CINA. I documentari di Pechino sul terrorismo nel Xinjiang

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I media statali cinesi hanno cercato di giustificare la repressione del paese nello Xinjiang con la pubblicazione di due nuovi documentari sul terrorismo nell’estremo occidente cinese. Si tratta di documentari in lingua inglese, prodotti dalla Cgtn, testata internazionale della tv di stato Cctv, e fanno seguiti al voto della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti sulla detenzione di massa di un milione di uiguri e di altri gruppi minoritari musulmani; nella legge si prendono dimora anche i vertici politici amministrativi cinesi come il capo del partito dello Xinjiang Chen Quanguo, membro del Politburo.

Stando a quanto riporta Scmp, Pechino ha difeso il suo “programma di rieducazione nella regione” e sostiene che è stato progettato per sradicare l’estremismo e il terrorismo. Un milione di musulmani sarebbero stati detenuti in campi di detenzione nello Xinjiang. 

I documentari sullo Xinjiang, andato in onda la scorsa settimana, hanno cercato di rafforzare la narrazione che gli attacchi e gli scontri nelle regioni non sono diversi dal terrorismo in Occidente, compresi gli attacchi dell’11 settembre negli Stati Uniti. Un documentario ha accusato i paesi occidentali di aver diffuso l’idea che i disordini di Urumqi del 2009 (192 vittime e 1.000 feriti) fossero «scontri etnici scatenati dalla repressione (…) Gli esperti cinesi dicono che è illogico, visti gli attentati dell’11 settembre. L’interpretazione anti-Cina mostra il duplice approccio adottato da alcuni paesi», recita il testo del documentario.

I documentari includono immagini degli attacchi contro i civili registrati da telecamere di sorveglianza e anche un presunto video di reclutamento utilizzato da gruppi estremisti, nonché interviste a sospetti catturati dopo gli attacchi, alcuni dei quali parlavano dietro le sbarre. Alla base di tutti gli attacchi si afferma c’è l’esposizione e la diffusione di idee estremiste.

La prima parte del documentario, della durata di circa 50 minuti, si è concentrata su una storia degli attacchi, contro i civili nella regione e in altre parti della Cina. La seconda parte si è concentrata sul terrorismo nello Xinjiang, in particolare il Movimento islamico del Turkestan orientale, un gruppo sulla lista delle sanzioni delle Nazioni Unite per essere affiliato ad al Qaeda.

I documentari, ben fatti e di facile fruibilità on line, va detto tuttavia, non affrontano le politiche adottate dalle autorità della regione, compreso l’uso di campi di rieducazione e la sorveglianza intensiva dei membri delle minoranze etniche.

Luigi Medici