BOSNIA ED ERZEGOVINA. Inserita nella lista grigia dal GAFI per il riciclaggio

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Il Gruppo d’azione finanziaria internazionale (GAFI) – Financial Action task force (FATF) ha ufficialmente inserito, lo scorso 19 giugno, la Bosnia ed Erzegovina nell’elenco delle giurisdizioni sottoposte a un monitoraggio rafforzato ed intensificato, comunemente noto come “lista grigia” (grey list) , segnalando carenze strategiche ancora da correggere.

Costituito nel 1989 in occasione del Vertice del G7 a Parigi, il GAFI-FATF è un organismo intergovernativo che promuove strategie di contrasto al riciclaggio dei capitali di origine illecita; dal 2001 il suo mandato è stato esteso anche alla prevenzione del finanziamento al terrorismo e nel 2008 al contrasto del finanziamento della proliferazione di armi di distruzione di massa (CPF – Counter Proliferation Financing).

Nel febbraio del 2025 la Bosnia ed Erzegovina era entrata in un periodo di osservazione di un anno a causa di una serie di carenze nel quadro normativo in materia di antiriciclaggio e contrasto al finanziamento del terrorismo (AML/CFT – Anti-Money Laundering and Countering the Financing of Terrorism) individuate dal MONEYVAL – Comitato di esperti del Consiglio d’Europa per la lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo – nella sua relazione di valutazione reciproca del dicembre 2024. Da allora il Paese ha compiuto con successo alcuni progressi, tra cui l’adozione di una legge ad hoc el’istituzione di un Organismo permanente di coordinamento, oltre all’elaborazione di linee guida per gli istituti finanziari e le imprese non finanziarie designate (DNFBPs – Designated Non-Financial Businesses and Professions) in materia di obblighi AML/CFT e il miglioramento della condivisione e dell’utilizzo delle informazioni finanziarie. 

Considerato l’impegno delle autorità bosniache nel tentativo di risolvere tali carenze strategiche, al termine dell’ultima sessione plenaria di Parigi il GAFI-FATF ha dunque deciso per l’inserimento del Paese nella “lista grigia” insieme all’Iraq. La Bosnia ed Erzegovina si è ora impegnata a collaborare con il GAFI-FATF e MONEYVAL per rafforzare ulteriormente l’efficacia del proprio regime AML/CFT dimostrando tra le altre cose un aumento delle indagini e dei procedimenti giudiziari in materia di riciclaggio di denaro e un perseguimento proattivo dei casi di finanziamento del terrorismo, adottando una definizione più chiara del reato stesso. Le autorità competenti avranno il compito di intervenire, in particolare, nell’approvazione di due leggi a livello statale: una sulla confisca e la gestione dei beni e una sulle sanzioni finanziarie mirate per il terrorismo, il finanziamento del terrorismo e la proliferazione delle armi di distruzione di massa.

L’inserimento nella “lista grigia” prevede tuttavia conseguenze immediate e tangibili per le imprese e le banche, influenzando l’accesso ai mercati e alle transazioni finanziarie internazionali, le attività commerciali private e le finanze pubbliche, oltre ad incidere nel complesso sulla credibilità economica del Paese. Inoltre, potrebbe compromettere le possibilità di ingresso all’interno dell’Area Unica dei Pagamenti in Euro (SEPA – Single Euro Payments Area), uno degli strumenti chiave dell’integrazione economica europea che ha recentemente visto l’adesione della maggior parte dei Paesi dei Balcani occidentali.

La “grey list” va però distinta dalla “black list”, giurisdizione ad alto rischio, dove figurano tra gli altri Iran, Corea del Nord, Myanmar, mentre per quanto riguarda i Balcani alcuni Paesi sono stati inseriti/monitorati a fasi alterne. Al contrario della Bosnia ed Erzegovina, attualmente la Bulgaria è in fase di uscita dal monitoraggio rafforzato dopo invia libera del 19 giugno, in attesa di un’ultima ispezione in loco per confermare che le riforme attuate siano irreversibili.

Lorenzo Vannucci

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