CINA. Deficit per 1.100 miliardi di dollari

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Il deficit della seconda economia mondiale dopo gli Stati Uniti ha raggiunto la cifra record di 1.100 miliardi di dollari da gennaio. A far scendere il termometro economico da un lato la politica della “tolleranza zero”, per via della Pandemia da Covid 19. Questo ha portato a un’interruzione massiccia dell’attività nei porti e nelle fabbriche.

Il mercato immobiliare è in calo, tra fallimenti aziendali importanti, vedi caso EverGreen e filiera, e perché anche con tassi ipotecari minimi le abitazioni in Cina non sono economiche: 7.376,61 euro al metro quadro, ad esempio, a Shanghai, lontano dal centro.

L’onere finanziario è elevato per un figlio, unico, in famiglia. Dai tempi del Grande Timoniere fino a poco tempo fa, in Cina vigeva la legge: una famiglia, un bambino. Il secondo era multato. La maggior parte obbediva a questa legge. Di conseguenza, questo figlio unico, oggi adulto deve mantenere un suo figlio (o più figli, visto che ora è possibile averne due), genitori anziani e nonni (l’aspettativa di vita in Cina è molto più alta della nostra, 78 anni). I figli unici della famiglia sono cresciuti come fiori in serra. La loro infanzia è stata privilegiata tra giochi per computer e svaghi e ora non sono in grado di reggere lo stress e la fatica di un lavoro importante.

Il deficit di bilancio della Cina sarà lungo e difficile da colmare, perché anche la completa abolizione delle misure da Covid 19 comporta oggi tagli massicci alla forza lavoro medica. Non ultimo, la Cina ha già acquistato o affittato tutto ciò che poteva ad esempio, le coste dell’Australia o dello Sri Lanka per 99 anni. Non hanno altro in cui investire lo yuan.

Il regolamento nelle valute nazionali migliorerà un po’ la situazione, ma non in modo significativo. La rapida crescita a cui si è assistito dagli anni Novanta del Novecento non sarà ripetibile nel breve periodo. La Cina si trova ora a un bivio. Le mosse di Xi determineranno se la Cina manterrà il suo status di seconda economia mondiale.

Altrimenti, tutti gli altri tasselli economici e politici crolleranno come un castello di carte, troppo dipendenti dalla Cina. Che ha smesso di essere una fabbrica, ed è diventata investitrice ha acquistato tutto ciò che poteva, dalle strade africane alle scuole britanniche. Ha portato la produzione nel Terzo Mondo e sta dettando il comportamento dei Paesi del Primo Mondo. Avrà un impatto su tutti, chi più chi meno.

Lucia Giannini

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