CINA. Il carbone è la soluzione per evitare i blackout

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Il governo cinese la scorsa settimana ha rivelato i suoi nuovi piani per garantire che non si ripeta quanto accaduto alla fine del 2021 e all’inizio del 2022, quando ci sono state interruzioni di corrente in vaste aree del paese; i piani sono incentrati su un aumento della produzione interna di carbone e sull’espansione degli impianti di stoccaggio in luoghi strategici in tutta la nazione.

Durante il Congresso Nazionale del Popolo, la Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma, Ndrc, il pianificatore economico cinese, ha evidenziato il suo obiettivo primario di aumentare gli impianti di stoccaggio distribuibili al 5% dei livelli di consumo locale in aree chiave, riporta Newsbase.

La Ndrc lavorerà anche per migliorare le garanzie future dando priorità alle vie di trasporto del carbone nazionale, oltre a garantire i sistemi di prezzi del carbone. Il commercio a medio e lungo termine del carbone termico Kcal sarà, si pensa, fissato nell’intervallo da CNY570 a CNY770, tra i 90 e i 122 dollari, per tonnellata a Qinhuangdao, a est di Pechino e sede di uno dei principali porti di carbone della Cina.

La Ndrc ha anche proposto sistemi di prezzi controllati nelle principali aree di produzione del carbone in Mongolia Interna, Shaanxi e Shanxi, tutte importanti aree di estrazione del carbone a nord e a ovest della capitale.

La produzione di carbone ha raggiunto un livello record di 4,07 miliardi di tonnellate in Cina nel 2021, anche sulla base di misure di sicurezza più elevate attuate per evitare i rapporti troppo frequenti di incidenti nelle miniere di carbone; oltre 330 incidenti sono stati segnalati entro il dicembre 2021 secondo alcune fonti, portando alla segnalazione di centinaia di morti, anche se le cifre accurate sono notoriamente difficili da valutare.

Eppure, nonostante gli sforzi di Pechino per andare verso un eventuale obiettivo “net-zero” prima del 2060, «il carbone servirà come principale fonte di energia per un periodo considerevole», ha indicato la Ndrc attraverso i media locali cinesi, in un cenno alla schiacciante dipendenza dai combustibili fossili per fornire energia alla popolazione cinese di 1,4 miliardi. Attualmente più della metà di tutta l’elettricità fornita in Cina è generata da centrali a carbone.

La dichiarazione della Ndrc ha anche sollevato questioni in corso e possibili problemi futuri con la fornitura di carbone, promettendo al Congresso che avrebbe aumentato le capacità di produzione interna complessiva e lo stoccaggio.

Per gran parte della seconda metà del 2021, Pechino ha dato il via libera a un gran numero di nuove proposte di siti di estrazione del carbone, oltre a permettere un aumento della produzione negli impianti attuali; mosse che non sono riuscite a prevenire le carenze di approvvigionamento dello scorso anno, anche se con l’intento di garantire che non si ripetano il prossimo inverno. Tale è stata la ricaduta politica dei tagli di corrente dello scorso inverno, che Li Keqiang, il premier cinese, ha offerto una promessa personale che quest’anno ci sarebbe stata elettricità sufficiente per i settori residenziale e industriale.

Facendo riferimento ai tagli del 2021, la Ndrc ha sottolineato che consentendo un quadro aperto che collega il carbone prodotto a livello nazionale ed eventuali forniture di energia elettrica attraverso le forze di mercato, i prezzi in Cina si stabilizzeranno, il che a lungo termine fornirà una piattaforma più solida per una più ampia espansione economica.

Insieme all’aumento delle riserve di carbone, Pechino sta lavorando su tutta la linea per facilitare lo stoccaggio su larga scala delle riserve di gas e petrolio.

Lucia Giannini