
L’indagine sulla seconda figura più importante delle forze armate cinesi, subito dopo Xi Jinping, rivela le ansie del regime. A Pechino, gli esiti nei casi d’élite sono raramente casuali: sono calibrati per segnalare i confini – tra il partito e le armi, tra reti personali e gerarchia istituzionale, e tra campagne disciplinari e consolidamento politico.
Dichiarazioni ufficiali indicano che Zhang Youxia, vicepresidente della Commissione Militare Centrale (CMC), è sotto inchiesta per “gravi violazioni della disciplina e della legge”, una formulazione standard utilizzata nelle inchieste politicamente delicate, riporta The Interpreter.
Nonostante la discrezionalità del partito, il codice penale impone un vincolo pratico. L’articolo 49 del codice penale della RPC vieta la pena di morte per gli imputati di età pari o superiore a 75 anni al momento del processo, tranne nei casi che comportano l’omicidio con “mezzi estremamente crudeli”. Zhang, nato nel 1950, ha già superato la soglia di età, restringendo la gamma di pene che possono incarnare la simbolicità che Pechino spesso preferisce nei casi “esemplari”.
Questa realtà giuridica sposta l’attenzione dal binomio “pena di morte” contro “ergastolo” alla struttura più fine della sentenza, in particolare le restrizioni alla commutazione della pena e alla libertà condizionata. Nel sistema cinese, questi dettagli possono essere più importanti della pena nominale. Il nono emendamento al codice penale ha rafforzato i meccanismi delle condanne a morte sospese e, nei casi di corruzione, ha creato un percorso che consente ai tribunali di abbinare un’eventuale commutazione in ergastolo a una “carcerazione permanente senza commutazione della pena o libertà condizionata”.
Sebbene le accuse specifiche di Zhang non siano pubbliche, l’esistenza di questa architettura sanzionatoria illustra come lo Stato possa costruire un esito di “morte vivente” senza ricorrere all’esecuzione.
Gli indizi più significativi nei casi politici cinesi spesso risiedono nella “grammatica politica” del partito piuttosto che nei capi d’accusa formali. Qui, l’elemento più eclatante è stata l’accusa, diffusa attraverso canali autorevoli, secondo cui Zhang avrebbe “calpestato” e minato il “sistema di responsabilità del presidente”, la formula con cui il Partito afferma di concentrare l’autorità di comando finale in un unico vertice, ponendo l’autorità di comando finale nelle mani del massimo dirigente del partito.
Nel lessico del partito, minare il “sistema di responsabilità del presidente del CMC” non è un’infrazione tecnica, ma un peccato costituzionale: suggerisce l’emergere di canali di comando che aggirano il vertice designato dal Partito. Associando tale accusa a “erodere la leadership assoluta del Partito sull’esercito”, Pechino segnala che il caso riguarda il ripristino del primato politico, non semplicemente la punizione di illeciti personali. Questa frase indica qualcosa di più vicino a un reato istituzionale: una sfida, reale o percepita, alla catena di comando che lega l’Esercito Popolare di Liberazione al Partito Comunista Cinese.
L’implicazione non è che Zhang fosse semplicemente l’ennesima “tigre” sorpresa a prendere tangenti, ma che fosse diventato troppo potente per un sistema progettato per mantenere ogni componente sostituibile.
Per il Partito Comunista Cinese, Zhang è visto come colui che mina “la leadership assoluta del partito sull’esercito”, ha scritto il quotidiano ufficiale dell’esercito, il PLA Daily. Nel caso di Zhang, l’enfasi sulla “responsabilità del presidente” suggerisce il controllo civile-militare stesso.
L’accusa più esplosiva è giunta dalla notizia secondo cui Zhang sarebbe stato accusato, in briefing interni, di aver fatto trapelare informazioni relative al nucleare agli Stati Uniti. Il Wall Street Journal ha riportato tali affermazioni a fine gennaio. Anche se non dimostrata pubblicamente, l’accusa può svolgere una funzione politica. Etichettare una figura decaduta come compromessa dall’intelligence straniera è un modo efficace per recidere la simpatia all’interno del corpo ufficiali e per precludere qualsiasi narrativa romantica del “leale dissidente”. In altre parole, la cornice dello spionaggio può essere preziosa per il centro, indipendentemente dalla sua forza probatoria finale, perché trasforma una purga d’élite in una questione di patriottismo, non di potere.
Per Zhang, quindi si aprirebbero le porte dell’ergastolo “senza commutazione della pena o libertà vigilata”, con isolamento – politico e potenzialmente fisico, nel tipo di detenzione di massima sicurezza utilizzata per gli alti funzionari; probabilmente presso la prigione di Qincheng, a lungo associata alle élite cadute. L’obiettivo è impedire che un ex “centro di gravità” torni a essere un nodo di influenza.
La caduta di Zhang arriva nel mezzo di una campagna più ampia che ha ripetutamente colpito gli appalti, la Forza Missilistica e le nomine di comando elevato; tutto riguarda la governance sotto centralizzazione. Ciò ha implicazioni strategiche immediate. Un sistema di Xi Jinping che privilegia sempre più l’affidabilità politica rispetto all’indipendenza dei consulenti professionali potrebbe ridurre gli attriti interni nel breve termine, aumentando al contempo il rischio di pensiero di gruppo nel tempo.
In questo senso, dettagli del verdetto illustreranno come lo Stato sceglie di far sparire un potente generale, mantenendo l’apparato di governo del partito, almeno sulla carta.
Luigi Medici
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