BULGARIA. Radaev stravince. Finita l’instabilità politica bulgara

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Una coalizione di centrosinistra guidata dall’ex presidente bulgaro Rumen Radev ha vinto le elezioni parlamentari, con oltre il 44,5% dei voti. Il partito di Radev, Bulgaria Progressista si è garantito la maggioranza assoluta nel parlamento di Sofia. Questo risultato pone fine a un lungo periodo di instabilità politica che ha visto il Paese andare al voto per otto volte in cinque anni, a testimonianza della paralizzante situazione di stallo politico che attanaglia questa nazione balcanica.

Già gli exit poll, condotti dal gruppo di ricerca Trend, avevano mostrato che Bulgaria Progressista di Radev aveva ottenuto il 39,2% dei consensi, superando di poco il partito di centrodestra GERB del leader Boyko Borissov. L’affluenza alle urne, superiore al 50%, la più alta dal 2021, secondo l’istituto di sondaggi Market Links, ha dimostrato che Radev rappresenta, per una parte dei bulgari, un’opportunità di unità. 

Le elezioni anticipate sono seguite alle dimissioni del governo a guida conservatrice, avvenute a seguito delle proteste nazionali dello scorso dicembre che hanno portato centinaia di migliaia di persone, soprattutto giovani, in piazza. I manifestanti hanno chiesto una magistratura indipendente per contrastare la corruzione dilagante.

La vittoria della coalizione di Radev potrebbe portare al potere un leader di sinistra, considerato dai critici filo-russo. Lo scorso fine settimana, gli elettori ungheresi hanno dato la vittoria al leader del partito di destra Tisza, Peter Magyar contrapposto al Fidesz di Viktor Orbán.«Questa è una vittoria della speranza sulla sfiducia, una vittoria della libertà sulla paura», ha aggiunto. «La Bulgaria si impegnerà a proseguire il suo percorso europeo, ma credetemi, una Bulgaria forte e un’Europa forte hanno bisogno di pensiero critico e pragmatismo», ha affermato, continuando dicendo che «L’Europa è caduta vittima della propria ambizione di essere una guida morale in un mondo governato da nuove regole». Prima delle elezioni, Radev aveva dichiarato di condividere la posizione di Ungheria e Slovacchia sull’invio di armi all’Ucraina, ritenendo che «non ne vedesse il beneficio per il suo povero Paese». Tuttavia, senza «porre il veto» a Bruxelles, riporta SkyNews.

Radev si è dimesso dalla presidenza, carica perlopiù cerimoniale, a gennaio, pochi mesi prima della fine del suo secondo mandato, per candidarsi alla guida del governo come primo ministro.

L’ex pilota di caccia e comandante dell’aeronautica, 62 anni, ha promesso di dare al Paese un nuovo inizio. I suoi sostenitori sono divisi tra chi spera che ponga fine alla corruzione oligarchica del Paese e chi appoggia le sue posizioni euroscettiche e filo-russe.

La popolarità di Radev è cresciuta esponenzialmente grazie alla sua immagine di oppositore della mafia radicata nel paese e dei suoi legami con i politici di alto rango. Durante i comizi elettorali ha promesso di “eliminare il modello di governo corrotto e oligarchico dal potere politico”.

Dal 2021, la nazione di 6,5 milioni di abitanti è alle prese con parlamenti frammentati che hanno prodotto governi deboli, nessuno dei quali è riuscito a sopravvivere più di un anno prima di essere rovesciato da proteste di piazza o accordi sottobanco in parlamento.

Dopo aver votato domenica, Radev aveva affermato che la Bulgaria aveva ora un’occasione storica per cambiare il presunto modello di governo oligarchico. Aveva esortato i cittadini a recarsi alle urne perché “il voto di massa è l’unico modo per sommergere l’acquisto di voti in un mare di voti liberi”.

Anna Lotti

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