CINA. Anche Pechino blocca le carte di credito delle banche russe

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China UnionPay, l’unico emettitore di carte di credito autorizzato nella Repubblica Popolare Cinese, sotto l’autorizzazione della Banca Popolare Cinese, ha rifiutato di lavorare con le banche in Russia per paura di essere preso di mira dalle sanzioni contro la Russia legate all’invasione dell’Ucraina.

In questa maniera ha del tutto messo alla porta una possibile alternativa per il sistema creditizio russo dopo che Visa e Mastercard hanno smesso di servirlo, secondo quanto riporta Cgtn.

La decisione di UnionPay colpisce Sberbank, la più grande banca commerciale della Russia, e le istituzioni più piccole.

Mastercard e Visa hanno sospeso le operazioni in Russia dopo che gli Stati Uniti e altri governi hanno imposto sanzioni commerciali e finanziarie al governo del presidente Vladimir Putin per il suo attacco all’Ucraina.

Sberbank e Tinkoff Bank avevano annunciato che stavano cercando di passare a UnionPay, che però ha affermato di voler evitare le “sanzioni secondarie” collegate alla questione ucraina.

Il governo del presidente cinese Xi Jinping ha chiamato la Russia il suo “partner strategico più importante” e ha criticato le sanzioni su Mosca. Ma le aziende e le banche cinesi sembrano rispettare le restrizioni commerciali e finanziarie. Altre banche coinvolte sono Alfa Bank, VTB, Otkrytie e Promsvyazbank.

Sberbank, VTB, Alfa-Bank, Sovcombank, Promsvyazbank e Otkritie sono colpite dal blocco degli Stati Uniti; il che significa che i loro beni associati al sistema finanziario statunitense sono bloccati, così come il rischio di sanzioni secondarie per la loro collaborazione.

Inoltre, riporta Rbc, lo stesso sistema di pagamento UnionPay «può determinare con quali banche lavorare e quali no, conservando una valutazione dei rischi personali che potrebbero sorgere, ma non il fatto che lo saranno», riporta il giornale russo. UnionPay opera negli Stati Uniti e il sistema di pagamento utilizza dollari statunitensi nelle sue operazioni: questi fattori in realtà estenderebbero l’effetto delle sanzioni statunitensi su UnionPay, anche se questo sistema è stato creato in Cina: «Se le banche russe con cui UnionPay potrebbe collaborare sono sotto sanzioni occidentali, allora in teoria i paesi del mondo occidentale possono prestare attenzione alle attività del sistema di pagamento cinese, ma non è un dato di fatto che potranno influenzarne le attività in ogni modo in questa situazione, direttamente, quindi, molto probabilmente, queste potrebbero essere sanzioni secondarie per l’interazione con le persone giuridiche dall’elenco delle sanzioni».

In teoria, prosegue il giornale, potrebbero tentare di limitare il lavoro del sistema di pagamento cinese o vietare alle aziende occidentali di lavorare con questo sistema di pagamento o con le banche emittenti cinesi, e questi sono già rischi abbastanza seri per UnionPay.

Questa decisione non ritenuta rischiosa dai russi, però: in Russia tutte le transazioni passano attraverso il sistema nazionale di carte di pagamento, indipendentemente dal sistema di pagamento della carta.

Le carte UnionPay non sono sempre adatte per i pagamenti internazionali, perché alcuni commercianti potrebbero non lavorare con le banche russe in generale, «in ogni caso la funzionalità di UnionPay è inferiore a Visa e Mastercard, ad esempio all’estero hanno una rete di accettazione meno sviluppata. Pertanto, al fine di aggirare completamente le restrizioni, è meglio che i cittadini russi aprano carte Visa e Mastercard nelle banche dei paesi della Csi», prosegue Rbc.

Ad oggi le carte UnionPay sono emesse da Rosselkhozbank, Gazprombank, Bank St. Petersburg, Solidarity, Zenit, Post Bank, Primsotsbank, Primorye e Russian Standard e sono accettate in 180 paesi.

Graziella Giangiulio