CINA. Ecco il gruppo terroristico che Pechino teme dopo il ritiro afgano degli USA

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Ciò che la Cina teme di più del ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan è la rinascita dell’East Turkestan Islamic Movement, Etim, e il terrorismo nella regione cinese dello Xinjiang. L’Etim è un gruppo militante di etnia uigura attivo in Afghanistan, che da tempo cerca di ottenere l’indipendenza dello Xinjiang, per la creazione del “Turkestan orientale”.

L’Etim è anche presente in Siria, dove i combattenti sono stati in gran parte raggruppati a Idlib e in altre regioni del nord. Le Nazioni Unite hanno classificato il gruppo come “organizzazione terroristica” dal 2002. Curiosamente, l’ex amministrazione di Donald Trump ha rimosso l’Etim dalla lista di gruppi terroristici dell’America nel novembre 2020, dicendo all’epoca che non c’erano “prove credibili” che l’Etim esistesse ancora, riporta Asia Times.

Mentre i talebani avanzano verso nord sulla scia del ritiro delle truppe americane, sembra probabile che sia solo una questione di tempo prima che arrivino a Kabul per stabilire un nuovo “emirato islamico” che aprirà nuovi spazi per gruppi come l’Etim per reclutare e radicalizzare i giovani uiguri.

Per Pechino, tuttavia, la preoccupazione non è semplicemente la diffusione di idee radicali tra i musulmani uiguri nel vicino Afghanistan. Piuttosto, è la minaccia che una rinascita dell’estremismo potrebbe rappresentare per la Belt and Road Initiative nella regione, non ultimo in Pakistan. Quattro delle sei reti cinesi della Via della Seta, compreso il Corridoio economico Cina-Pakistan, Cpec, provengono o passano attraverso lo Xinjiang. Queste strade mirano a collegare la Cina con la Russia, l’Asia centrale, meridionale e occidentale, raggiungendo il Mar Mediterraneo.

In particolare, le reti della Via della Seta diverse dal Cpec che passano attraverso lo Xinjiang includono il Corridoio economico Cina-Asia centrale-Asia occidentale, il Corridoio economico New Eurasia Land Bridge e il Corridoio economico Cina-Mongolia-Russia.

Seppur vista con favore, la partenza delle forze degli Stati Uniti e della NATO dall’Afghanistan, questA mette anche Pechino in un nuovo dilemma strategico nella regione.

Un recente rapporto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha confermato che l’Etim non solo esiste e opera in Afghanistan, ma persegue anche una “agenda transnazionale”. Secondo il rapporto, l’Etim è tra i «principali” gruppi terroristici stranieri che operano in Afghanistan». Il rapporto dice che l’Etim si trova principalmente nelle province di Badakhshan, Kunduz e Takhar e che Abdul Haq (Memet Amin Memet) rimane il leader del gruppo.

Circa 500 combattenti Etim operano nel nord e nord-est dell’Afghanistan, principalmente nei distretti di Raghistan e Warduj, Badakhshan, con finanziamenti basati nel Raghistan. Queste aree settentrionali si collegano con la Cina attraverso lo stretto Corridoio Wakhan, un potenziale passaggio per i militanti dello Xinjiang.Per l’Onu, l’Etim collabora con Lashkar-e-Islam e Tehrik-e-Taliban Pakistan, e «ha un’agenda transnazionale per prendere di mira lo Xinjiang, Cina, e il corridoio economico Cina-Pakistan, così come il Chitral, Pakistan, che rappresenta una minaccia per la Cina, il Pakistan e altri Stati regionali».

Pechino ha offerto a Kabul di addestrare le sue forze di sicurezza, con un possibile dispiegamento di forze cinesi in Afghanistan per impedire ai combattenti dell’Etim di usare il corridoio Wakhan nella provincia di Badakhshan per attraversare senza controllo lo Xinjiang, ha anche offerto ai talebani uno “sviluppo” in cambio della pace.

Luigi Medici