
La Bolivia è attualmente uno dei punti più critici dell’America Latina. Gli Stati Uniti e altri 12 membri dello “Scudo delle Americhe” hanno espresso preoccupazione per le proteste e i blocchi stradali, volti a minare l’ordine costituzionale e a destabilizzare il governo democraticamente eletto. Il gruppo ha dichiarato di essere al fianco del governo del presidente Rodrigo Paz e ha invitato i manifestanti a protestare pacificamente e a rispettare le istituzioni democratiche, appoggiando al contempo il diritto del governo di mantenere l’ordine pubblico qualora le proteste dovessero degenerare in violenza.
La dichiarazione – diffusa da USA, Argentina, Bolivia, Cile, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Ecuador, El Salvador, Guyana, Honduras, Panama, Paraguay e Trinidad e Tobago – avvertiva che i disordini stanno interrompendo le consegne di carburante e forniture mediche in tutta la Bolivia e affermava che gli Stati dello Scudo delle Americhe stanno fornendo assistenza umanitaria al Paese, con ponti aerei per salvare la Bolivia dalla carestia e dall’aggravante crisi alimentare. Ciò viene ribadito dall’Ufficio degli Stati Uniti per gli Affari dell’Emisfero Occidentale che ha informato di stare fornendo alla Bolivia assistenza alimentare di emergenza e supporto logistico per aiutare coloro che si trovano ad affrontare gravi carenze. Gli stessi manifestanti sono estremamente contrari a tali iniziative: Evo Morales, che è di fatto il leader del movimento di protesta, ha addirittura accusato gli argentini di aver usato la forza per sostenere il governo.
La Bolivia è nel mezzo di una grande rivolta popolare che infuria contro un esecutivo neoliberista sostenuto dagli Stati Uniti, secondo i manifestanti – tra cui operai, minatori e agricoltori – che ha venduto il litio del paese alle multinazionali occidentali, portando l’economia al collasso. Ora il presidente di destra Paz impone l’austerità: i sussidi sui carburanti in vigore da vent’anni sono stati tagliati, raddoppiandone i prezzi, l’inflazione è al 14% e l’economia si contrae del 3,3%. Ha richiesto un prestito di 3,3 miliardi di dollari al FMI e ha accelerato i contratti estrattivi senza il consenso delle popolazioni indigene.
Negli ultimi giorni diversi gruppi di guerriglieri sono emersi in Bolivia: il gruppo armato “Guerrieri dell’Ayllus” a Oruro ha dichiarato guerra al “regime” di Rodrigo Paz; un gruppo indigeno armato a Chayanta, Potosí, ha annunciato la propria prontezza alla guerra e ha chiesto le dimissioni di Rodrigo Paz; un ulteriore nuovo gruppo armato “anti-regime” ha diffuso un video per chiedere sempre che Paz si dimetta; – un altro gruppo si è formato a Challapata e ha chiesto anch’esso la medesima cosa. Invece, le comunità Quechua della Bolivia a Potosí hanno detto “dobbiamo prendere il potere, rimandare il Presidente nel suo paese e noi indigeni dobbiamo governarci da soli”. Lo sciopero generale in Bolivia si sta intensificando. La regione di Chuquisaca, che inizialmente non aveva aderito allo sciopero, ora si è unita e ha eretto barricate di lavoratori intorno alla città. Inoltre, per la prima volta, tutte le strade della valle che conducono a Santa Cruz sono bloccate.
Le autorità boliviane hanno schierato circa 3.500 soldati e poliziotti per sbloccare con la forza i corridoi umanitari nel dipartimento di La Paz e scortare i convogli che trasportano beni di prima necessità attraverso i posti di blocco controllati dagli oppositori. Non si tratta più solo di una misura di approvvigionamento, ma di una dimostrazione del fatto che lo Stato non è ancora in grado di ripristinare la normale logistica senza l’intervento delle forze armate e ciò segnala una grave perdita di controllo sul proprio territorio. Secondo quanto riportato dal El Nacional, oltre 250 migranti provenienti da Venezuela e Colombia, partiti dal Cile per tornare nei loro paesi d’origine, sono bloccati in Bolivia a causa delle proteste e dei blocchi stradali che durano da oltre 20 giorni. In più, secondo il Difensore civico e Ministro della Salute boliviano Marcela Flores, un bambino di 12 anni è morto perché non ha potuto ricevere assistenza a causa dei blocchi stradali, con le autorità locali che stanno già discutendo la creazione di un corridoio umanitario per consentire loro di spostarsi.
L’ex presidente Evo Morales sembra aver deciso di giocarsi tutto sulla crisi attuale. Ha chiesto nuove elezioni entro 90 giorni, altrimenti, ha affermato, il Paese subirà ulteriori perdite. Ha posto senza mezzi termini Paz di fronte a una scelta: o la “militarizzazione”, che ha definito suicida, o un governo di transizione e il voto anticipato. La principale risorsa di Morales, in questo momento, non sono le istituzioni, ma le piazze. Tuttavia, se questo potenziale di protesta non viene sfruttato presto, potrebbe iniziare a esaurirsi. Il Presidente Paz dichiara con fermezza che difenderà la Costituzione e che una minoranza non può governare il Paese né abusarne, promettendo di ripristinare l’ordine costituzionale. Questo accade mentre le folle Aymara fedeli a Morales cercano di impedire alle forze dell’ordine boliviane di arrestare l’ex leader socialista, processato dalla magistratura per stupro e messa incinta di una ragazza di 14 anni.
Le proteste continuano in un Paese ormai polarizzato ed un’ulteriore conferma il 25 maggio quando migliaia di manifestanti hanno sfilato per le vie della capitale boliviana La Paz. L’esecutivo, nel tentativo di sedare la situazione, ha attuato una decisione che riguarda sé stesso poiché ha dimezzato gli stipendi dei suoi membri, in un contesto di lockdown e un aumento della tensione. Infatti, anche il 26 proteste e blocchi stradali sono continuati in tutta la Bolivia, con morti confermate che il governo nega, secondo l’analista e collaboratore di Drop Site Joseph Bouchard. Inoltre, il Congresso boliviano vota a favore per autorizzare il Presidente a schierare soldati e dichiarare lo stato di emergenza per contrastare le massicce proteste sullo sfondo delle difficoltà economiche. Nel dettaglio, il Congresso ha abrogato la Legge 1341, la normativa del 2020 che limitava i poteri di emergenza, attraverso importanti meccanismi di controllo, aprendo la strada alla legge marziale e all’uso della forza militare contro le proteste nazionali. Dopo questo conferimento di ampi poteri Paz si è rivolto alla folla contro di lui: “Siamo al limite, chiunque intenda distruggere il paese dovrà affrontare me e la forza della nostra costituzione”. In risposta, Agence France-Presse cita Morales: “la Bolivia è in stato di ribellione contro un governo soggetto agli americani”.
La coesione interna allo stesso governo però si è incrinata: il vicepresidente dello Stato Plurinazionale e presidente dell’Assemblea legislativa Plurinazionale, Edmand Lara Montaño, ha espresso profonda preoccupazione per l’approvazione generale dell’abrogazione della Legge n. 1341. In seguito, lo stesso Montaño, ha presieduto un incontro con i capi e i vicecapi delle diverse forze politiche con rappresentanza legislativa, nel quale è stata concordata la formazione di una Commissione di dialogo, finalizzata a preservare la stabilità democratica e a promuovere soluzioni concertate alla situazione nazionale.
Paolo Romano
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