CINA. Hong Kong perde un’altro pezzo di libertà

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Il parlamento cinese l’11 marzo ha votato quasi all’unanimità per cambiare il sistema elettorale di Hong Kong, in un’altra mossa che dimostra il crescente controllo di Pechino sulla città. I deputati al Congresso Nazionale del Popolo hanno approvato la proposta con 2.895 voti a favore, nessuno contro e un astenuto. Il voto è stato stato salutato da un minuto di applausi nella Grande Sala del Popolo quando è stato annunciato il conteggio dei voti.

Verrà creato un nuovo comitato di revisione delle qualifiche dei candidati per verificare l’ammissibilità di tutti coloro che cercano di candidarsi. Sia il Consiglio legislativo di Hong Kong che il Comitato elettorale, un organo responsabile della scelta del leader della città, saranno ampliati. Trecento membri, che dovrebbero provenire da membri del Congresso e della Conferenza consultiva politica del popolo cinese saranno aggiunti al Comitato elettorale, portando il totale a 1.500, mentre il LegCo aggiungerà 20 seggi agli attuali 70. Il comitato di revisione dei candidati dovrebbe eliminare i potenziali candidati ritenuti «non abbastanza patriottici», probabilmente politici pro-democrazia. Questo per garantire che «coloro che amano il paese e Hong Kong governino Hong Kong», si legge nel documento, ripreso da The Strait Times.

Il capo dell’esecutivo di Hong Kong, Carrie Lam, ha accolto con favore la riforma approvata da Pechino, dicendo che ci sono state persone con una “agenda nascosta” che hanno fatto uso di scappatoie nel sistema elettorale per entrare nella struttura politica. Lam ha detto che le forze dell’opposizione hanno promosso sentimenti antipatriottici e sollecitato l’Occidente a imporre sanzioni all’ex colonia britannica. Ha osservato che un patriota non ha bisogno di «amare il Partito comunista cinese», ma che bisogna rispettare e accettare che un sistema socialista è in gioco.

Il premier cinese Li Keqiang ha concluso la sessione parlamentare dell’11 marzo definendo i cambiamenti proposti come misure per attuare “pienamente e accuratamente” il principio “un paese, due sistemi” con cui Hong Kong è governata, dicendo che la decisione è “molto chiara”.

Antonio Albanese