BOSNIA ED ERZEGOVINA. Dimissioni dell’Alto Rappresentante Schmidt: le ipotesi sulle motivazioni

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Lo scorso 12 maggio, dopo quasi cinque anni alla guida dell’Ufficio dell’Alto Rappresentante per la Bosnia ed Erzegovina (OHR – Office of the High Representative), Christian Schmidt ha annunciato ufficialmente le proprie dimissioni, chiedendo l’avvio della procedura per la selezione di un nuovo Alto Rappresentante e garantendo che avrebbe continuato a svolgere le attività di sua competenza fino alla nomina del suo successore.

Il diplomatico tedesco, che ricopriva l’incarico dall’agosto del 2021, ha dunque informato della sua decisione il Comitato Direttivo del Consiglio per l’Attuazione della Pace (PIC – Peace Implementation Council), organismo internazionale incaricato di attuare gli Accordi di pace di Dayton e deputato ad eleggere la figura dell’Alto Rappresentante, adducendo in un primo momento motivazioni personali e respingendo le indiscrezioni secondo le quali sarebbe stato costretto alle dimissioni. Tuttavia, quando successivamente il quotidiano tedesco Augsburger Allgemeine gli ha domandato se il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump lo avesse spinto a lasciare l’incarico, Schmidt ha dichiarato che Washington ha avuto un ruolo nella sua decisione, ammettendo di aver subito “enormi e sorprendenti pressioni” esterne e interne, e di aver scelto di dimettersi per evitare di creare danni all’istituzione dell’OHR. 

L’Alto Rappresentante detiene poteri significativi per garantire il rispetto degli Accordi di Dayton del 1995, che hanno posto fine alla guerra in Bosnia dando vita ad un unico Stato articolato in due entità distinte, la Federazione di Bosnia ed Erzegovina (FBiH) e la Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina (RS). Sostenuto dalle Nazioni Unite, l’OHR ha l’autorità di costituire nuove istituzioni, destituire funzionari eletti e interdirli dalla vita pubblica, emanare nuove leggi e revocare quelle contrarie agli Accordi: queste prerogative rientrano nei cosiddetti “poteri di Bonn”, che nel 1997 il PIC decise di assegnargli per rafforzarne l’operato e scongiurare azioni ostruzionistiche da parte delle entità bosniache, che tuttavia nel corso del mandato di Schmidt sono provenute principalmente dalle autorità della RS e dal suo storico ex presidente, il leader serbo-bosniaco Milorad Dodik, che nel 2025 è stato condannato dalla Corte della BiH proprio per non essersi attenuto alle decisioni dell’Alto Rappresentante e interdetto dai pubblici uffici, decadendo così dalla carica di presidente. Agli occhi di Dodik e dei suoi sostenitori, la figura di Schmidt era considerata illegittima fin dal principio per via della sua nomina avvenuta in mancanza di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU a causa del veto russo, condizione prevista invece dagli Accordo di Dayton. 

Sull’onda delle dimissioni di Schmidt, il 26 maggio l’Assemblea Nazionale della RS ha adottato la Dichiarazione sulla chiusura dell’OHR, considerato in diretta contraddizione con la sovranità della BiH: il documento rivolge una richiesta ufficiale al Consiglio di Sicurezza dell’ONU per l’adozione urgente di una risoluzione che ponga fine al mandato dell’Alto Rappresentante e chiuda definitivamente il suo Ufficio, chiedendo inoltre l’annullamento delle decisioni dei precedenti Alti Rappresentanti. Secondo l’Assemblea dell’entità serba, qualsiasi futura presenza internazionale in BiH potrà avere esclusivamente carattere consultivo, con l’obiettivo di garantire che i rappresentanti politici eletti si assumano la piena responsabilità della gestione dei processi dello Stato. Dall’altro lato, sette partiti della FBiH hanno risposto a stretto giro con un Memorandum sulla protezione dell’ordine costituzionale, della statualità e del percorso euro-atlantico del Paese, affermando che l’Alto Rappresentante deve rimanere e mantenere i poteri di Bonn.

Tuttavia, come confermato dallo stesso Schmidt, le pressioni non sono arrivate solo dall’interno. Con l’insediamento della nuova amministrazione Trump, l’atteggiamento di Washington nei confronti della Bosnia ed Erzegovina è mutato, e non solo per via dell’insediamento a Sarajevo di John Ginkel nel ruolo di Incaricato d’Affari al posto dell’ambasciatore Michael Murphy. A fine 2025, gli Stati Uniti hanno revocato le principali sanzioni a carico della leadership della RS, con la rimozione dalla lista nera dello stesso Dodik, dei suoi familiari e dei suoi più stretti collaboratori, interessati a riallacciare i legami economici e intravedendo rilevanti opportunità di investimento. Ad aprile 2026, Donald Trump Jr. si è recato in visita a Banja Luka per discutere di affari su invito di Igor Dodik, figlio di Milorad, mentre l’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale durante il primo mandato Trump, Michael Flynn, attivo come lobbista per la RS e direttore del Gold Institute for International Strategy, ha organizzato l’Economic & Security Summit Europe 2026 proprio nella capitale dell’entità serba. 

Parallelamente a questa nuova apertura verso Baja Luka, si è assistito ad un progressivo raffreddamento dei rapporti tra Washington e l’OHR, anche a causa del progetto del gasdotto Interconnessione Meridionale, secondo le indiscrezioni accolto tiepidamente dall’Alto Rappresentante. Le dimissioni di Schmidt giungono infatti nel contesto dell’aggiudicazione del contratto da 1,5 miliardi di dollari alla società AAFS Infrastructure and Energy d.o.o., registrata a Sarajevo e interamente controllata dall’americana AAFS Infrastructure and Energy LLC., per la costruzione del gasdotto che collegherà le reti del gas di Bosnia ed Erzegovina e Croazia consentendo al Paese l’accesso al GNL statunitense: società costituita nel novembre del 2025 e guidata dall’avvocato personale di Donald Trump, Jesse Binnall, e da Joe Flynn, fratello di Michael. Interrogato a proposito della questione, nell’intervista ad Augsburger Allgemeine Schmidt ha dichiarato di non aver ostacolato il progetto, dicendosi tuttavia sorpreso che l’Unione Europea non sia riuscita a realizzarlo con fondi propri, rendendo così necessario l’intervento americano.

La Bosnia ed Erzegovina si ritrova dunque in una fase politica cruciale. La nomina del nuovo Alto Rappresentante è prevista per giugno, e non si conosce ancora il nome che succederà a Schmidt; secondo le ultime indiscrezioni, il favorito sarebbe l’avvocato sloveno Roman Završek, neopresidente del Consiglio degli Ordini degli Avvocati d’Europa, che è stato proposto dagli ordini degli avvocati di entrambe le entità e che ha confermato di essere pronto ad assumere la carica. Un altro nome considerato è quello del diplomatico italiano Antonio Zarnardi Landi, dal 2004 al 2006 ambasciatore d’Italia a Belgrado.

Lorenzo Vannucci

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