CHIPWAR. Pechino risponde allo stop sui chip tedeschi e affina le sue armi

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La Cina ha invitato gli altri Paesi a garantirle un ambiente di mercato non discriminatorio, dopo che il governo tedesco ha bloccato la vendita di una fabbrica di semiconduttori a un’azienda cinese. Il ministero degli Esteri cinese ha dichiarato che i Paesi, compresa la Germania, dovrebbero astenersi dal politicizzare la normale cooperazione economica e commerciale o dall’usare la sicurezza nazionale come pretesto per praticare il protezionismo.

Sembra esserci uno sforzo studiato da Pechino per non avere una reazione eccessiva alla mossa tedesca. Le speranze per la Germania, dopotutto, si erano fatte largo nella strategia cinese per combattere la guerra dei chip aperta dagli Stati Uniti, riporta AF.

Il ministero tedesco per l’Economia e l’Azione per il Clima ha vietato a Elmos Semiconductor, un produttore di chip per auto, di vendere la sua fabbrica di Dortmund a Silex Microsystems AB, un’unità con sede in Svezia della cinese Sai Micro Electronics.

La decisione è stata presa dopo che il Cancelliere tedesco Olaf Scholz ha incontrato il Presidente cinese Xi Jinping a Pechino il 4 novembre. I due leader hanno dichiarato che entrambe le parti rafforzeranno i legami economici. I cinesi hanno accusato gli Stati Uniti di aver esercitato pressioni sulla Germania affinché prendesse questa decisione.

Scholz è il primo leader del G7 ad aver visitato la Cina dallo scoppio della pandemia all’inizio del 2020. È anche il primo leader occidentale ad aver incontrato Xi una settimana dopo il Congresso del Partito conclusosi a Pechino il 22 ottobre. La sessione ha rinnovato il mandato di Xi come segretario generale del Partito Comunista Cinese.

Prima del viaggio di Scholtz, secondo i media il gabinetto tedesco avrebbe approvato un accordo modificato che consentirebbe a Cosco Shipping Ports di acquisire una partecipazione di minoranza nel Container Terminal Tollerort, Ctt, di Amburgo.

Questo accordo e la proposta di vendita della fabbrica di chip a Silex Microsystems erano stati precedentemente descritti dai media cinesi come i “grandi regali” di Scholz alla Cina prima del suo incontro con Xi.

Il Ministero degli Esteri cinese ha ribadito che «il governo cinese incoraggia sempre le imprese cinesi a condurre una cooperazione di investimento reciprocamente vantaggiosa all’estero, in conformità con i principi di mercato e le regole internazionali, nonché con le leggi e i regolamenti locali. Ci auguriamo che la Germania e gli altri Paesi forniscano un ambiente di mercato equo, aperto e non discriminatorio per le aziende cinesi che vi operano».

Per il Global Times, la competitività globale dei settori tedesco dei semiconduttori e automobilistico sarebbe influenzata negativamente dal blocco dell’accordo con Silex Microsystems. Secondo la testata, il promettente settore dell’elettronica automobilistica avrebbe dovuto rappresentare un’opportunità sia per la Cina che per la Germania.

Sulle stessa testata si è poi suggerito che il governo tedesco avesse subito pressioni dagli Stati Uniti per bloccare l’accordo: «Poco dopo che Scholz è tornato a casa dalla Cina, ha ricevuto una telefonata da Biden. È difficile per le persone non collegare le due questioni (…) Abbiamo motivo di credere che il blocco dell’accordo sia stato spinto dall’amministrazione Biden e dai politici tedeschi anti-cinesi. Non sappiamo se sia una decisione di Scholz o meno, ma non sottovaluteremo le capacità di azione di nessun politico (…) Se Scholz spera davvero di migliorare le relazioni sino-germaniche, il cancelliere dovrebbe usare il suo potere per rilanciare l’accordo, come aveva fatto in precedenza per portare avanti l’accordo Ctt».

Il 6 novembre la Casa Bianca ha dichiarato che il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden e Scholz, in una telefonata, hanno affermato il loro comune impegno a sostenere l’ordine internazionale basato sulle regole, i diritti umani e le pratiche commerciali eque.

Il 7 ottobre, gli Stati Uniti hanno vietato le esportazioni di chip di fascia alta e di attrezzature per la produzione di chip in Cina per motivi di sicurezza nazionale. L’amministrazione Biden starebbe lavorando per convincere i suoi alleati, tra cui il Giappone e l’Unione Europea, a seguire l’esempio.

Il mese scorso la China Association of Automobile Manufacturers ha dichiarato che la Cina ha superato la Germania diventando il secondo esportatore di auto al mondo dopo il Giappone. La Cina ha esportato 2,11 milioni di veicoli, mentre la Germania ha spedito 1,91 milioni di unità nei primi tre trimestri di quest’anno.

La Cina probabilmente supererà il Giappone per diventare il più grande esportatore di automobili al mondo nel 2023.

Tommaso Dal Passo