CHIPWAR. La nuova casa dei microchip sarà l’Europa

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L’Europa punta a divenire “la casa dei microchip”. È previsto nelle prossime settimane un nuovo incontro fra vari esponenti del governo italiano e Pat Gelsinger, numero 1 del colosso californiano Intel con l’obiettivo di contendere a Taiwan la leadership tecnologica nei microchip. Sul tavolo, trovare un accordo sul progetto di Intel di lanciare un investimento iniziale da 20 miliardi di dollari, che potrebbero salire a circa cento miliardi all’orizzonte del 2030, per costruire in Europa microchip della generazione tecnologicamente più avanzata.

Questa potrebbe essere la più potente risposta dell’Occidente alla drammatica crisi dei microchip emersa quest’anno malgrado un aumento di produzione mondiale di quasi il 10%. Un accordo strategico con Intel, a sua volta sostenuto dalla Casa Bianca, punterebbe a rinsaldare il rapporto transatlantico da un po’ di tempo incrinato e sposterebbe con realismo su altri fronti la ricerca dell’“autonomia strategica” che l’Europa afferma di inseguire.

Il piano, infatti, non riguarda la sola Italia, ma si tratta di un piano tripartito. I governi di Francia, Germania e Italia stanno tenendo riunioni settimanali riservate per definire una proposta comune su come il progetto di Gelsinger possa dispiegarsi nei tre Paesi.

Intel spera che gli stati interessati al progetto contribuiscano all’investimento per circa il 30% dei costi.

Il piano esposto da Intel ai governi europei è molto dettagliato: il gruppo californiano afferma di voler produrre anche in Europa i transistor più piccoli e più avanzati, quelli da due o tre nanometri (milionesimi di millimetri) che servono oggi per il cloud o l’intelligenza artificiale, ma in prospettiva saranno assorbiti dalle auto elettriche o autonome e da tutta l’industria 4.0 basata sull’Internet delle cose (Internet of Things – IoT), e che oggi vede la taiwanese Tsmc leader in discusso e con un vantaggio al momento incolmabile. Fra dieci anni le industrie di Germania, Italia e Francia avranno un consumo molto intenso di questi modelli di chip, dunque controllarne la produzione diviene fondamentale. Non bisogna tuttavia pensare che la partita sia chiusa: parte dell’industria tedesca resta riluttante a innovazioni troppo radicali e tentenna, inoltre è frenata anche dalle avance di Tsmc.

L’azienda taiwanese, numero uno al mondo, ha offerto una joint-venture a StMicroelectronics (di proprietà italofrancese) che l’ha declinata e a Infineon (tedesca), che sta ancora valutando l’offerta.

Salvatore Nicoletta