente e il fondatore di Evergrande, l’incubo del Partito e di Xi Jinping, ora che la crescita economica è scesa sotto il livello del 5%, riporta AT.

Venerdì scorso, la People’s Bank of China, la banca centrale, ha rotto il suo silenzio assordante sulla crisi del debito di Evergrande, dichiarando che il dramma del default dello sviluppatore è “controllabile” ed è improbabile che si diffonda in un episodio sistemico simile a Lehman Brothers nel 2008. Ma la Pboc ha anche ribadito il suo disappunto per l’eccessivo indebitamento di Evergrande. È stato un rimprovero tempestivo in mezzo alla crescente preoccupazione che gli eccessi nel mercato immobiliare cinese, un motore economico centrale per decenni, potrebbe far “inciampare” la seconda economia più grande del mondo nel 2022.

La Pboc, a quanto pare, sta gettando le basi per fare di Evergrande il capro espiatorio di un decennio e più di eccessi del mercato immobiliare; i regolatori stanno cercando di sostenere Evergrande, e il sistema cinese, comprando i suoi beni in difficoltà. Tuttavia, lasciando Evergrande a cavarsela da sola, la squadra di Xi starebbe lasciando il destino del gigante immobiliare nelle mani dei mercati.

Non è chiaro, però, è se la squadra di Xi permetterà all’economia di allontanarsi dal settore immobiliare e di orientarsi verso un maggior numero di servizi; di tollerare le turbolenze di mercato che inevitabilmente saranno parte integrante di questo processo.

L’apparente riluttanza della Banca Centrale a salvare Evergrande è vista come lodevole in alcuni ambienti: la Pboc sta persuadendo le banche a stabilizzare i prestiti legati alla proprietà e a gestire i problemi del debito offshore in conformità con lo stato di diritto di Pechino. La banca centrale dice anche che prevede di impiegare una gamma più ampia di strumenti, come strutture di prestito a medio termine e operazioni di mercato aperto, per influenzare le tendenze quotidiane della liquidità.

Ma anche così non equivale a scongiurare una crisi del debito. Questa sfida potrebbe essere più facile da gestire in un sistema finanziario relativamente chiuso, come quello cinese. Lo yuan non è ancora completamente convertibile e le banche statali cinesi hanno circa 8.000 miliardi di dollari di attività per aiutare ad appianare il percorso di Evergrande nel 2022. Inoltre, Pechino ha 3,2 trilioni di dollari di riserve in valuta estera.

Insieme, questo significa che ci sono molte risorse e strumenti per bloccare la crisi. La montagna di 64 miliardi di dollari di debito tossico della Cina sta corrodendo le fondamenta stesse della sua economia da 14 trilioni di dollari: il fatto che Evergrande non abbia rispettato le recenti scadenze degli interessi obbligazionari ha creato problemi a tutto il comparto: Fantasia Holdings a Sinic Holdings non sono state in grado di effettuare i loro pagamenti.

La bassa crescita del Pil dimostra la misura in cui l’economia è stata scossa dai problemi nel settore immobiliare. Ma ci sono anche altri fattori da considerare come l’impennata dei prezzi dell’energia globale, le relative carenze di elettricità e la tiepida domanda di esportazioni.

Il settore immobiliare genera circa il 30% del Pil, e più del 40% degli attivi bancari sono legati al settore. Quasi l’80% della ricchezza investita degli abitanti delle città cinesi è nel settore immobiliare. Se si tiene conto dei milioni di obbligazionisti, creditori, azionisti e famiglie che hanno comprato appartamenti non ancora finiti in tutta la Cina, non è difficile capire dove il domino potrebbe cominciare a cadere.

La buona notizia contenuta nei dati del Pil cinese è che le vendite al dettaglio hanno battuto le aspettative, salendo del 4,4% a settembre rispetto a un anno fa. Quindi, la preoccupazione è che i 300 miliardi di dollari di debito di Evergrande siano solo la punta del proverbiale iceberg.

Antonio Albanese