BRASILE. Pechino riapre le porte alla carne brasiliana

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Notizie buone e cattive per le esportazioni di carne bovina del Brasile. La Cina ha finalmente tolto il divieto alla carne bovina brasiliana e ha permesso la ripresa delle spedizioni verso il grande mercato asiatico. Ma molti dei principali rivenditori in Gran Bretagna e nell’Unione Europea hanno annunciato il divieto della carne di manzo brasiliana perché viene usato bestiame legato alla deforestazione dell’Amazzonia e del Pantanal.

Il divieto della Cina, revocato il 15 dicembre, durava dal 4 settembre, quando sono stati segnalati due casi atipici di mucca pazza negli stati di Minas Gerais e Mato Grosso. La dogana cinese ha informato il governo brasiliano che le spedizioni di prodotti di carne bovina disossata provenienti da bovini di età inferiore ai 30 mesi, sono di nuovo consentite nel mercato, riporta MercoPress.

Il segretario del Commercio e delle Relazioni Internazionali del Ministero dell’Agricoltura brasiliano, Orlando Ribeiro, ha dichiarato che la ripresa è “totale” e “senza condizioni aggiuntive”. Ribeiro ha aggiunto che «tutto ciò che è stato certificato dopo il 15 dicembre sarà accettato».

Tuttavia le Ong ambientaliste brasiliane e statunitensi, Mighty Earth, hanno rintracciato la carne bovina brasiliana dalla foresta pluviale disboscata nel bacino amazzonico e dal Pantanal fino ai supermercati europei come Sainsbury nel Regno Unito, Carrefour e Albert Heijn in Belgio e Lidl nei Paesi Bassi, alcuni dei quali come tagli premium come il manzo scottato e persino la carne in scatola, il corned beef.

Presumibilmente le trasgressioni coinvolgono i fornitori indiretti di bestiame, con gli allevatori che allevano, poi li vendono agli ingrassatori e infine ai macelli di aziende come Jbs, Marfrig e Minerva, i principali esportatori di carne bovina sudamericana, come si evince in un rapporto esplosivo, che ha anche richiamato l’attenzione dei rivenditori Metro in Germania.

Il divieto ha avuto un impatto immediato sugli allevatori brasiliani e sui prezzi del bestiame, dato che la Cina è il principale cliente e aveva assorbito circa il 60% delle vendite brasiliane all’estero. All’inizio di questo mese, i cinesi hanno autorizzato l’ingresso di carichi inviati prima che l’embargo fosse imposto, beneficiando di circa 100.000 tonnellate bloccate in diversi porti.

Il Brasile ha sospeso volontariamente le esportazioni verso la Cina dopo aver identificato due casi di mucca pazza nel paese. L’Organizzazione Mondiale della Sanità Animale, Oie, ha riconosciuto che si trattava di episodi atipici e che il rischio per il bestiame nazionale era trascurabile. Da allora si sono tenute diverse riunioni tecniche tra Brasilia e Pechino.

Ma il problema con i rivenditori del Regno Unito e dell’UE potrebbe essere molto più impegnativo, dato che alcune catene di supermercati hanno già deciso di smettere di comprare carne e sottoprodotti brasiliani, stante la carenza di tracciabilità delle carni.

Graziella Giangiulio