Chi ha messo le bombe a Boston?

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USA – Boston 16/4/13. A caldo, definire le bombe esplose a Boston come artigianali potrebbe rivelarsi un po’ azzardato. E nemmeno, declinare l’attentato come uno di tipo terroristico islamico, facendo paragoni con le Ied, ovvero bombe improvvisate del teatro afgano e iracheno, non trova al momento un sicuro riscontro.

 Da una prima analisi, lontano dal luogo dell’esplosione e analizzando foto, video e commenti di testimoni oculari, è possibile rilevare una serie di dati interessanti. La prima esplosione, quella vicina al traguardo, è stata provocata, con molta probabilità, da un ordigno posizionato a terra che ha dato vita a una detonazione, in quanto i gas combusti si son mossi nello stesso verso dell’onda d’urto, onda che ha avuto un impatto dimezzato proprio grazie al fatto che è stata posizionata a terra. Bastava alzare di un metro la posizione dell’ordigno e i danni a persone e cose sarebbero stati maggiori. Di certo c’è che chi ha costruito l’ordigno ha una buona conoscenza matematica, fisica, chimica. Non vi sono stati grossi danni alle cose, lo stesso palazzo immediatamente dietro a dove è esploso l’ordigno non ha subito danni rilevanti, i detriti delle vetrine si sono praticamente riversati su se stessi. Se l’esplosione fosse stata programmata per compiere una strage, ora del palazzo sarebbe rimasto solo qualche mattone. Addirittura l’edificio accanto non ha nemmeno i vetri  rotti. Le vittime, purtroppo si trovavano vicino all’ordigno e nel caso del bambino era ad altezza onda d’uro, quindi i cuscinetti a sfera contenuti nell’ordigno lo hanno praticamente travolto. Chi ha costruito gli ordigni, sia quelli esplosi che quelli inesplosi, aveva in mente di ferire, colpire la città, spaventarla e renderla succube. Ammesso che la dinamica  possa essere questa, l’effetto è stato comunque impressionante: gli Usa sono stati letteralmente storditi da questo attacco, presi come erano dal dibattito, politicamente violento, sulle inefficaci iniziative sul controllo delle armi che si vanno ad innestare sulla scia del massacro del dicembre 2012 avvenuto nella scuola elementare Sandy Hook di Newtown, nel Connecticut.  Questo dato non è secondario: l’ultimo miglio della maratona era stato dedicato alle famiglie dei deceduti di Newtown, e alcuni membri delle famiglie erano seduti nella tribuna Vip quando le bombe sono esplose. Si tratta di un dato simbolico da tenere in considerazione nell’analisi di quanto avvenuto. Una serie di indizi punterebbero, infatti, più verso una recrudescenza del terrorismo “domestico” rispetto ad un attacco condotto da al-Qaeda o da radicali musulmani. Le iniziative governative sul controllo delle armi avrebbero potuto provocare reazioni violente tra le frange più pericolose politicamente degli Usa. Le bombe poste nei bidoni della spazzatura, delle due esplose almeno una era situata in un simile contenitore, che lancia cuscinetti a sfera erano un segno distintivo dell’irlandese Ira, e Boston è sempre stata la “casa” dei simpatizzanti  statunitensi dell’Irish Republican Army. Le istruzioni tecniche per la costruzione di una bomba a cuscinetti a sfera contenuta in uno zaino da lasciare per terra e da far esplodere poi, sono facilmente reperibili on-line. Il New York Times, ad esempio, riporta che l’Fbi ha sottolineato che la tipicità dell’impostazione e della tempistica potrebbero condurre ad ambienti violenti della destra statunitense, per il Federal Bureau of Investigation «le esplosioni sono arrivate all’inizio di una settimana significativa per i gruppi anti-governativi della destra radicale americana: il 15 aprile era la scadenza per il versamento diurna perte delle tasse ed era il Patriots’ Day». Inoltre, il 19 Aprile è il XX anniversario dell’attacco a Waco in Texas (1993) in cui morirono 80 membri della setta dei Davidiani; il 19 Aprile è anche l’anniversario del bombardamento di Oklahoma City (avvenuto nel 1995) che, secondo i procuratori «è stato concepito in parte come risposta al raid di Waco». Le vittime del bombardamento maratona di Boston sono stati misericordiosamente luce rispetto agli oltraggi del 9/11 e l’attentato di Oklahoma, ma lo shock mostra ogni segno di mettere nuovo vigore in America logorante “guerra al terrore”. Tra il fiorire di commenti fioccati nell’immediatezza degli eventi, spicca quello mandato in onda dalla Fox. È una intervista a Charles Stone, già agente del Georgia Bureau of Investigation e membro della bomb task force della polizia federale dell’Atlanta, e noto autore negli Staes di una serie di libri inchiesta. Stone ha detto di aver visto una serie di somiglianze tra le bombe di Boston e quella del 1996 alle Olimpiadi, attentato nato all’interno degli States. Stone, nell’intervista ha detto che, guardando il fumo di Boston, sospettava che l’esplosione fosse stata originata da una bomba con prevalenza di polvere pirica, fatto che lo porta a non credere ad un atto di un terrorismo internazionale. «Vorrei dire che è stato un fatto interno fatto da qualcuno che non ha un sacco di esperienza nel fabbricare bombe. Credo che chi ha organizzato l’attentato era alla ricerca di una gran massa di feriti» ha affermato Stone. Anche l’ora dell’esplosione potrebbe essere di supporto a questa ipotesi. Le esplosioni si sono verificate circa quattro ore dopo l’inizio della gara e due ore dopo che il vincitore maschile ha tagliato il traguardo. A quel punto, più di 17mila atleti avevano finito la maratona, ma altre migliaia erano ancora in giro. L’attacco, se compiuto nella sua interezza, poteva rivelarsi adatto per massimizzare i feriti: il lasso di tempo di quattro ore è in genere uno spazio temporale e fisico molto affollato in vista del traguardo proprio a causa del grande numero di corridori non professionisti “lenti ma costanti” che vogliono completare la gara e unirsi ad amici e parenti che tifano per loro al traguardo. In questo modo si sarebbe avuto il massimo effetto; anche con due soli ordigni esplosi l’obiettivo è stato raggiunto. L’America ancora una volta è stata colpita ed è in ginocchio. Con Obama, suo malgrado, costretto a impugnare la spada e la bilancia della giustizia.