CINA. I droni jet della Guerra Fredda satureranno i cieli di Taiwan 

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La conversione da parte della Cina di aerei da combattimento obsoleti in droni d’attacco indica un passaggio a una guerra di logoramento di massa in un’ipotetica situazione a Taiwan, una guerra che mette alla prova i limiti della sostenibilità tanto quanto quelli della potenza di fuoco.

Secondo immagini satellitari commerciali e informazioni di intelligence open-source analizzate dal Mitchell Institute for Aerospace Studies, la Cina ha dislocato aerei da combattimento J-6 obsoleti, convertiti in droni d’attacco, in sei basi aeree vicino allo Stretto di Taiwan, cinque nel Fujian e una nel Guangdong, come riportato da Reuters.

L’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) ha schierato 200 o più di questi aerei trasformati in droni per supportare la fase iniziale di un eventuale attacco a Taiwan, dove verrebbero utilizzati meno come velivoli a pilotaggio remoto e più come armi simili a missili da crociera per colpire in massa obiettivi taiwanesi, statunitensi o alleati. [METTERE LINK A più come armi simili a missili da crociera per colpire in massa obiettivi taiwanesi, statunitensi o alleati] 

Secondo il South China Morning Post, il J-6 ha una velocità massima di Mach 1.3, un’autonomia di 700 chilometri e un carico utile di 250 chilogrammi. Funzionari taiwanesi e analisti esterni hanno osservato che l’obiettivo principale dei droni è quello di prosciugare le risorse di difesa aerea di Taiwan, costringendo i difensori a impiegare costosi missili contro bersagli obsoleti ma veloci, creando un dilemma oneroso, riporta AT.

Il Ministero della Difesa di Taiwan ha delineato piani per acquisire rapidamente una nuova generazione di sistemi anti-drone. Il rapporto Reuters colloca questi velivoli convertiti nel più ampio piano di espansione militare cinese in preparazione di un potenziale conflitto con Taiwan.

Tatticamente, questi caccia riadattati potrebbero essere impiegati nell’ambito di un attacco multi-vettore contro le basi aeree e le difese aeree di Taiwan

Nel 2025 la difesa aerea e missilistica a lungo raggio di Taiwan consisteva in 21 batterie avanzate: nove batterie Patriot Advanced Capability (PAC)-2/3 e 12 batterie Tien Kung-2/3, in sostituzione delle vecchie unità HAWK, con 12 basi la cui costruzione era prevista entro la fine del 2026.

Circa 380 intercettori PAC-3 del programma CRI (Cost Reduction Initiative) sono dedicati alle capacità antimissile balistiche tattiche, circa 200 missili PAC-2 GEM (Guidance Enhanced Missiles) con capacità limitate contro i missili balistici, almeno 400 missili Tien Kung-3 e oltre 400 missili Tien Kung-2, con ogni batteria Tien Kung-2/3 impiegata con carichi misti anziché con un solo tipo di missile. Un intercettore PAC-3 costa 3,7 milioni di dollari, mentre un intercettore Tien Kung-3 costa 620.000 dollari a colpo.

La Cina ha costruito oltre 4.500 caccia J-6 tra il 1958 e il 1986 e 2.400 caccia J-7 tra il 1993 e il 2013, disponendo di una riserva di velivoli che potrebbero essere convertiti in droni di ingaggio o droni d’attacco a costi relativamente bassi.

Army Recognition osserva che se la Cina lanciasse da 700 a 1.000 droni J-6 in un breve periodo e adottasse una dottrina di intercettazione a due colpi contro Taiwan, quest’ultima avrebbe bisogno di 1.400-2.000 missili per un ingaggio completo. Considerando che Taiwan possiede dai 1.200 ai 1.800 missili intercettori, la saturazione si verificherà quando il numero di bersagli supererà la capacità di rilevamento, tracciamento e intercettazione delle difese aeree taiwanesi.

Con un tasso di intercettazione dell’80% a Taiwan, un attacco con 1.000 droni J-6 potrebbe provocare 200 penetrazioni riuscite, trasportando circa 50.000 chilogrammi di carico utile. Un’ondata di questo tipo potrebbe essere lanciata con una frequenza di 100-250 velivoli all’ora per un periodo di 4-8 ore, potenzialmente in grado di compromettere le difese di Taiwan in un solo giorno, poiché un radar di difesa aerea non è in grado di distinguere in modo affidabile un drone J-6 da un caccia moderno come il J-16.

Questa tattica presenta dei limiti. Innanzitutto, sebbene la Cina disponga di ingenti scorte di velivoli obsoleti pronti per la conversione in droni, tali scorte sono limitate.

L’esperienza della Russia in Ucraina illustra i rischi di affidarsi a equipaggiamenti ricondizionati per una guerra di logoramento prolungata.

Seguendo l’esempio dell’Iran, Taiwan potrebbe migliorare la propria resilienza adottando il concetto occidentale di comando di missione: delegare l’autorità agli ufficiali di grado inferiore e consentire loro di combattere in modo indipendente, nonostante i tentativi di decapitazione dei vertici, le interruzioni delle comunicazioni e i bombardamenti prolungati. 

Tommaso Dal Passo 

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