CANADA. L’intelligence è preoccupata dalle aperture di Carey a Pechino

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“La Cina è pronta a smettere di interferire negli affari del Canada”. Queste sono state le parole con cui il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha accolto la delegazione del Primo Ministro canadese Mark Carney a Pechino il 15 gennaio scorso. Anche prima di Davos, dove il notevole discorso di Carney del 20 gennaio ha irritato il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il Primo Ministro canadese aveva già iniziato a riallacciare i rapporti con la Cina, che il suo predecessore, Justin Trudeau, aveva evitato. 

A tal fine, Carney ha minimizzato l’importanza della lotta contro le interferenze straniere, in cui Pechino si riconosce apertamente come un attore importante. Il primo viaggio del primo ministro canadese in Cina dal 2017 ha inevitabilmente suscitato critiche da parte dell’opposizione conservatrice, che si è affrettata a condannare Carney per la mancanza di impegno nell’affrontare le interferenze straniere. 

E non senza ragione, dato che il disegno di legge C-70, volto, tra le altre cose, a creare un registro degli agenti stranieri presenti in Canada, è stato approvato nel giugno 2024 ma non è ancora stato attuato. Carney aveva promesso di creare il registro entro settembre 2025. Il primo Ministro liberale avrebbe inoltre dovuto nominare un commissario indipendente per la gestione del registro entro la fine dell’anno scorso, cosa che non è ancora avvenuta. Interpellato in merito, l’ufficio del Ministro della Pubblica Sicurezza canadese Gary Anandasangaree non è stato in grado di fornire una data per l’attuazione di queste misure, volte ad allineare il Canada ai suoi partner dell’alleanza Five Eyes nella lotta contro le interferenze straniere.

Con Ottawa che punta a raddoppiare le sue esportazioni nel prossimo decennio, passando da 300 a 600 miliardi di dollari canadesi, è naturale che Carney si sia rivolto alla Cina. Il 31 ottobre, al vertice dell’APEC in Corea del Sud, ha avviato un riavvicinamento con Pechino incontrando il presidente cinese Xi Jinping. Durante i colloqui, avrebbe espresso preoccupazione per l’interferenza cinese all’estero.

Nonostante il nuovo partenariato strategico concordato a Pechino a gennaio, che, tra le altre cose, ridurrà i dazi sui veicoli elettrici, i funzionari dell’intelligence canadese continuano a lanciare l’allarme sull’interferenza cinese. 

Il 13 novembre, Dan Rogers, capo del Servizio di intelligence per la sicurezza canadese, CSIS, ha definito la minaccia cinese una delle più significative per il Canada. Analogamente, lo scorso ottobre, la Task Force sulla minaccia dell’intelligence per la sicurezza alle elezioni, SITE, composta da rappresentanti del CSIS e della Royal Canadian Mounted Police, RCMP, ha pubblicato il suo rapporto sulle elezioni federali dell’aprile 2025. Ha nuovamente rilevato “tentativi da parte di attori legati alla Cina di amplificare le narrazioni su alcuni candidati politici”.

I leader dell’intelligence canadese sono preoccupati per le implicazioni di questo riallineamento diplomatico, provocato da quella che Carney ha descritto a Davos come una “rottura” nell’ordine internazionale. Il suo governo sta pianificando una visita ufficiale a Nuova Delhi dopo la visita a Pechino. Carney ha avviato un riavvicinamento con l’India a giugno invitando il primo Ministro Narendra Modi al vertice del G7 in Canada.

La Royal Canadian Mounted Police, RCMP, che sta conducendo l’inchiesta sulla presunta interferenza di Nuova Delhi, in particolare nell’omicidio di un cittadino indiano, continua a chiedere ulteriori finanziamenti, che non sono ancora stati stanziati.

Tommaso Dal Passo 

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