CINA. I guanti bianchi di Pechino su Evergrande

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La Cina sta trattando con i guanti i recenti crolli del credito che coinvolgono società private come China Evergrande Group, con molto da fare per rafforzare la fiducia degli investitori nel secondo mercato obbligazionario più grande del mondo, messa così in crisi. Nonostante gli sforzi per aumentare la trasparenza e scartare l’azzardo morale, gli emittenti di obbligazioni cinesi continuano ad alleggerire o posticipare i rimborsi del debito emettendo debito rollover, cercando proroghe di scadenza, o cancellando delle caratteristiche come i rimborsi anticipati.

Altri hanno evitato il default intraprendendo trattative private con i singoli creditori, riporta Scmp, spesso convincendo gli obbligazionisti a non esercitare le opzioni di vendita, rinviando i pagamenti degli interessi sui titoli perpetui, forzando gli scambi di debito, o anche rimborsando gli obbligazionisti al di fuori dei canali di compensazione adeguati con alcuni giorni o settimane di ritardo. Stando a Seafarer Overseas Growth & Income Fund,«se i regolatori continuano a tollerare le tattiche opache e astute che sono state prevalenti in passato, gli investitori rimarranno esitanti e lo sviluppo del mercato sarà bloccato».

La crisi di Evergrande, che è gravata da 305 miliardi di dollari di passività, è osservata come un test di come la Cina stia trattando gli investitori stranieri nella ristrutturazione del debito. Lo sviluppatore con sede a Shenzhen il mese scorso ha invocato un periodo di grazia di 30 giorni su due pagamenti di interessi obbligazionari in mezzo a una crisi di liquidità. Questo periodo di grazia termina alla fine di questa settimana.

Le autorità rimangono ferme nel voler evitare grandi sconvolgimenti nell’economia, come evidenziato dal modo in cui sono “trattati con i guanti di velluto”; quanto fatto in altri casi, come Yongcheng Coal e Huachen Automotive, dalle autorità può essere definito come tolleranza zero su offerte fraudolente di obbligazioni, false informazioni e trasferimenti malevoli di beni. Evergrande ha venduto quote azionarie per raccogliere fondi e il suo fondatore Hui Ka-yan si è dimesso dalla carica di presidente della sua filiale continentale, una mossa vista come un tentativo di distanziare la società madre quotata a Hong Kong, dove risiede gran parte del debito, dalla società operativa continentale, dove si trova la maggior parte dei beni. Queste azioni vanno contro le dichiarazioni e le linee guida dei regolatori di Pechino, che però è intervenuta diversamente.

Gli investitori internazionali stanno guardando da vicino la situazione per vedere come funzioneranno le ristrutturazioni del debito cinese.

Antonio Albanese