
Nuovo botta e risposta di fuoco tra Trump e Lula. Il 17 giugno il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha chiesto al suo omologo statunitense, Donald Trump, di non interferire nelle elezioni brasiliane, una questione che, ha sottolineato, riguarda esclusivamente il Brasile, così come il suo Paese non intende intromettersi nei processi elettorali degli Stati Uniti. La richiesta è giunta in risposta alle dichiarazioni rilasciate da Trump sul Brasile poche ore prima.
Lula ha parlato in una conferenza stampa a Ginevra, dopo aver partecipato come ospite al vertice del G7 di Évian. In quell’occasione, Trump aveva definito il Brasile un Paese “politicamente difficile” che “gioca duro” – pur avvertendo che “nessuno gioca duro più degli Stati Uniti” – e aveva definito “spiacevole” la condanna dell’ex deputato Eduardo Bolsonaro. “Hanno arrestato una persona che si candidava alle elezioni; stava andando bene nei sondaggi, e lo hanno arrestato per aver rilasciato dichiarazioni in Texas”, ha affermato il presidente statunitense, riporta MercoPress.
La descrizione di Trump sembrava confondere Eduardo Bolsonaro – condannato martedì, residente in Texas e non candidato a nessuna carica – con suo fratello, il senatore Flávio Bolsonaro, che invece è candidato alle elezioni brasiliane di ottobre. I due fratelli hanno incontrato Trump alla Casa Bianca il mese scorso. Eduardo, inoltre, non è stato arrestato ma condannato in contumacia.
Martedì scorso, la Corte Suprema brasiliana ha condannato Eduardo Bolsonaro a quattro anni e due mesi di carcere per aver esercitato pressioni sul governo statunitense affinché imponesse sanzioni al Brasile. La condanna comporta la sua ineleggibilità politica per otto anni. Suo padre, l’ex presidente Jair Bolsonaro, è stato condannato a settembre 2025 a 27 anni per aver complottato un colpo di stato dopo aver perso le elezioni del 2022 contro Lula.
«Credo che Trump sappia poco del Brasile; se lo sa, è grazie al suo rapporto con la famiglia Bolsonaro», ha affermato Lula, aggiungendo di augurarsi «lo stesso rispetto per il Brasile che nutro per gli Stati Uniti». Il presidente brasiliano ha difeso il sistema di voto elettronico del suo Paese, che permette di conoscere i risultati – presidenziali, statali e locali – in circa due ore, e ha sostenuto che gli Stati Uniti potrebbero imparare a organizzare elezioni «più tranquille, leggere e meno problematiche». «Se c’è qualcuno che deve imparare a gestire elezioni civili, quello è Trump», ha aggiunto.
Interrogato sul suo incontro con Trump al vertice, Lula lo ha descritto come breve e ha affermato di non aver richiesto un incontro bilaterale perché i due Paesi «sono impegnati in negoziati sui dazi».] Poiché, a suo avviso, «Trump parla molto e ascolta poco», ha scelto di consegnargli una cartella con documenti sul lavoro del Brasile contro la criminalità organizzata e sulle terre rare, minerali strategici per l’industria tecnologica.
Lo scambio avviene in un momento di tensione tra Washington e Brasilia. L’anno scorso, il governo Trump ha imposto dazi doganali sulle merci brasiliane —in seguito parzialmente ridotti — e ha sanzionato i giudici della Corte Suprema che avevano processato Jair Bolsonaro, un processo che Trump ha definito una “caccia alle streghe”. A ottobre, il Brasile terrà le elezioni presidenziali in cui Lula cercherà un quarto mandato e in cui il senatore Flávio Bolsonaro figura come uno dei suoi principali rivali.
Nel suo intervento iniziale, Lula ha affermato che il Brasile non desidera una “guerra fredda” tra Stati Uniti e Cina e ha ritenuto che risolvere i disaccordi attraverso il negoziato sia la soluzione migliore per tutti. Ha ricordato che le aziende statunitensi non partecipano da tempo alle gare d’appalto in Brasile, quindi — ha detto — Washington non può lamentarsi del fatto che la Cina stia occupando spazi “che erano vuoti”, nel contesto del crescente riavvicinamento di Brasilia a Pechino.
Maddalena Ingrao
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