CINA. Cresce la preoccupazione USA per l’esercito a Hong Kong

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Il governo degli Stati Uniti ha espresso preoccupazione per le recenti dichiarazioni sull’intervento militare cinese a Hong Kong per sedare il dissenso. «Prendiamo atto con preoccupazione delle dichiarazioni del governo cinese», ha detto il dipartimento di Stato ripreso dal South China Morning Post. «Invitiamo Pechino a rispettare gli impegni assunti nella Dichiarazione congiunta sino-britannica e nella Legge fondamentale per consentire a Hong Kong di esercitare un alto grado di autonomia», facendo riferimento ai documenti vincolanti che stabiliscono l’autonomia amministrativa della città nell’ambito della struttura “un paese, due sistemi”.

I commenti di Foggy Bottom sono arrivati un giorno dopo che il ministero della Difesa cinese aveva dichiarato che le recenti azioni dei manifestanti stavano sfidando la linea rossa di Pechino e aveva chiarito che all’Esercito di liberazione del popolo è stato legalmente permesso di mantenere la legge e l’ordine pubblico ai sensi della legge sulla guarnigione della città.

«Alcuni comportamenti dei manifestanti radicali stanno sfidando l’autorità del governo centrale e la linea di fondo di un paese, due sistemi», aveva detto la Difesa cinese, dopo gli atti di vandalismo contro l’ufficio di collegamento di Pechino a Hong Kong. Le parole di Pechino hanno alimentato timori fargli abitanti di Hong Kong e a Washington.

Le proteste contro l’influenza di Pechino su Hong Kong hanno imperversato nella città per quasi due mesi, a seguito di una proposta di emendamento alla legge di Hong Kong che avrebbe permesso l’estradizione dei sospetti verso la Cina continentale.

Il Dipartimento di Stato Usa aveva espresso il proprio sostegno alle «ampie e legittime preoccupazioni dei manifestanti in merito all’erosione dell’autonomia di Hong Kong», che, a suo dire, ha minacciato la città degli affari internazionali.

Pechino ha respinto qualsiasi critica da parte di governi stranieri sulle proteste, accusandoli di essere dietro i disordini.

Il Dipartimento di Stato Usa ha dichiarato di «respingere categoricamente la falsa accusa di forze straniere come mano nera dietro le proteste», riferendosi ad un’allegoria spesso utilizzata da Pechino per riferirsi ad interferenze esterne.

I manifestanti – che hanno dovuto affrontare le tattiche di controllo a livello antisommossa della polizia di Hong Kong, tra cui pallottole di gomma, gas lacrimogeni e manganelli – si sono scontrati contro una nuova forma di resistenza durante il fine settimana, quando gruppi di uomini vestiti di bianco apparentemente appartenenti a gruppi della criminalità organizzata hanno attaccato i manifestanti con pali di metallo e manganelli a Yuen Long, causando 45 feriti. Questo evento ha scatenato altre proteste Usa di Foggy Bottom secondo cui la «violenza organizzata da bande criminali contro i privati cittadini e gli attacchi ai giornalisti che cercano di fare il loro lavoro sono particolarmente inquietanti (…) Esortiamo tutte le parti a dar prova di moderazione e ad astenersi dalla violenza».

Le accuse di complicità negli attacchi di Yuen Long delle autorità di Hong Kong hanno iniziato a girare da quando è stato rivelato che la polizia ha impiegato circa 40 minuti per arrivare sul posto, accuse che la leadership della città ha negato, ma rinforzate quando una serie di filmati hanno mostrato un legislatore pro-establishment che stringe la mano e ringrazia un gruppo di uomini in magliette bianche la sera del 22 luglio.

Tommaso dal Passo