CILE. Le proteste colpiscono duro i negozianti

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Le piccole e medie imprese cilene si trovano intrappolate in un circolo vizioso di perdite a causa di settimane di proteste di massa contro le disuguaglianze economiche. Mentre i cittadini scendono quotidianamente in strada per chiedere profondi cambiamenti strutturali, retribuzioni e pensioni più elevate e riduzioni delle tariffe dei servizi pubblici, i proprietari di piccole imprese hanno visto i loro profitti messi a mal partito.

Il governo stima che circa 6800 piccole e medie imprese hanno subito danni ai loro locali o alle loro scorte dall’inizio delle manifestazioni il 18 ottobre. Alcune di queste aziende sono aziende a conduzione familiare, i cui proprietari dipendono da loro per il proprio sostentamento, riporta Efe.

E anche le aziende a cui sono stati risparmiati danni fisici stanno perdendo denaro a causa di un forte calo del traffico dei clienti, orari di lavoro limitati e problemi con i fornitori.

I commercianti hanno perso più di 1,4 miliardi di dollari nella prima settimana di proteste, secondo la Camera di Commercio di Santiago, e questo totale include 900 milioni di dollari di danni da saccheggi e atti di vandalismo.

Le vendite al dettaglio sono diminuite del 10%, mentre il fatturato nel settore dell’ospitalità e dell’intrattenimento è sceso del 36%, dice la camera di commercio. Nell’area intorno a Plaza Italia di Santiago, epicentro della rivolta, molti negozi e altri locali sono chiusi e molti si sono protetti barricando le strutture.

Un numero significativo di imprese ha affisso cartelli con la scritta “Impresa familiare, non saccheggiare” o “Impresa familiare da cui dipendono 4 persone”. L’approccio si è dimostrato molto efficace nel dissuadere il vandalismo.

Il governo cileno ha annunciato piani per circa 16 milioni di dollari in sovvenzioni e prestiti per aiutare le piccole e medie imprese danneggiate dalle proteste. Le autorità hanno anche offerto ai proprietari di imprese colpite una certa flessibilità nell’adempimento dei loro obblighi fiscali.

L’accordo raggiunto tra il governo cileno e l’opposizione per indire un referendum su una nuova costituzione mira a porre fine alle settimane di disordini e apre la strada alla creazione di un nuovo modello sociale nel paese.

Gli elettori cileni decideranno nell’aprile 2020 se vogliono sostituire l’attuale costituzione, approvata nel 1980 sotto la dittatura di Augusto Pinochet (1973-1990) con un’altra.

La nuova costituzione sarà redatta partendo da zero e non sulla base del documento dell’epoca di Pinochet. L’elezione dell’assemblea costituente è prevista per ottobre, qualora l’elettorato dovesse optare per questa via ad aprile. Una volta che un nuovo documento sarà stato redatto, sarà ripresentato al popolo per la ratifica.

Maddalena Ingrao