
La Commissione Elettorale Centrale (CIK) della Bosnia-Erzegovina (BiH) il 06 agosto ha annullato il mandato del Presidente della Republika Srpska (RS) Milorad Dodik. Ciò è avvenuto in base alla sentenza definitiva della Corte di BiH del 1° agosto, con la quale è stato condannato a un anno di carcere e sei anni di interdizioni da cariche politiche per non aver attuato le decisioni dell’Alto Rappresentante Christian Schmidt. La revoca è però solo l’ultima delle mosse intentate per cercare di rimuovere Dodik dal potere. Falliti, infatti, sono stati gli sforzi per allontanarlo sostenendo l’opposizione, oppure attraverso i processi e tentativi di arresto, a sottolineare la situazione in BiH estremamente difficile e sempre più polarizzata, perché il vero punto è chi rispetterà la decisione della CIK. Dodik aveva precedentemente dichiarato che sarebbe rimasto in carica fino alla fine del suo mandato e che il Ministero degli Interni della RS avrebbe bloccato qualsiasi tentativo della CIK di organizzare elezioni nel territorio della RS. Infatti, ha respinto il verdetto, nonostante fosse comparso dinanzi al Tribunale ed alla Procura e avesse partecipato alle udienze durante il processo a suo carico, inquadrandolo come un attacco alla stessa entità ed aggiungendo che la sentenza della Corte è una sentenza politica.
La CIK si è riunita in sessione straordinaria a Sarajevo ed ha deciso all’unanimità di rimuovere Dodik dal potere e indire nuove elezioni nell’entità RS, con la conclusione che ciò è conforme alle disposizioni della Legge elettorale della BiH, che prevede tale misura per qualsiasi funzionario eletto condannato a una pena detentiva superiore a sei mesi. Importanza assume il fatto che la RS non riconosce la CIK e quindi indirizzerà le elezioni nella RS secondo le proprie leggi. Comunque Dodik può presentare un ricorso contro questa decisione alla Divisione d’appello della Corte della BiH, che è il meccanismo applicato nei casi di tutte le decisioni della CIK. In seguito alla privazione della Presidenza, il governo della RS ha annunciato una riunione d’urgenza per discutere di un referendum sulla fiducia a Dodik. Tuttavia, lo stesso Dodik ha reagito scrivendo sui social “un’altra figura di merda da Sarajevo”, ed ha anche confermato che non solo non andrà da nessuna parte ma rimarrà in politica e vincerà le elezioni del prossimo anno, con il Ministero degli Interni della RS che ha già ordinato che non si possano tenere elezioni parallele, illegali e illegittime. Ha poi duramente attaccato il sistema giudiziario della BiH, in una conferenza stampa a Banja Luka, sostenendo che ha infranto tutte le regole. Ha osservato che la coalizione è determinata a continuare a proteggere la posizione costituzionale e quella di Dayton della RS e sottolinea che tale posizione è seriamente minacciata dalle azioni di Schmidt, definendolo nuovamente illegittimo.
La Divisione d’appello ha confermato il verdetto di primo grado che condannava Dodik, riconoscendolo colpevole del reato di mancata attuazione delle decisioni di Schmidt, in seguito ad azioni intraprese nel luglio 2023 volte a minare l’autorità dell’inviato di pace internazionale. La sentenza è definitiva. Da notare che a metà del 2023, l’Assemblea Nazionale della RS ha adottato una legge che ha di fatto bloccato la pubblicazione delle decisioni dell’Alto Rappresentante sulla Gazzetta Ufficiale della RS. Però, prima che la legge entrasse in vigore, Schmidt l’ha annullata e ha modificato il Codice Penale della BiH per criminalizzare la mancata attuazione delle sue decisioni. Nonostante ciò, sfidando gli ordini di Schmidt, Dodik firmò i decreti che promulgavano due leggi annullate, che furono successivamente pubblicate sulla Gazzetta.
Le reazioni interne ed internazionali non si sono fatte attendere. Dragan Covic, leader dell’Unione democratica croata (HDZ BiH), ha enfatizzato l’importanza di rispettare le decisioni dei tribunali per il funzionamento di qualsiasi società. Covic, il cui partito è in coalizione con l’Alleanza dei socialdemocratici indipendenti (SNSD) di Dodik, ha colto l’occasione per lanciare un appello affinché vengano presi provvedimenti urgenti per stabilizzare il clima politico nel Paese e prevenire potenziali minacce alla sicurezza. Proprio SNSD ha invitato tutti i partiti politici e gli altri attori della vita sociale nella RS a formare un governo di unità nazionale, nonché ad agire congiuntamente a livello delle istituzioni comuni della BiH e a rifiutare il processo decisionale al loro interno finché non sarà ripristinata la posizione della RS prevista dalla Costituzione. Mentre, il sindaco di Sarajevo Est, Ljubiša Ćosić ha definito vergognoso e politicamente motivato il verdetto contro Dodik. Anche il Presidente serbo, Aleksandar Vucic, ha dichiarato che la Serbia non accetta la decisione della Corte di BiH, poiché è tutt’altro che democratica, è contraria ai principi generali del diritto ed è rivolta contro la RS e il popolo serbo nel suo complesso. Invece Dodik ha fatto visita al primo ministro ungherese Viktor Orbán a Budapest, trattandosi della sua prima visita a un leader straniero dopo la sentenza. Come annunciato da Dodik, è grato a Orbán per il suo sostegno alla RS e per i chiari messaggi di rispetto per ciò che il popolo sceglie, non per ciò che i non eletti impongono. Orbán ha sostenuto che l’Ungheria non riconosce il verdetto della Corte della BiH.
Fra le accuse rivolte sempre dalla social sfera vicina a Dodik la successiva sanzione elettorale della CIK, non è stata verificata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il che significa che il meccanismo costitutivo di Dayton non è stato rispettato e che anche Procura e il Tribunale della BiH stanno agendo al di fuori del quadro di Dayton, il che mette in discussione la giurisdizione costituzionale degli organi che lo hanno condannato. Inoltre, la decisione della CIK non fa riferimento alla Costituzione della RS, ma una sentenza ai sensi del codice penale a livello della BiH, sopprimendo così l’autonomia delle entità con decisioni delle istituzioni centrali. Di sicuro vi è un impatto sulla stabilità regionale, in quanto la rimozione di un rappresentante eletto nella RS fomenta nuove tensioni nella regione, aumenta la sfiducia nelle istituzioni e destabilizza i già complessi rapporti costituzionali e giuridici in BiH.
Paolo Romano
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