BOSNIA ERZEGOVINA. L’UE cerca di evitare nuove Srebrenica

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Il 26 gennaio l’Alto rappresentante per la Bosnia Erzegovina Christian Schmidt, fino al 2018 Ministro dei Trasporti della grande coalizione guidata da Angela Merkel, riferirà nel corso di un intervento di fronte alla Commissione sugli affari europei del Bundestag tedesco sugli sviluppi riguardo alla crisi politica in corso del Paese. In un’intervista di pochi giorni fa, Schmidt ha messo in guardia sulle tensioni in Bosnia Erzegovina, invocando una risposta efficace da parte dell’Unione europea per prevenire una degenerazione.

Da mesi la stabilità interna del Paese di area balcanica è compromessa dal rischio di provvedimenti unilaterali da parte delle autorità locali di Repubblica Srpska che potrebbero portare a una secessione dell’entità federata a maggioranza serba. Nel frattempo, il Membro serbo della Presidenza di Bosnia Erzegovina spinge per l’adozione di un’apposita legislazione locale volta a garantire l’autonomia dell’entità serba nel campo della giustizia, del fisco e persino della difesa.

Si è quindi ripresentato il rischio che le continue tensioni interne possano portare a un ulteriore conflitto, anche se la crisi attualmente in corso non arriva inaspettata all’attenzione di Bruxelles: lo sorso 5 gennaio, il Dipartimento di Stato USA ha imposto delle nuove sanzioni nei confronti di Dodik, un provvedimento che si è aggiunto a quelli già adottati la scorsa estate, quando i rappresentanti politici di Repubblica Srpska hanno boicottato la partecipazione ai lavori delle istituzioni federali in risposta alla decisione dell’ex Alto rappresentante Valentin Inzko di imporre una modifica al codice penale per introdurre il reato di negazionismo del genocidio di Srebrenica.

In settimana, un gruppo di europarlamentari ha firmato un documento in cui si richiede all’Unione europea di intervenire in merito alla crisi politica in Bosnia Erzegovina per garantire l’integrità territoriale della federazione anche in vista delle elezioni del prossimo ottobre. Il documento chiede a Bruxelles di sostenere la posizione dell’Alto rappresentante Schmidt in difesa dell’assetto istituzionale stabilito dall’Accordo di Dayton.

La richiesta del gruppo di europarlamentari si scontra con l’aperto sostegno del Primo Ministro ungherese Viktor Orbán a Milorad Dodik. In precedenza, anche il Commissario europeo per l’Allargamento e la Politica di Vicinato, il politico ungherese Olivér Várhelyi, era stato accusato di rispondere alle direttive di Budapest in merito alla crisi in Bosnia Erzegovina, e di essere a conoscenza di dettagli riguardo agli interventi unilaterali che i Rappresentanti di Repubblica Srpska intendevano adottare prima che questi venissero divulgati. Difficilmente, quindi, l’Unione europea sarà in grado di dare una risposta uniforme e decisa in sostegno dell’Alto rappresentante.

Carlo Comensoli