CAMERUN. Diritti delle donne, fratture geopolitiche e contese del potere

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Il Camerun, spesso descritto come “Africa in miniatura” per la sua eterogeneità etnica, culturale e geografica, rappresenta uno dei contesti più complessi in cui analizzare la condizione femminile. I diritti delle donne diventano infatti una lente per osservare le fratture geopolitiche che attraversano il Paese: conflitti irrisolti, centralizzazione del potere, insicurezza regionale, tensioni identitarie e disuguaglianze socioeconomiche. L’equilibrio tra norme statali, tradizioni consuetudinarie e dinamiche securitarie produce un mosaico in cui l’accesso ai diritti varia drasticamente da regione a regione.

Nel Nord musulmano, in particolare nell’Adamaoua, la combinazione di povertà, bassa scolarizzazione femminile e tradizioni patriarcali radicate espone le donne a matrimoni precoci, analfabetismo e limitato accesso alla salute riproduttiva. Al contrario, nel Sud e nelle aree anglofone, l’eredità missionaria ha portato a livelli più alti di istruzione femminile, ma tali progressi sono stati erosi dalla crisi securitaria e dall’insicurezza diffusa. In molte zone rurali, inoltre, la terra continua a essere formalmente nelle mani degli uomini, poiché i diritti fondiari seguono linee di discendenza maschili; questo mantiene milioni di donne in una condizione di dipendenza economica strutturale e riduce il loro peso decisionale nelle comunità.

Uno dei fattori più destabilizzanti per la condizione femminile è il conflitto anglofono, che dal 2016 colpisce il Nord-Ovest e il Sud-Ovest. La violenza ha prodotto migliaia di sfollate, eroso i servizi sanitari e accentuato il ricorso alle violenze sessuali come strumento di intimidazione e controllo territoriale. La chiusura forzata delle scuole, imposta da parte dei gruppi separatisti, ha avuto un impatto devastante sulle ragazze, esponendole al rischio di matrimoni forzati e lavoro domestico precoce. Parallelamente, il Nord del Paese è segnato dall’insurrezione di gruppi jihadisti dove le donne vivono un duplice rischio, quello di essere rapite e quello di essere sospettate dalle autorità e detenute arbitrariamente. La militarizzazione dell’area riduce ulteriormente lo spazio civico femminile, ostacolando iniziative locali di governance e sanità.

Sul piano politico, la lunga presidenza di Paul Biya ha consolidato un sistema fortemente centralizzato, in cui i margini di rappresentanza femminile reale restano ridotti. Nonostante l’esistenza di quote di genere e programmi istituzionali dedicati, l’accesso ai centri decisionali è limitato. Questa struttura si riflette anche sul piano economico: oltre il 70% delle donne lavora nell’informale, tra agricoltura di sussistenza, piccolo commercio e micro-imprese familiari, senza tutele e senza accesso a reti finanziarie strutturate. Le fluttuazioni dei mercati agricoli, l’insicurezza lungo il confine nigeriano e la corruzione negli scambi transfrontalieri colpiscono soprattutto le donne, pilastri dell’economia locale ma prive di strumenti di protezione.

Nell’ambito della salute, la mortalità materna rimane elevata, in particolare nelle regioni settentrionali e nelle aree colpite da conflitti. Le distanze dai centri sanitari, i costi, la carenza di personale e persistenti stigmi legati alla contraccezione limitano la possibilità delle donne di accedere ai servizi essenziali. Anche le ONG che operano nel settore incontrano ostacoli legati alla burocrazia e alla diffidenza governativa, che negli ultimi anni si è intensificata.

Nonostante questo contesto complesso, le donne camerunesi sono protagoniste di forme di resilienza che spesso passano inosservate a livello internazionale. Associazioni locali guidate da donne portano avanti iniziative di alfabetizzazione, sostegno psicologico alle vittime di violenze sessuali, monitoraggio dei diritti umani nelle regioni anglofone e programmi economici comunitari nelle aree rurali. Anche la diaspora femminile svolge un ruolo crescente. Attraverso piattaforme digitali e campagne transnazionali, denuncia violazioni e richiama l’attenzione internazionale sulle dinamiche interne del Paese.

In definitiva, la condizione delle donne in Camerun rappresenta un barometro della crisi politica e securitaria nazionale. Le fratture tra Nord e Sud, tra regioni francofone e anglofone, tra aree urbane e rurali, si riflettono in modo evidente sui diritti femminili.

Beatrice Domenica Penali

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