CAMBOGIA. Si incrina il settore finanziario a causa della Pandemia

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Le banche cambogiane mostrano le crepe della crisi del Covid; però i dirigenti delle banche centrali e della finanza minimizzano i rischi di pandemia, ma le inadempienze creditizie nel paese sono in netto aumento.

Il messaggio della banca centrale cambogiana e dei dirigenti finanziari è che tutto va bene sul fronte finanziario. Questo mese, ad esempio, hanno indicato come motivo di rassicurazione la crescita del 20,7% dei prestiti nella prima metà dell’anno, la bassa inflazione e la crescente raccolta di depositi. Ma sicuramente sanno che la pandemia di Covid-19 – e la crisi economica che ha scatenato – sta mettendo a dura prova l’economia e la capacità dei mutuatari di rimborsare i loro prestiti.

«I rischi principali sono il prolungamento della Covid-19 e il calo del reddito e degli affari (…) Questo ridurrebbe la crescita dei depositi e del credito, aumenterebbe la riprogrammazione dei prestiti, causerebbe un calo nel settore edilizio e immobiliare e un rallentamento dell’afflusso di capitali dall’estero verso il settore bancario del regno», ha riconosciuto il mese scorso il governatore della Banca Nazionale della Cambogia Chea Chanto ai media locali, ripota Asia Times.

Questo fatto inoltre, potrebbe mettere a repentaglio un settore bancario che è cresciuto rapidamente negli ultimi anni su un credito troppo instabile. Il settore sembra certamente più agitato del solito, e forse a ragione. Il mese scorso banca Acleda ha chiesto che le autorità intervenissero dopo che un rapporto pubblicato da tre Ong locali ha descritto la situazione dei mutuatari che non possono permettersi il servizio dei loro prestiti.

La Banca ha presentato una petizione al governo della Cambogia per «agire contro qualsiasi individuo o gruppo che incita il popolo, portando all’instabilità economica e alla perdita di fiducia nel sistema bancario». Anche l’Associazione Cambogiana di Microfinanza, un ente del settore, si è scagliata contro il rapporto, rivelando il malessere nel settore. Il primo ministro Hun Sen ha anche minacciato coloro che sembrano criticare o sollevare questioni sulla salute del settore bancario.

Secondo i dati del governo, la Cambogia ha finora resistito relativamente bene alla crisi sanitaria di Covid-19, con solo 156 casi confermati e zero morti; tuttavia si pensa che il numero basso sia dovuto a pochi test effettuati. Ma la crisi economica della pandemia ha già lacerato alcuni settori dell’economia, soprattutto quelli dell’industria manifatturiera e del turismo.

In percentuale del Pil, il debito della Cambogia è ora il secondo più alto del Sudest asiatico, dopo il Vietnam. Secondo la banca centrale, gli attivi detenuti tra le istituzioni finanziarie rappresentano oggi il 204% del Pil. La Banca nazionale cambogiana ha avvertito nella sua Financial Stability Review dell’aprile 2019 che l’aumento del debito individuale avrà «effetti destabilizzanti sull’economia».

Una parte sostanziale di questo debito è detenuto dai più poveri della nazione, grazie in gran parte all’espansione del settore della microfinanza, che secondo i critici è diventato più predatorio e orientato al profitto negli ultimi anni. Il prestito medio di microfinanza è oggi più del doppio del Pil pro capite, con 3.804 dollari, il più alto debito medio per mutuatario al mondo.

Inoltre, gran parte del debito della Cambogia rimane nascosto, esteso da prestatori di denaro illegali o da sviluppatori immobiliari in gran parte non controllati che forniscono credito agli acquirenti di case, spesso senza alcuna regolamentazione.

La crisi nel settore della microfinanza varrebbe circa 10 miliardi di dollari, dato che molti mutuatari non saranno in grado di effettuare rimborsi a causa di un’economia in crisi.

La banca centrale ha anche emesso una guida per le banche che accettano pagamenti in ritardo, ma questo non è obbligatorio e vien fatto solo caso per caso.

Il governo poi sembra essere alle prese con il proprio debito, con domande senza risposta sull’esatta entità dell’attuale deficit di bilancio. Inoltre, ha recentemente annunciato una “austerità” piuttosto che un bilancio espansivo per il prossimo anno, che ammonta a circa la metà dello stanziamento di quest’anno. Phnom Penh è quindi in balia di un’ondata di prestiti, come dimostra il recente prestito di 250 milioni di dollari della Banca asiatica di sviluppo. Si dice che ora stia cercando più di un miliardo di dollari da altre fonti.

Lucia Giannini