CINA. Evergrande getta luce sulla realtà del mercato immobiliare cinese

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La crisi del debito del China Evergrande Group ha gettato nuova luce sulla salute del mercato immobiliare cinese. Secondo il Rushi Advanced Institute of Finance, i prezzi dei condomini nella città meridionale di Shenzhen sono ora 57 volte il reddito medio annuo, e 55 volte quello di Pechino.

Con le case chiaramente oltre la portata delle famiglie medie, gli investitori temono che il presidente cinese Xi Jinping possa prendere misure per raffreddare la bolla speculativa, soprattutto perché la sua nuova campagna “prosperità comune” prevede un’economia più equa in cui i frutti dello sviluppo sono più ampiamente condivisi, riporta Nikkei.

Ma tali mosse, presentano il rischio di bucare la bolla e innescare una spirale verso il basso, rendendo imperativo un “atterraggio morbido”. Ma questo potrebbe essere più facile a dirsi che a farsi. Una cattiva gestione della situazione potrebbe spingere l’economia cinese in una recessione economica.

Nell’estate del 2020, la People’s Bank of China ha stabilito tre “linee rosse” che i principali sviluppatori immobiliari dovevano rispettare per quanto riguarda il loro status finanziario. Costringendo le società immobiliari a rimanere entro un certo rapporto debito/patrimonio, la banca centrale ha cercato di rendere difficile per questi sviluppatori di aumentare la leva finanziaria e di versare denaro in un mercato immobiliare già caldo.

Il mese scorso, l’amministrazione Xi ha lanciato una campagna politica sul tema della “prosperità comune” e volta ad affrontare la disuguaglianza della Cina. Un elemento importante della disuguaglianza è il denaro che i ricchi fanno attraverso la speculazione immobiliare. Quando gli investitori hanno cominciato a prepararsi a una stretta del mercato, questo ha fatto precipitare la pressione al ribasso sui prezzi degli immobili.

Gli investitori hanno considerato insormontabile l’enorme montagna di debiti di Evergrande, il che ha portato a un più ampio sell-off del mercato azionario americano e giapponese a settembre. Evergrande si sta ora affrettando a vendere beni e attività. Ma anche se un crollo immediato è stato evitato, la nube che aleggia sul mercato immobiliare cinese sembra destinata a permanere.

Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali, il credito al settore non finanziario cinese ha visto una crescita a due cifre negli ultimi cinque anni e attualmente supera i 35 mila miliardi di dollari. Inoltre, il rapporto tra il debito privato in essere e il prodotto interno lordo è ora del 220% in Cina, superando il 218% del Giappone al culmine della sua bolla.

Il settore immobiliare rappresenta poco meno del 30% di tutti i prestiti in essere in Cina; l’avvio di nuovi alloggi in Cina è sceso dell’1,7% nel periodo gennaio-agosto rispetto all’anno precedente. Goldman Sachs ha stimato che un calo del 30% dei nuovi avvii nel 2022 spingerà giù il Pil reale del 4,1%.

In una riunione del Politburo a luglio, il Partito comunista cinese ha messo per iscritto “la stabilità dei prezzi degli immobili” come uno dei suoi obiettivi di politica economica. Il governo non esiterà a intervenire sul mercato per evitare un’improvvisa flessione. Tuttavia, un aggiustamento del mercato immobiliare, potrebbe trascinare l’economia cinese in un lungo tunnel, appesantito dal peso dei crediti inesigibili delle banche.

Graziella Giangiulio