CHIP WAR. L’automotive torna a stoccare i componenti: chip in testa

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Terremoti, alluvioni e altri disastri naturali avevano già devastato le catene di approvvigionamento. Nel 2016, una serie di terremoti nel Giappone sud-occidentale hanno interrotto le reti di approvvigionamento e ostacolato la produzione di veicoli. L’impatto della pandemia è stato globale e sta arrivando nello stesso momento in cui il mercato dell’auto si sposta verso le auto elettriche. Entrambi questi fattori stanno costringendo le aziende a modificare strategie collaudate nel tempo.

Le major automobilistiche stanno tornando alla politica di avere diversi depositi di stoccaggio dei componenti, vista la pandemia e le tensioni internazionali che alimentano la carenza dei chip, ad esempio. Aziende come Toyota Motor stanno cercando di aumentare le scorte di chip, mentre altre si stanno assicurando le proprie forniture di metalli rari.

Gli Stati Uniti hanno tagliato le esportazioni di semiconduttori alla cinese Huawei Technologies, rendendo i chip suscettibili alla politica internazionale. Poiché le case automobilistiche hanno ampliato le loro reti di approvvigionamento di parti in tutto il mondo, la carenza di alcuni componenti rischia di ostacolare la produzione di veicoli finiti, riporta Nikkei.

Toyota ha iniziato a dire ad alcuni dei suoi fornitori di aumentare i loro livelli di inventario di semiconduttori dai convenzionali tre mesi a cinque mesi. Questo arriva dopo che la casa automobilistica, che ha una catena di approvvigionamento “just-in-time”, aveva già rivisto il suo sistema in risposta al terremoto e allo tsunami dell’11 marzo 2011 in Giappone, aumentando le scorte in tutta la rete di approvvigionamento.

Nissan Motor sta pensando di aumentare il suo inventario di semiconduttori da un mese a più di tre mesi, mentre Suzuki Motor ha chiesto ai produttori di pezzi di tenere le scorte per diversi mesi.

Le aziende si stanno anche muovendo per firmare contratti a lungo termine con i produttori di semiconduttori che durano diversi anni o per cercare di ordinare un prodotto da più di un’azienda.

La quantità di semiconduttori usati in una singola auto sta aumentando man mano che più controlli vengono digitalizzati. La spesa per i chip delle case automobilistiche è triplicata rispetto a 20 anni fa; entro il 2030, quando molti più veicoli elettrici saranno sulla strada, l’industria automobilistica spenderà il 30% in più per i chip.

Nel frattempo, altre industrie renderanno ancora più difficile per le case automobilistiche procurarsi i chip. Lo sviluppo dei prodotti elettronici e delle attrezzature mediche è sostenuto dai chip, e questi produttori stanno già chiedendo sempre più semiconduttori.

La maggior parte delle case automobilistiche sono state costrette a tagliare la produzione attuale, in parte perché i produttori di chip hanno chiuso i loro impianti a causa della pandemia. La realtà sta costringendo Toyota e altre case automobilistiche a spostare la loro attenzione dall’efficienza alla produzione stabile.

Questa ricerca di un approvvigionamento stabile potrebbe andare oltre i semiconduttori, dato che le case automobilistiche iniziano a competere per i materiali e le parti necessarie a produrre veicoli elettrici e altri veicoli ecologici.

La domanda di metalli rari usati nelle batterie automobilistiche dovrebbe essere particolarmente forte. Alcuni minerali sono concentrati in paesi politicamente instabili. Volkswagen e Tesla stanno cercando di assicurarsi interessi nel litio e in altri metalli a causa del tempo necessario per sviluppare una miniera; rifornirsi di queste terre rare dopo l’emergere di carenze sarà quasi impossibile.

Aumentare le scorte e assicurarsi le risorse a monte aiuterà a stabilizzare la produzione ma ridurrà l’efficienza della gestione. Il tempo che impiega la Toyota per ricambiare il suo inventario è aumentato di circa il 40% negli ultimi 10 anni, fino a 36,36 giorni a marzo: Toyota è diventata meno efficiente perché ha iniziato a immagazzinare chip e materiali i cui prezzi stanno salendo.

Graziella Giangiulio