
Come sappiamo, l’Iran è – in questo momento – un Paese molto chiacchierato, sotto tanti punti di vista. Per quanto concerne il profilo sportivo, la Nazionale si è qualificata ai Mondiali di calcio che si disputeranno quest’estate. L’impressione è che, nonostante il contesto geopolitico abbia provato a suggerire potenziali problemi, l’Iran decida di giocare la Coppa del Mondo per Nazionali.
Ma quante altre volte il Mondiale ha visto protagonista la Nazionale iraniana? Ecco quante volte l’Iran ha partecipato ai Mondiali di calcio e che risultati ha ottenuto.
Dall’esordio del 1978 alla lunga assenza
Il debutto mondiale dell’Iran arrivò in Argentina, nel 1978. Fu una partecipazione storica, perché segnò l’ingresso del calcio iraniano nel massimo palcoscenico internazionale. La squadra non superò il primo turno, ma lasciò comunque un segno: dopo la sconfitta contro l’Olanda, arrivò il pareggio contro la Scozia, risultato importante per una nazionale alla prima esperienza in un torneo così competitivo. La chiusura del girone, contro il Perù, confermò i limiti tecnici e di esperienza di un gruppo ancora lontano dagli standard delle grandi potenze.
Quel Mondiale rimase a lungo un episodio isolato. La rivoluzione iraniana, la guerra con l’Iraq e una fase di profonda instabilità interna ed esterna condizionarono anche il percorso sportivo. L’Iran non partecipò al Mondiale 1982, fu escluso dal percorso verso il 1986 e mancò le qualificazioni successive. Per rivederlo nella fase finale sarebbe servito attendere vent’anni: una distanza enorme, che trasformò il ritorno del 1998 in un evento nazionale.
Francia 1998: la partita con gli Stati Uniti e il peso della storia
Il Mondiale di Francia resta ancora oggi il capitolo più simbolico della storia iraniana nella competizione. L’Iran venne inserito in un gruppo con Jugoslavia, Stati Uniti e Germania. Sul piano sportivo, il bilancio fu di una vittoria e due sconfitte; sul piano narrativo, invece, quella partecipazione diventò molto di più.
La gara contro gli Stati Uniti, vinta 2-1, è rimasta una delle partite più politicamente cariche nella storia della Coppa del Mondo. I gol di Hamid Estili e Mehdi Mahdavikia diedero all’Iran la sua prima vittoria mondiale, ma l’immagine più forte fu quella precedente al calcio d’inizio: giocatori iraniani e statunitensi insieme per la foto di gruppo, in un contesto diplomatico segnato da decenni di tensioni. Il calcio non risolse nulla, naturalmente, ma offrì un raro momento di contatto pubblico tra due Paesi divisi da una frattura profonda.
L’Iran uscì comunque al primo turno, battuto dalla Germania nell’ultima giornata. Eppure Francia 1998 resta il Mondiale che più di ogni altro ha fissato l’identità internazionale della Team Melli: squadra capace di trasformare una singola partita in memoria collettiva.
Germania 2006: talento, aspettative e un’altra eliminazione
Nel 2006 l’Iran tornò al Mondiale con una generazione di buon livello, guidata da figure come Ali Daei, Mehdi Mahdavikia e Javad Nekounam. Le aspettative erano più alte rispetto al passato, ma il campo raccontò un’altra storia. La sconfitta contro il Messico all’esordio pesò subito sul girone, poi arrivò il ko contro il Portogallo di Cristiano Ronaldo e Luis Figo. Il pareggio contro l’Angola, con gol di Yahya Golmohammadi, servì solo a evitare il bottino vuoto.
Quella partecipazione confermò un tratto ricorrente della storia iraniana ai Mondiali: competitività a tratti, organizzazione, giocatori di qualità, ma difficoltà a trasformare tutto questo in un percorso completo. L’Iran non era più una comparsa, ma non era ancora una nazionale capace di superare il proprio confine storico: la fase a gironi.
Brasile 2014: l’era Queiroz e la nazionale operaia
Con Carlos Queiroz in panchina, l’Iran cambiò volto. Meno improvvisazione, più disciplina tattica, linee strette, difesa bassa e ripartenze. In Brasile, la Team Melli pareggiò 0-0 contro la Nigeria, poi sfiorò un risultato clamoroso contro l’Argentina: resistette fino al recupero, prima del gol di Lionel Messi. La sconfitta contro la Bosnia-Erzegovina chiuse il torneo, ma la percezione internazionale fu diversa rispetto al passato.
L’Iran del 2014 non brillò per produzione offensiva, ma mostrò compattezza e identità. Fu una squadra difficile da affrontare, costruita per ridurre gli spazi e portare l’avversario su un terreno nervoso. Anche in quel caso, però, mancò il salto: un gol in tre partite, un solo punto e nuova eliminazione.
Russia 2018: il Mondiale più vicino all’impresa
Il 2018 fu probabilmente il miglior Mondiale dell’Iran sul piano competitivo. Inserita in un girone durissimo con Marocco, Spagna e Portogallo, la squadra di Queiroz partì con una vittoria per 1-0 contro il Marocco, arrivata nel finale grazie a un’autorete. Fu il secondo successo iraniano nella storia della Coppa del Mondo, dopo quello del 1998 contro gli Stati Uniti.
Contro la Spagna arrivò una sconfitta di misura, ma la partita decisiva fu quella contro il Portogallo. L’Iran pareggiò 1-1 e nel finale ebbe anche l’occasione per completare una qualificazione storica agli ottavi. Non ci riuscì, ma chiuse con quattro punti, il miglior bottino della sua storia mondiale. La Team Melli dimostrò di poter stare dentro un girone di altissimo livello senza essere schiacciata.
Qatar 2022: la vittoria sul Galles e le tensioni interne
Il Mondiale in Qatar fu forse il più complesso dal punto di vista emotivo e politico. L’Iran arrivò al torneo mentre nel Paese erano in corso proteste durissime dopo la morte di Mahsa Amini. La nazionale si trovò sotto osservazione internazionale: non solo per ciò che avrebbe fatto in campo, ma anche per il comportamento durante inni, interviste e gesti pubblici. Prima del torneo ci furono richieste di esclusione legate alla repressione interna, al tema dei diritti delle donne e al contesto geopolitico più ampio.
Sul campo, l’esordio fu traumatico: 6-2 contro l’Inghilterra, la sconfitta più pesante della storia iraniana ai Mondiali. Poi arrivò la reazione: 2-0 al Galles, con due gol nel recupero, terza vittoria assoluta dell’Iran nella competizione. La qualificazione agli ottavi sembrò possibile, ma la sconfitta contro gli Stati Uniti chiuse ancora una volta il cammino al girone. Anche in Qatar, come nel 1998, la sfida con gli americani andò oltre il calcio, ma con un esito opposto.
Il 2026 tra qualificazione e polemiche geopolitiche
La qualificazione al Mondiale 2026 è arrivata con il pareggio per 2-2 contro l’Uzbekistan: un risultato sufficiente per certificare la settima presenza dell’Iran alla fase finale e la quarta qualificazione consecutiva. Il torneo, allargato a 48 squadre, si gioca tra Stati Uniti, Canada e Messico, un dettaglio che rende il caso iraniano particolarmente delicato.
Le tensioni non sono rimaste sullo sfondo. La federazione iraniana ha chiesto garanzie a FIFA sul trattamento della delegazione, sui visti e sul rispetto dei simboli nazionali. Il punto, chiaramente, non è la qualificazione sportiva, già ottenuta, ma la cornice politica entro cui l’Iran si presenterà al torneo.
La percezione internazionale dell’Iran per questo Mondiale
Nelle valutazioni pre-torneo che si possono effettuare attraverso quote e pronostici dei portali autorizzati online, come per esempio la sezione calcio scommesse NetBet,l’Iran parte ancora una volta fuori dal gruppo delle favorite. È una posizione coerente con la sua storia mondiale: squadra esperta, spesso scomoda, ma mai capace di superare la fase a gironi.
Il 2026 rappresenta dunque una nuova occasione. La generazione attuale ha esperienza internazionale, una struttura consolidata e una continuità di partecipazioni che il calcio iraniano non aveva mai conosciuto. Ma il Mondiale, per l’Iran, non è mai stato solo una competizione: è sempre stato uno specchio del Paese, delle sue tensioni e della sua immagine all’estero.
Redazione










