CINA. Finita l’era del Mercato globale si apre quella della Sicurezza totalitaria

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Xi Jinping si è assicurato il suo terzo mandato a capo del Partito Comunista Cinese e ha anche annunciato una nuova leadership del Partito composta quasi esclusivamente da suoi uomini. Ma il cambiamento più drammatico per il futuro della Cina è la fine dell’era incentrata sull’economia.

Oggi la Repubblica Popolare Cinese è la seconda economia mondiale, con un prodotto interno lordo di circa 17.700 miliardi di dollari nel 2021. L’ascesa economica della Cina è un fenomeno relativamente recente, iniziato solo dopo Mao Zedong. Nel dicembre 1978, la leadership post-Mao spostò radicalmente le priorità del Paese dalla lotta di classe alla “costruzione economica”. Nei quarant’anni successivi, lo sviluppo economico è stato il “compito centrale” della Cina, che ha portato a termine con grande successo: il PIL del Paese equivaleva ad appena l’8,4% del Pil degli Stati Uniti nel 1977, mentre oggi è pari al 77% del Pil degli Stati Uniti.

Secondo la relazione di Xi al Congresso del Partito, durante i suoi dieci anni di potere, il Pil cinese è più che raddoppiato, passando da 54 mila miliardi a 114 mila miliardi di Renmimbi yuan.

Nel suo rapporto, Xi ha menzionato a malapena lo “sviluppo economico come centro”. Solo una volta ha affermato che il Paese avrebbe “aderito alla costruzione economica come centro”. Xi non ne ha parlato affatto negli altri discorsi tenuti durante il Congresso. Piuttosto, i temi e le politiche che Xi ha enfatizzato preannunciano tutti un cambiamento significativo, anche se implicito: l’era incentrata sull’economia è finita.

Cosa sostituirà la “costruzione economica” come obiettivo del futuro? Xi non lo ha detto esplicitamente, ma ha fornito abbastanza indizi per intuire la risposta. “Sicurezza” è la parola più ripetuta nei suoi rapporti e discorsi, seguita da “lotta”. Il significato di queste parole può essere dedotto dalle sue dichiarazioni politiche e dal modo in cui ha governato nell’ultimo decennio: a livello interno, mantenere la sicurezza del regime lottando contro ogni possibile minaccia al monopolio del Pcc sul potere statale; nelle relazioni estere, rafforzare la sicurezza nazionale della Cina lottando per ottenere il dominio sulla scena internazionale.

Questo cambiamento fondamentale nell’orientamento della Cina ha enormi implicazioni, tre delle quali sono particolarmente critiche. In primo luogo, la Cina “lotterà” per controllare, imbrigliare e contenere i meccanismi di mercato, introdotti e promossi dal Pcc dopo Mao, e le loro ramificazioni in tutte le sfere della vita sociale. Questo sforzo è già iniziato, come dimostra la crescente repressione statale del settore privato, e continuerà senza dubbio.

L’intenzione è chiara: sebbene la Cina dipenda dall’economia di mercato per prosperare, alcuni requisiti sociali, legali e politici delle attività di mercato possono mettere in discussione la dittatura a partito unico. Xi ritiene che il regime abbia ora raggiunto il punto critico in cui il partito-stato deve stabilire un controllo completo e assoluto del mercato.

In secondo luogo, la Cina non “seguirà più gli Stati Uniti”, come aveva fatto sotto Deng Xiaoping, ma sfiderà in modo globale il suo rivale. Xi vuole lanciare una sfida agli Stati Uniti: non si limiterà alla competizione tra superpotenze, ma si estenderà alle arene degli accordi istituzionali internazionali e alla vita quotidiana della gente comune in tutto il mondo.

In terzo luogo, piuttosto che promuovere una “riunificazione pacifica” con Taiwan, il Pcc di Xi sta pianificando una presa di potere con ogni mezzo possibile, e a tal fine sta accelerando la preparazione militare della Cina per realizzare “l’intera unificazione della madrepatria”.

La fine del programma incentrato sull’economia non significa che lo sviluppo economico non sia più importante. Infatti, Xi ha ripetutamente sottolineato al Congresso del Partito le “basi materiali” per realizzare il suo “grande sogno” di trasformare la Cina in una “potenza socialista, modernizzata e di livello mondiale” in linea con la dialettica marxista-hegeliana che guida Xi e i suoi. Ancora più importante, Xi ha spiegato il suo programma come “coordinare sviluppo e sicurezza”, indicando chiaramente che le priorità sono cambiate. La “costruzione economica” non è più al primo posto nell’agenda di Xi e deve invece servire la nuova priorità numero uno: la “lotta” per la “sicurezza”.

Il XX Congresso nazionale del Pcc è chiaramente un punto di svolta. Con esso, Xi ha trasformato la dittatura oligarchica post-Mao del Partito in una tirannia neo-totalitaria con lui stesso come “fulcro”.

Antonio Albanese