BOSNIA ED ERZEGOVINA. Scontro aperto fra Schmidt e Dodik

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Nell’ultimo mese si è acceso lo scontro diretto fra l’Alto Rappresentante della BiH Christian Schmidt e il suo Ufficio, OHR; e il Presidente della Republika Srpska, RS, Milorad Dodik. È noto che i dissapori fra i due non sono mai mancati – vedasi la questione delle proprietà della RS, la criminalizzazione della diffamazione, le modifiche al codice penale – ma a causa di una serie di decisioni e dichiarazioni di Dodik ulteriori, provocatorie e contrarie all’ordine costituito e agli Accordi di Dayton, si è generato uno scontento generale non solo a livello interno, ma anche nella comunità internazionale, con dure reazioni sia europee che americane. Gli unici a sostegno di Dodik sono stati il Presidente della Serbia Vucic, e fra le polemiche quello croato Milanovic.

Continue e centrali sono le notizie riguardati il presidente dell’entità della RS Dodik con il suo governo e la sua battaglia contro l’Alto Rappresentate della BiH su diverse questioni politiche. Difatti, Dodik sostiene e valuta che il suo obiettivo politico sia la posizione di Dayton della RS e che tutto quello che viene imposto dall’Alto Rappresentante in BiH deve essere riconsiderato e inserito nel quadro della Costituzione, aggiungendo che tutto ciò è stato concordato nell’incontro con i leader dei partiti che partecipano al governo a livello statale. Ma ciò non è bastato a calmare le acque. Le autorità statunitensi hanno introdotto sanzioni nei confronti di un funzionario statale della BiH e di tre funzionari governativi della RS, in quanto direttamente responsabili di «incoraggiare l’approvazione di una legge dell’Assemblea nazionale della Republika Srpska che pretende di dichiarare le decisioni della Corte costituzionale della Bosnia-Erzegovina inapplicabili nella RS, ostacolando e minacciando così l’attuazione dell’accordo di pace di Dayton».

A questa accusa si è fermamente opposto il presidente dell’entità a maggioranza serba della Bosnia Dodik, che sostiene: «gli Stati Uniti non hanno eletto i funzionari della Republika Srpska né li rimuoveranno», rispondendo alle sanzioni del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. Inoltre, anche il capo della Comunità islamica in BiH, HuseinKavazović, ha detto che i bosgnacchi non si arrenderanno e combatteranno per ciò che gli appartiene: ogni centimetro di BiH, libertà e dignità. A riprova di quanto detto, il viceministro per i diritti umani e i rifugiati della BiH, Duška Jurišić, ha inviato una lettera al capo delegazione e rappresentante speciale dell’UE Johann Sattler, in cui lo informava delle ultime mosse di Milorad Dodik. Ha avvertito che Dodik minaccia la libertà di espressione dei media, che in una delle sue ultime conferenza ha diffamato la maggior parte dei media e ha minacciato la sicurezza dei giornalisti.

Nel tentativo di allentare la tensione, ma allo stesso tempo per mostrare le sue distanze da Dodik, il membro bosniaco della presidenza tripartita della BIH, Denis Becirovic, ha tenuto un incontro urgente con Schmidt, dichiarando all’Alto Rappresentante che le istituzioni chiave che garantiscono la pace e la stabilità – la Corte Costituzionale della BiH e l’Alto Rappresentante – sono state attaccate, e che è necessario proteggere l’ordine costituzionale della Bosnia-Erzegovina. L’Ambasciata USA a Sarajevo è tornata, però, in risposta a Dodik sulla vicenda delle sanzioni: «l’affermazione secondo cui le sanzioni statunitensi del 31 luglio sono anti-serbe perché alcuni di coloro che sono stati sanzionati sono serbi è assurda», sottolineando che «Dodik e la compagnia può evocare storie e teorie del complotto secondo cui lui e i suoi associati sono vittime di un’immaginaria politica anti-serba». Lo stesso Presidente Dodik ha commentato ancora le sanzioni americane a detta sua contro il suo popolo, in quello che è diventato ormai un vero e proprio botta e risposta: «rispettiamo gli Usa. L’ambasciatore americano sta mentendo». Sostiene che tutto nella RS funziona e che sempre più persone sulla scena mondiali li capiscono, ed affermando, coinvolgendo anche un altro Paese, che nonostante tutte le pressioni e le sanzioni sui rappresentanti delle istituzioni della RS e tutte le «calunnie provenienti dalla Sarajevo politica», la RS e la Serbia rimarranno insieme a perseverare nella difesa della posizione dell’entità secondo l’accordo di Dayton.

La situazione si è però esacerbata ancora di più. L’ufficio del procuratore della BiH ha sporto denuncia contro il presidente della RS, incriminato per il reato di mancata attuazione delle decisioni dell’alto rappresentante della comunità internazionale. L’OHR commenta poi la presa di posizione, sostenendo che rispettare la legge e lo Stato è fondamentale per ogni società democratica, perché nessuno è al di sopra della legge. Nonostante i pareri contrastanti riguardo la vicenda, gli ambasciatori e consoli generali della BiH del popolo serbo hanno inviato una lettera aperta di sostegno al Presidente della RS Dodik. Inoltre, sempre l’OHR ha rilasciato un commento in merito all’atto d’accusa contro il Presidente Dodik e alla decisione di rendere Miloš Lukić, direttore della Gazzetta Ufficiale della RS: «Rispettare il quadro giuridico e costituzionale e sostenere lo stato di diritto è essenziale per ogni società democratica. È un obbligo per tutti, perché nessuno è al di sopra della legge. L’OHR invita tutti i cittadini e i funzionari a rispettare le leggi». La reazione di Dodik non si è fatta attendere: ha attaccato l’ufficio del procuratore della BiH e l’Ambasciatore USA Michael Murphy per aver scritto l’atto di accusa, i media e si è paragonato a criminali di guerra Ratko Mladic e Radovan Karadzic. Ha anche esercitato pressioni indirette sul tribunale della Bosnia-Erzegovina, affermando che se conferma le accuse, allora fa “parte dell’arringa”.

Menzione va fatta al rapporto fra Dodik e il presidente della Croazia Zoran Milanović. Successivamente alla denuncia ricevuta, Dodik lo ha immediatamente chiamato. Dopo, ha dichiarato di non riconoscere l’accusa e ha definito persecuzione politica tutto ciò che gli stava accadendo, mentre poi Milanovic si è poi espresso sostenendo che il Rappresentante della comunità internazionale in BiH usa i suoi poteri per proteggersi, ma non per proteggere i diritti dei croati bosniaci. Ricordando già le numerose polemiche scaturite dopo il precedente incontro fra i due a Hvar in Croazia, visto che lo stesso primo ministro croato Andrej Plenković si era detto non a conoscenza dell’incontro e che il problema più grande fosse che l’evento si è svolto senza che il pubblico croato ne fosse stato informato. Correlato ai due Presidenti, per il terzo anno consecutivo, il Centro commemorativo di Srebrenica ha pubblicato un documento di ricerca “Srebrenica Genocide Denial Report 2023”, che ha posizionato Dodik in cima alla lista dei casi di negazione del genocidio, seguito poi proprio da Milanovic.

Ciò che sta succedendo in BiH, ha provocato anche dure reazioni da parte della Germania che ha bloccato i fondi per dei progetti per un valore di 105 milioni di euro nelle zone dell’entità della RS. È arrivato dunque il commento di Dodik che afferma che la decisione della Germania di negare il credito ai progetti sia per via di «pressioni politiche ed economiche sulla RS dovute al mancato riconoscimento dell’illegittimo Christian Schmidt, ma anche del tentativo della Germania di trovare una scusa e un modo per annullare i contratti precedentemente firmati a causa dei suoi problemi finanziari». Mentre il presidente del Partito del progresso democratico (PDP) Branislav Borenović ha detto che l’annuncio ufficiale dell’ambasciata tedesca sulla sospensione di quattro progetti nella RS conferma i peggiori sospetti, ovvero che la RS sta scivolando verso le sanzioni economiche, che colpiscono le comunità locali e i cittadini, e meno che mai, o per niente, le figure delle strutture di governo. Inoltre, Dodik ha annunciato prossimi incontri con i “leader mondiali”, sottolineando che la Republika Srpska non è isolata e ha degli amici.

Infine la situazione è in divenire e si è allarga ancora di più coinvolgendo altre personalità della RS. L’Alto Rappresentante della comunità internazionale in Bosnia ed Erzegovina, Christian Schmidt, in un’intervista, ha affermato che il ruolo in tempo di guerra dell’attuale presidente dell’Assemblea nazionale della Republika Srpska (NSRS), Nenad Stevandić, dovrebbe essere indagato. Stevandic, aveva inviato una lettera aperta a Schmidt che contiene affermazioni già consolidate sulla sua “illegittimità”, ma anche accuse di persecuzione politica dei serbi e insulti alle vittime serbe. Da ultimo, Dodik, ha firmato il Decreto sulla Promulgazione della Legge sulle Modifiche al Codice Penale della Repubblica Srpska. Con questa firma sono stati dichiarati validi gli emendamenti al Codice Penale della RS, adottati dall’Assemblea Nazionale della Repubblica Srpska nella seduta del 20 luglio di quest’anno. Sicuramente quest’ulteriore decisione controversa provocherà reazioni sia nella politica interna alla BiH, ma soprattutto provenienti dalla comunità internazionale, visto che già non vede di buon occhio Dodik.

Paolo Romano

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