CINA. Dighe e siccità distruggono il Fiume Giallo

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Le foto che illustrano la secca del fiume Yangtze (Fiume Giallo) vicino a Chongqing, e del restringimento del lago Dongting in Cina hanno fatto il giro del mondo: la regione registra la peggiore siccità dagli anni Sessanta del Novecento. Sebbene il 30 agosto l’Ufficio meteorologico cinese abbia revocato l’allerta per le temperature estreme che durava da 41 giorni, è probabile che negli ultimi mesi la regione abbia ricevuto troppe poche precipitazioni per poter recuperare in tempi brevi.

Secondo i funzionari cinesi, riporta Rfa, le precipitazioni medie nel bacino dello Yangtze sono state di appena 160,3 mm a luglio, il 50,4% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I livelli delle acque dello Yangtze e dei laghi Dongting e Poyang sono attualmente tra i cinque e gli otto metri più bassi rispetto alla norma per questo periodo dell’anno, e non sono previste piogge sufficienti per riempirli di nuovo. Secondo i meteorologi, l’ondata di temperature anormalmente alte e di siccità è legata a una zona di alta pressione che attraversa la maggior parte dell’Asia dal Pacifico occidentale.

Ma per quanto riguarda la siccità in Cina, sono coinvolti anche molteplici fattori umani, secondo Rfa: «Ci sono 52.000 serbatoi e dighe costruiti lungo il fiume Yangtze, con una capacità di stoccaggio dell’acqua di quasi 400 miliardi di metri cubi (…) In teoria, questi serbatoi possono immagazzinare quasi la metà dell’acqua del fiume Yangtze, quindi i livelli dell’acqua nei vari fiumi del bacino dello Yangtze sono regolati da questi serbatoi” (…) Ci sono due ragioni per i bassi livelli d’acqua: una è la mancanza di precipitazioni naturali e l’altra è il risultato di una regolazione artificiale».

Ci sarebbe una forte riluttanza ufficiale a rilasciare l’acqua dai serbatoi da quando 89 funzionari e ingegneri sono stati puniti per averlo fatto e aver causato le inondazioni di Zhengzhou del 2021. All’inizio di maggio, il Comando nazionale per il controllo delle inondazioni e l’assistenza alla siccità ha emanato una direttiva che richiedeva ai governi e alle unità di gestione dei bacini idrici di tutto il Paese di garantire che i livelli d’acqua nei bacini fossero sufficientemente alti per prevenire le inondazioni in vista della stagione delle piogge. Di conseguenza, circa 22,15 miliardi di metri cubi d’acqua sono attualmente immagazzinati nei serbatoi, in un periodo di precipitazioni disastrosamente scarse.

Da quando è salito al potere nel 1949, il Pcc si è imbarcato in una massiccia campagna di costruzione di dighe, che ha portato alla costruzione di quasi 100.000 nuove dighe e bacini idrici, seguendo il modello dell’ex Unione Sovietica; ma nell’Unione Sovietica i bacini idrici venivano utilizzati per alleviare la siccità, mentre l’intero modello di costruzione delle dighe iniziò a essere rifiutato negli anni ’60 e ’70 dai pianificatori dell’era sovietica, perché le crisi ecologiche che creavano superavano di gran lunga i benefici. Anche gli Stati Uniti hanno iniziato a demolire le loro vecchie dighe, ha detto Wang, aggiungendo che la metà dei bacini artificiali del mondo si trova ora sul territorio cinese.

Parte del problema delle dighe è che impediscono ai sedimenti naturali di scorrere insieme ai fiumi ed emettono acqua limpida. Shanghai sta soffrendo per l’arretramento delle coste a causa della mancanza di sedimenti all’estremità del delta dello Yangtze, portando le maree salate più a monte dell’estuario rispetto a prima.

«Eppure il governo cinese continua a rischiare e a giocare con gli ecosistemi naturali, trasferendo l’acqua tra i fiumi e i serbatoi nell’ambito del progetto di diversione idrica da sud a nord, concepito per la prima volta da Mao Zedong», prosegue Rfa.

Maddalena Ingrao