L’urlo di Chen scuote Hong Khong

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CINA – Hong Khong 21/7/13. Bruce Lee è una delle icone più belle del XX secolo. Era un filosofo capace di usare con maestria insuperabile il nunchaku, era un poeta cha amava il ballo, era un uomo cha ha dimostrato di essere tale fino alla fine.

40 anni dopo la sua morte prematura la leggenda del kung fu mondiale trova in Hong Kong un nuovo grande riconoscimento: una nuova grande mostra che svela alcuni degli aspetti meno noti della sua vita. La mostra “Bruce Lee: Kung Fu, Arte, Vita” si è aperta il 18 luglio presso il Museo del Patrimonio Culturale di Hong Kong e durerà cinque anni. «Speriamo che questa mostra contribuirà a mostrarne un’immagine più completa» ha dichiarato la figlia Shannon all’Associated Press. Notevole la presenza di memorabilia di BruceLee: oltre 600 oggetti personali, tra cui la sua iconica tuta gialla, fotografie di famiglia, pagine di poesia e bozzetti mozzafiato che illustrano le mosse di arti marziali ha aperto la strada prima della sua morte prematura il 20 luglio 1973 a 32 anni. In mostra, tra le altre cose, ci sono anche appunti di cha cha, di cui l’atleta era appassionato. Il XL anniversario della sua morte ha scatenato la febbre “Little Dragon” nella ex colonia britannica, città in cui la stella delle art marziali aveva trascorso i suoi primi anni. La stampa locale ha tessuto gli elogi della star sino-americana: il South China Morning Post lo ha messo addirittura in prima pagina, lamentando il fatto che la Cina ci aveva messo troppo tempo per riconoscere un uomo che era «senza dubbio il figlio più famoso di Hong Kong». Il giornale chiede che venga realizzato un museo permanente presso l’ex casa di Lee al numero 41 di Cumberland Road a Kowloon. La popolarità può in parte spiegare la scarsità di omaggi rei a Bruce Lee nei 40 anni successivi alla sua scomparsa. Per il quotidiano cinese i governanti di Hong Kong sono stati «diffidenti nell’abbracciare pienamente la usa eredità» per timore di offendere la leadership del Partito comunista a Pechino: «Il suo spirito tenace di ribellione giovanile e la volontà di combattere i grandi oppressori possono aver spaventato i leader della città per paura di far torto ai loro padroni politici di Pechino».