BREXIT. Inglesi insoddisfatti

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Un anno dopo l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, oltre sei elettori britannici su dieci ritengono che la Brexit sia andata male, o peggio di quanto avessero previsto.

Il dato emerge da un sondaggio condotto dal consorzio Opinium, pubblicato dal settimanale The Observer a una settimana dalle dimissioni di David Frost, ministro per la Brexit del gabinetto di Boris Johnson

Ben il 42% di coloro che votarono per il Leave al referendum del giugno 2016 hanno oggi un’opinione negativa di come si è realizzato, mentre, tra gli elettori del Remain, la quota di quelli che non sono soddisfatti della Brexit sale all’86%.

Considerando tutto l’elettorato, invece, solo il 14% degli intervistati (e il 7% di chi ha votato per restare) ritiene che l’uscita dall’Ue si sia rivelata migliore del previsto.

Nel frattempo, il Governo britannico continua a tappare le falle causate dall’uscita dall’Unione: l’ultima misura, del Governo di sua Maestà, introdotta senza clamori alla Vigilia di Natale, consente l’ingresso di migliaia di lavoratori europei per ridurre le carenze di personale in due settori cruciali: agricoltura e sanità.

La promessa dei Tories che post-Brexit i lavoratori britannici avrebbero sostituito gli europei non si è materializzata.

Riconoscendo implicitamente che la situazione non è sostenibile, il ministero dell’Interno ha annunciato due deroghe alla regola di non dare permessi a lavoratori stranieri non qualificati.

Dall’inizio dell’anno nuovo ospedali e case di cura potranno ingaggiare dunque personale straniero grazie a un visto speciale che durerà almeno un anno.

Il ministro dell’Interno Priti Patel, un “falco” anti-immigrazione, ha attribuito la misura all’impatto del Covid-19 e non a Brexit: «I cambiamenti che abbiamo introdotto ai visti per sanità e assistenza allevieranno i problemi senza precedenti causati dalla pandemia», ha detto.

Stando ai dati, 42mila operatori sociali hanno lasciato l’incarico tra aprile e ottobre, aggravando le carenze di personale già esistenti dovute a condizioni di lavoro difficili e salari molto bassi. L’introduzione in novembre dell’obbligo di vaccino è stata per molti un ulteriore deterrente.

Più generose invece le concessioni fatte dal Governo agli agricoltori dopo le numerose proteste a cui si sono aggiunte le lamentele di molti esponenti conservatori, tra i quali Neil Parish, presidente della Commissione Ambiente, che aveva avvertito che «Brexit sta distruggendo il settore agricolo britannico».

Nel 2022 le aziende agricole potranno quindi reclutare 30mila lavoratori stranieri per raccogliere frutta, verdura e fiori, con la possibilità di arrivare a 40mila se necessario. Il sistema di visti stagionali temporanei di sei mesi per il settore sarà prolungato per altri tre anni, ma il numero di permessi concessi sarà ridotto dal 2023 per consentire l’ingresso graduale di più lavoratori britannici.

Un anno è passato, ma le preoccupazioni di Albione non sembrano placarsi.

S.N.