
Il “Super El Niño” è ufficialmente iniziato in anticipo di oltre un mese rispetto ai precedenti record storici. A metà luglio 2026, le temperature della superficie del mare nella regione chiave Niño dell’Oceano Pacifico tropicale hanno superato la soglia critica di +2,0 °C, toccando un’anomalia di circa +2.1 °C.
Nessun El Niño dal 1982 a oggi ha mostrato un riscaldamento così rapido ed esteso già nel mese di luglio. Questo picco precoce batte le tempistiche delle storiche e devastanti anomalie registrate nelle stagioni 1997/98 e 2015/16.
I dati dell’anomalia indicano un +2,0 °C oltre la media stagionale, con un picco di +2,1 °C registrato a metà luglio.Gli eventi del 1997 e del 2015 hanno raggiunto questa intensità solo tra la fine di agosto e settembre.
Secondo i modelli climatologici della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), l’evento continuerà a intensificarsi, con l’81% di probabilità di rimanere in una fase “molto forte” fino all’inizio del 2027.
Perché questo arrivo anticipato spaventa gli esperti? La preoccupazione della comunità scientifica, espressa in report di canali autorevoli come la rivista scientifica Nature e il centro studi Carbon Brief, risiede nel fatto che questo incremento termico si innesta su un pianeta che ha già vissuto mesi record nel 2024 e nel 2025.
L’”Oceano globale” si trova in un territorio termico inesplorato: l’energia accumulata rischia di fare da moltiplicatore per eventi meteorologici estremi in tutto il mondo. Nei prossimi mesi sono previsti impatti globali significativi. L’alterazione dei venti generata da questo Super El Niño guiderà forti anomalie climatiche globali come siccità e incendi, con rischio critico per Australia, Sudest asiatico, Amazzonia e zone dell’Africa meridionale; alluvioni e piogge Torrenzial lungo le coste occidentali del Sud America, in particolare Perù ed Ecuador, e negli Stati Uniti meridionali.
Sono previsti ingenti danni economici e nove crisi umanitarie. Le perdite nei settori agricoli ed energetici mondiali potrebbero pesare enormemente sul PIL globale. Le prime stime del Peterson Institute for International Economics (PIIE) ipotizzano contrazioni e costi fino a centinaia di miliardi di dollari nel breve termine.
Gli effetti in Europa saranno indiretti, complessi e si manifesteranno tra l’autunno 2026 e l’inverno 2027. A differenza delle Americhe, l’Europa è geograficamente lontana dal Pacifico tropicale, ma risentirà fortemente dell’alterazione della circolazione atmosferica globale e del surriscaldamento generale.
I principali centri di ricerca, tra cui il Joint Research Centre (JRC) della Commissione Europea, indicano scenari precisi suddivisi per aree e stagioni. Storicamente El Niño porta autunni più freddi in Europa.
Quest’anno, l’intensità del “Super Niño” combinata al riscaldamento globale invertirà il pattern, generando un autunno insolitamente caldo su gran parte del continente. È atteso un aumento delle piogge e del maltempo nell’Europa nord-occidentale (Regno Unito, Francia, Germania) a causa di una spinta di aria mite e umida dall’Oceano Atlantico
Il picco del fenomeno, atteso tra dicembre e febbraio, modificherà radicalmente le correnti invernali. La massiccia immissione di calore nell’atmosfera tende a destabilizzare il vortice polare. Questo potrà causare repentine ondate di freddo intenso e neve a quote basse nell’Europa centro-settentrionale e orientale.
Lo spostamento verso sud della traiettoria delle tempeste atlantiche favorirà un inverno più piovoso del normale in Italia, Spagna e Grecia. Paesi come la Scandinavia e il Regno Unito potrebbero registrare un inverno complessivamente più mite ma molto ventoso e instabile.
Lucia Giannini
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