Pechino, stipendi più alti per gli agricoltori

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CINA – Pechino. In Cina è in atto una grande riforma agraria. Pechino a quanto pare vuole assicurare agli agricoltori un reddito migliore e una maggiore garanzia in materia di protezione dei terreni coltivabili, cercando in sostanza di diminuire il divario di reddito tra coltivatori e altri lavoratori che vivono nelle città. 

Il governo garantirà ai contadini un guadagno “ragionevole” a riferirlo è l’agenzia di stampa Xinhua. Le dichiarazioni sono state raccolte nell’ambito della conferenza annuale del governo sulle politiche agricole della Cina.

L’obiettivo è quello di avere redditi più equi tra chi lavora in città e chi lavora in campagna il tutto con il preciso compito di stimolare i consumi interni. Il governo cinese ha avviato da qualche tempo una politica in favore dei redditi più bassi tanto da far dichiarare a Li Keqiang, vice premier cinese che «l’espansione economica deve tradursi in un aumento del reddito per la gente comune». Secondo gli analisti la politica di Li Kengiang si differenza da quella dei predecessori e ha un occhio di riguardo per le fasce più deboli. La riforma prevede che quanto verrà dato ai contadini in più sarà detratto dalle casse dei governi locali.

A marzo in Cina verrà nominato il nuovo governo, e sin da ora sono state promesse importanti riforme sia in ambito di diritto agrario per le famiglie. A dire il vero, queste iniziative, più che per volere politico sono state partorite dopo anni di gestazione e soprattutto dopo le lamentele e le manifestazioni di piazza da parte di intere comunità rurali. Come quelle dei residenti del villaggio di Wukan, nella Cina meridionale quando lo scorso anno hanno manifestato duramente scontrandosi con la polizia denunciando i politici di “furto di terra”. Ma si può dire che su tutto il territorio cinese ci sono state rimostranze. Circa il 43 per cento dei villaggi in Cina hanno avuto stanziamenti dal 1990 e le dispute territoriali sono la principale causa di tensioni sociali nel paese, secondo Xiaohui Wu, una proprietà terriera, specialista di Landesa, un gruppo con sede a Seattle che studia i problemi dei lavoratori agricoli.

Non solo, in base a uno studio pubblicato dalla banca centrale nel mese di dicembre, il divario di ricchezza tra zone rurali e zone urbane della Cina è ora del 50 per cento, e rappresenta il più alto di un livello di rischio per i disordini sociali. Il divario dei redditi tra zone urbane è zone rurali è imbarazzante: il reddito pro capite nelle aree urbane nei primi nove mesi del 2012 è aumentato del 13 per cento attestandosi a 18.427 yuan, quasi tre volte il livello del reddito pro capite delle zone rurali che è di circa 6.778 yuan, secondo il National Bureau of Statistics.

La scelta del governo dunque va nella unica direzione e in un certo senso obbligata di equilibrare i redditi per portare benessere nel Paese. Sviluppare il mercato interno delle regioni della Cina, infatti, sarà l’unico modo per fare salire il Pil a due cifre, il rischio, diversamente è quello di entrare in stagnazione, visto che la crisi mondiale ancora non è superata, soprattutto sui mercati della Vecchia Europa.