CHIPWAR. Taiwan va a Tokyo, i blackout bloccano i cinesi

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TSMC (Taiwan Semiconductor Manufacturing Co) sta cercando di costruire un impianto da 7 miliardi di dollari nella prefettura di Kumamoto, nel Giappone occidentale, in collaborazione con il gruppo Sony e altri partner, per sovvenire alle esigenze globali dei chip. La collaborazione continua del produttore taiwanese con il Giappone l’ha portata a scegliere il paese nonostante le offerte di diversi altri.

Questa partnership ha fatto un grande passo avanti nel 2019 quando l’Università di Tokyo ha stretto un’alleanza con Tsmc. Le due parti hanno costruito un quadro di cooperazione per sviluppare semiconduttori all’avanguardia che saranno utilizzati per l’intelligenza artificiale. Tsmc ha detto a febbraio che costruirà un centro di ricerca a Tsukuba, una città a nord-est di Tokyo. Il luogo svilupperà la tecnologia di integrazione dei chip 3D, riporta Nikkei.

L’impianto da 7 miliardi di dollari nella prefettura di Kumamoto produrrebbe chip nella gamma dei 20 nanometri. Poiché i chip più avanzati al mondo sono a 3 nm, questo impianto utilizzerebbe una tecnologia di produzione vecchia di quasi un decennio. Eppure l’impianto risponderebbe a una crescente domanda di chip nel settore automobilistico e per applicazioni industriali, fornendo il tipo di impianto a cui il Giappone aveva rinunciato una volta.

Il solo fatto di attirare impianti in Giappone non rafforzerà la base di produzione di chip del paese. L’impianto proposto a Kumamoto sarebbe un pezzo cruciale per sviluppare una base tecnologica per chip logici avanzati in Giappone.

L’attuale carenza di energia in Cina, riporta Scmp, sta creando ulteriori guai nella produzione di semiconduttori nelle piccole e medie imprese cinesi, esacerbando una carenza globale di chip derivante dalla capacità limitata.

Fino a quando la carenza di energia ha iniziato a diffondersi nella Cina continentale il mese scorso, la situazione riusciva ad essere gestita, affermano gli esperti, oggi poiché le aziende produttrici di semiconduttori necessitano di forniture stabili di elettricità, acqua e gas per mantenere un funzionamento costante, la situazione è peggiorata. La carenza di energia nella Cina nord-orientale, nello Jiangsu e nel Guangdong ha messo la produzione in un limbo, oltre a lasciare molti residenti senza elettricità.

Ciò si aggiunge alle complicazioni in un settore già duramente colpito dalla pandemia di Covid-19, dalla guerra commerciale Usa-Cina e dalla spinta di Pechino per l’autosufficienza tecnologica che ha spinto molte aziende di progettazione di semiconduttori locali a cercare di trovare sostituti “fatti in casa” per le forniture estere.

Luigi Medici