Risarcimenti per le ex colonie

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PORTORICO – San Juan 13/10/2014.  Le ex colonie europee nei Caraibi hanno ripreso i colloquio il 13 ottobre per lo sviluppo di una strategia tesa a  rivendicare i risarcimenti dall’Europa per i secoli vissuti in schiavitù.

Nella Seconda conferenza della Commissione delle riparazioni, la Comunità dei Caraibi (Caricom) ha continuato lo sviluppo di 10 punti che contemplano, tra le altre richieste, la richiesta di scuse formali da parte delle ex potenze coloniali, la cancellazione del debito estero e il rimpatrio dei discendenti. Caricom intende fare richieste «a livello politico, da stato a stato» e non come comunità, diversamente da quanto fatto dall’Africa. Il concetto di riparazioni, riporta la Efe, ha guadagnato vigore nel 1993 al 1° Congresso panafricano sulle riparazioni svoltosi in Nigeria, dove si è sostenuto che la schiavitù africana era un crimine contro l’umanità e il diritto internazionale riconosce che coloro che hanno commesso questo crimine devono compensare vittime. Il dibattito internazionale, inoltre, ha acquisito slancio alla Conferenza mondiale sui risarcimenti per l’Africa nel 1999 e, due anni dopo, in occasione della Conferenza mondiale contro il razzismo a Durban, in Sud Africa. I Paesi caraibici e africani non vedono le riparazioni come un modo semplice per il recupero finanziario, ma sono alla ricerca del riconoscimento di illeciti, commessi nei loro confronti. 

I precedenti tentativi sono falliti, perché le potenze europee mancano della volontà politica di soddisfare le esigenze e tutti i reclami sono stati effettuati contro singoli individui o organizzazioni, non da parte degli Stati riporta Efe. Le ex potenze coloniali, affermano gli esperti Caricom, ascoltano le richieste in una certa misura, ma hanno paura di aprire il vaso di Pandora. Analfabetismo, problemi di salute;  carenza di infrastrutture; economie agricole arretrate sono gli aspetti che le ex potenze coloniali avrebbero paura dii affrontare.