BURKINA FASO. Traoré contro i Paesi occidentali e arabi. Israele entra in scena

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Le autorità del Burkina Faso hanno annunciato il 26 giugno la rottura delle relazioni diplomatiche con la Francia, accusando Parigi di agire contro i suoi interessi nazionali e di perseguire ambizioni neocoloniali. Al contempo Israele annuncia l’apertura della sua ambasciata in Burkina Faso e l’ambasciatore presenta le sue credenziali al Presidente Ibrahim Traoré, voce principale dell’antimperialismo. Lo stesso Traoré ha lanciato un’accusa pesante all’Occidente sostenendo che offre veleno per uccidere l’Africa poiché agenti segreti ammettono il dispiegamento nel continente. Il leader militare non ha identificato il Paese occidentale coinvolto, eppure le sue dichiarazioni giungono in un momento di tensioni con diverse nazioni occidentali, a seguito dell’espulsione delle truppe francesi dal Burkina Faso e della crescente cooperazione con Russia, Mali e Niger. Traoré, però, si rivolge in maniera critica anche verso i Paesi arabi rei di ospitare giovani burkinabé che vengono istruiti sulla legge e la giurisprudenza islamica, senza che nessuno di loro impari una professione.

Il Ministro delle Comunicazioni Pingdwendé Gilbert Ouédraogo ha affermato, in una dichiarazione televisiva, che non sussistono più le condizioni per il rispetto reciproco, mentre il Ministero degli Esteri francese ha definito la mossa ostile e infondata, esortando i cittadini francesi residenti in Burkina Faso a esercitare una maggiore vigilanza. Le relazioni si sono deteriorate dopo che il Capitano Ibrahim Traoré ha preso il potere nel 2022, espellendo le truppe francesi e orientando la politica fuori dai Paesi occidentali, verso Russia in primis, considerato partner strategico, ma anche Cina. La Francia non ha un ambasciatore in loco dal gennaio 2023 e Ouagadougou ha espulso tre diplomatici francesi nel 2024.

Il 13 luglio nella capitale burkinabé l’ex Incaricato d’Affari dell’Ambasciata del Burkina Faso a Parigi, Jean Marie Bakouan, ha consegnato ufficialmente la bandiera nazionale, che sventolava nei cieli francesi, insieme alle chiavi della sede dell’ambasciata al Ministro degli Affari Esteri del Burkina Faso, Karamoko Jean-Marie Traoré, formalizzando così la chiusura dell’ambasciata. I 12 diplomatici sono stati ricevuti da Traoré, dal Ministro Delegato Bêbgnasgnan Stella Eldine Kabré/Kaboré e dai loro stretti collaboratori.

Questo gesto significativo incarna la decisione sovrana del Paese africano di interrompere le relazioni diplomatiche con la Repubblica francese. Per Traore, questo ritorno definitivo, successivo alla chiusura dell’ambasciata del Burkina Faso, rappresenta un passo nel processo di interruzione delle relazioni, un processo che affronta anche questioni amministrative. Il Ministro degli Affari Esteri ha elogiato la diligenza con cui l’Incaricato d’affari e il suo staff hanno gestito i vari fascicoli di loro competenza in soli sette giorni. «È un ritorno con dignità», afferma Bakouan, convinto che siano state prese tutte le misure necessarie per rassicurare gli altri partner del Burkina Faso nell’ambito della giurisdizione diplomatica a Parigi, ovvero le organizzazioni internazionali con sede in Francia e gli altri Paesi che rientrano in tale giurisdizione, smentendo formalmente anche le voci riguardanti diplomatici burkinabé che avrebbero chiesto asilo alle autorità francesi, a seguito della chiusura della missione diplomatica. Per quanto riguarda la situazione dei cittadini burkinabé residenti in Francia, Eric Zoungrana, ex Console Generale a Parigi, assicura che si stanno prendendo provvedimenti, con l’assistenza dell’Alto Consiglio del Burkina Faso all’Estero, per accelerare le pratiche in sospeso, compresa la consegna dei passaporti già stampati. 

Lo stesso giorno dell’interruzione delle relazioni diplomatiche con la Francia, il presidente, Capitano Ibrahim Traoré, ha accolto l’ambasciatore israeliano in Burkina Faso con grandi onori. La notizia viene riportata, anche se con ritardo, perfino sulla socialsfera albanese jihadista che sostiene come alcuni si stanno schierando dalla sua parte e contro i mujaheddin. Secondo alcuni account social, Traoré probabilmente ha stretto un accordo con gli israeliani per fermare gli attacchi dell’ISIS contro gli stati del Sahel. Dal punto di vista burkinabé, infatti, questo incontro potrebbe rientrare nel desiderio di diversificare le alleanze internazionali, poiché il Paese si trova ad affrontare una persistente minaccia terroristica e cerca nuovi partner nei settori della sicurezza, della diplomazia e dell’economia.

Il leader del Paese ha dichiarato a luglio che i servizi segreti occidentali hanno proposto un piano segreto per contaminare cibo e bevande destinati alle aree controllate dai terroristi con sostanze chimiche. Dopo il rifiuto di rivelare l’identità dei prodotti, Traoré ha respinto l’offerta, presentata come un metodo per indebolire gli insorti nel tempo. Le sostanze potevano essere mescolate a birra, bevande zuccherate, sigarette, riso e latte. Quando il Presidente chiese se i prodotti fossero già stati utilizzati in precedenza, gli agenti ammisero che erano già stati impiegati in alcune zone dell’Africa e dell’Asia. “Mi ha fatto venire i brividi”, ha sottolineato. Ciò significa che i prodotti vengono utilizzati al di là del loro scopo dichiarato, ovvero contro i “terroristi”, e prendono di mira qualsiasi gruppo o nazione che non si allinei con gli interessi occidentali.

Non di meno, il 15 luglio le autorità governative hanno reso noto l’espulsione di due diplomatici dell’UE definiti “persone non grate” entro 3 giorni, senza fornire alcuna motivazione ufficiale, secondo quanto riportato da media locali. Poco prima di questa espulsione il ministro degli Esteri burkinabé aveva convocato il capo della delegazione UE esprimendo la protesta contro una risoluzione del Parlamento europeo ritenuta ostile e descritta come “ingerenza” negli affari interni del Paese. Sono state persino sospese le attività dell’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani nel Paese.

Da ultimo, giungono altre affermazioni di Traoré, in questo caso non contro l’Occidente ma sui Paesi arabi, accusati di stare insegnando ai giovani burkinabé la legge e la giurisprudenza islamica, invece di fornire loro competenze e professioni che sarebbero loro utili. Ha aggiunto che ci sono più di 800 giovani burkinabé nei Paesi arabi e nessuno sa come essi abbiano lasciato il Paese o cosa stiano facendo lì. Si è spinto oltre sostenendo che queste persone tornano nel Paese per imporre la legge islamica, “vogliono sterminarci, e tutto è iniziato con le conquiste islamiche” e che questo “ci riporta indietro di 1000 anni di schiavitù legata agli arabi”. Pur essendo musulmano, Traorè è spinto da un pragmatismo politico lontano da ideologie islamiche, in quanto quotidianamente deve affrontare minacce da parte di JNIM e ISIS. Al contempo, il Paese sta tentando una ricostruzione economica sovrana, puntando sulla crescita interna, sul settore agricolo (cotone e sesamo) e la gestione delle risorse mineraria, fra le principali l’oro, considerato una fondamentale risorsa strategica per esportazioni e investimenti, e zinco, rame e fosfati. Infine, secondo Traoré una rivoluzione progressista e popolare è una necessità impellente per lo sviluppo del paese.

Paolo Romano e Cristina Uccello

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