CINA. Hong Kong è risorta dalle ceneri grazie a Pechino. Parola di Xi Jinping

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«La storia della civiltà della nazione cinese, che dura da oltre 5.000 anni, registra i nostri antenati che coltivano la terra qui nel sud della Cina. La storia moderna della Cina dopo la guerra dell’oppio non registra solo l’umiliazione della cessione forzata di Hong Kong, ma anche l’eroica lotta dei figli e delle figlie della nazione cinese per la salvezza nazionale. La storia del centenario del Partito Comunista Cinese, che ha radunato e guidato il popolo in un’impresa straordinaria, contiene i capitoli del contributo unico e significativo dei nostri compatrioti di Hong Kong. Nel corso della storia, i connazionali di Hong Kong sono sempre rimasti uniti alla madrepatria, con la pioggia o con il sole, e il legame che ci unisce è davvero indissolubile (…) Il ritorno di Hong Kong alla madrepatria ha aperto una nuova epoca nella storia di Hong Kong. Negli ultimi 25 anni, con il pieno sostegno della madrepatria e gli sforzi comuni del governo della RAS di Hong Kong e dei cittadini di tutti i settori, la pratica di “Un Paese, due sistemi” ha ottenuto un successo a Hong Kong riconosciuto da tutti» ha detto Xi Jinping, riecheggiando temi già trattati per i cento anni del partito comunista.

Non c’è motivo di cambiare la formula di governo di Hong Kong “un paese, due sistemi”, ha detto il presidente cinese Xi Jinping in una visita ufficiale alla città che dal 30 giugno ha un leader: John Lee Ka-chiu, riporta Reuters e Scmp.

La Gran Bretagna ha restituito Hong Kong al dominio cinese il 1° luglio 1997, con la promessa da parte di Pechino di un’ampia autonomia, di diritti individuali senza restrizioni e di indipendenza giudiziaria almeno fino al 2047. Pechino è accusata di non aver rispettato queste condizioni con la legge sulla sicurezza nazionale imposta alla città nel 2020 dopo le massicce proteste pro-democrazia del 2019.

Nel discorso di Xi Jinping si trovano forti eco e tematiche di quanto il leader cinese ha detto durante le celebrazioni per i 100 anni del partito comunista cinese. In esse può essere letta la volontà di riscatto, e perché non di rivalsa, della Cina nei confronti del Regno Unito e dei suoi omologhi, Italia compresa, che dalla guerra dell’Oppio fino alla battaglia delle Legazioni imposero limitazioni alla sovranità cinese, da Xi Jinping ricordata come una grande ferita agi oltre 5mila anni di civiltà che la Cina incarna.

Di fronte alle accuse politiche, Xi ha detto che la formula “un Paese, due sistemi” ha avuto successo sotto la “giurisdizione globale” della Cina: «È un buon sistema, non c’è alcun motivo di cambiarlo. Deve essere mantenuto a lungo termine ( …) Dopo aver sperimentato il vento e la pioggia, tutti possono sentire dolorosamente che Hong Kong non può essere nel caos e non deve tornare ad esserlo (…) Lo sviluppo di Hong Kong non può essere ritardato di nuovo e ogni interferenza deve essere eliminata». Xi ha aggiunto che la Cina sosterrà il ruolo di Hong Kong come centro finanziario e commerciale internazionale.

La visita di Xi a Hong Kong è la prima dal 2017, quando entrò in carica Carrie Lam e all’epoca Xi rimase in città per tutta la durata del suo viaggio; stavolta, per motivi non resi pubblici, il presidente cinese dopo la visita ha pernottato a Shenzhen, importante centro economico al confine con Hong Kong.

Dopo essere arrivato in città il 3 giugno, Xi ha detto che la città ha superato le sue sfide ed è «risorta dalle ceneri». «Quanto accaduto negli ultimi 25 anni ha dimostrato che il futuro e il destino di Hong Kong devono essere nelle mani dei patrioti che gridano con orgoglio di essere cinesi (…) Il grande ringiovanimento della nazione cinese è irreversibile e il domani di Hong Kong sarà ancora più luminoso», ha scritto Global Times, tabloid del Quotidiano del Popolo, organo ufficiale del Partito Comunista.

Antonio Albanese