
Due ministri si sono dimessi dal governo del presidente Rodrigo Paz. Beatriz García e Marcelo Salinas hanno rassegnato le dimissioni il 02 giugno dai rispettivi ministeri dell’Istruzione e della Difesa, a causa della crisi in corso, come confermato all’agenzia di stampa ANF.
Entrambi hanno lasciato i loro incarichi a seguito di un conflitto politico, iniziato con la proclamazione di uno sciopero a tempo indeterminato da parte della Centrale dei Lavoratori Boliviani (COB) il 1° maggio, intensificatosi quando la COB ha stretto un’alleanza con la Federazione Contadina Tupac Katari. Le proteste – con morti, centinaia di arresti e perdite economiche per più di 1,6 miliardi di dollari – durano da oltre un mese ormai, a cui si sono aggiunti blocchi stradali perché alcune associazioni di quartiere della città di El Alto si sono unite alla protesta, bloccando le autostrade.
Le ragioni esatte delle loro dimissioni non sono state rese note. Circolano voci sui media locali secondo cui entrambi i politici si sarebbero rifiutati di firmare un decreto che istituiva lo stato di emergenza e che avrebbe consentito l’uso delle forze armate per disperdere i posti di blocco dei manifestanti.
Queste informazioni sono emerse poco dopo che si è tenuta una riunione di gabinetto, durante la quale un’assemblea pubblica di El Alto ha deciso di non partecipare al dialogo e ha ribadito la richiesta di dimissioni di Paz. Nonostante gli sforzi della Chiesa Cattolica, dell’Ufficio del Difensore Civico e dell’Assemblea Permanente per i Diritti Umani per avviare un dialogo con i settori mobilitati, il processo si è arenato.
I settori avevano subordinato la loro partecipazione al dialogo al ritiro dei mandati di arresto nei confronti del leader del COB, Mario Argollo, e del capo della Federazione Tupac Katari, Vicente Salazar. Sebbene la loro richiesta sia stata accolta, le organizzazioni non hanno rispettato l’impegno preso e si sono rifiutate di partecipare al dialogo, nonostante le insistenze del governo. Lo stesso Presidente Paz aveva annunciato dei cambiamenti nel suo gabinetto la settimana prima.
Tuttavia, l’unico cambiamento concreto si era verificato al Ministero del Lavoro, con le dimissioni di Edgar Morales. Prima delle dimissioni, García ha negoziato con gli insegnanti delle aree urbane e rurali fino al raggiungimento di un accordo, partecipando anche alla sessione di dialogo insieme al Ministro della Presidenza, José Luis Lupo. Nel frattempo, Salinas aveva lavorato a un’operazione congiunta con la polizia per la realizzazione del corridoio umanitario.
Rilevante la notizia riportata dalla giornalista boliviana Valeria Duarte che il 27 maggio un aereo dell’aeronautica statunitense è atterrato nella città di El Alto e “presumibilmente trasportava aiuti umanitari, ma la polizia ha scoperto che a bordo c’erano almeno 18.000 lacrimogeni. Tutto ciò accade dopo che il presidente Rodrigo Paz ha abrogato la Legge 1341 per consentire la dichiarazione dello stato di emergenza e il dispiegamento di forze militari a fianco della polizia per reprimere la popolazione”. Si fa riferimento alla votazione del Congresso boliviano, aprendo la strada all’imposizione della legge marziale e al dispiegamento di forze militari. Paz, sostenuto dagli Stati Uniti, si trova come visto ad affrontare proteste di massa per le sue politiche ritenute oppressive nei confronti dei lavoratori e limitando i diritti delle popolazioni indigene. Paz sta cercando di orientare il settore del litio boliviano verso gli interessi statunitensi, tagliando al contempo la spesa sociale.
Nel tentativo di arginare l’escalation, Paz aveva annunciato il dimezzamento del proprio stipendio e di quello dei suoi ministri, ma ciò non è servito a ripristinare la fiducia della popolazione scontenta. Il 3 giugno i manifestanti hanno occupato brevemente un impianto di produzione petrolifera vicino a Santa Cruz, il cuore economico e conservatore del Paese. Questo avviene proprio nel giorno in cui Paz chiede alle forze di sicurezza di smantellare il blocco attraverso un piano denominato “Azione umanitaria” volto a ripristinare la normalità nel Paese. Infatti, il Presidente ha pubblicato sui suoi profili social un video, poi cancellato, in cui invitava i cittadini a mobilitarsi insieme alle Forze Armate e alla Polizia per contrastare i blocchi che stanno interessando il Paese, ribadendo che la mobilitazione dei cittadini dovrebbe essere finalizzata a “difendere la democrazia, le istituzioni e la Costituzione”. Nel messaggio sosteneva di aver inviato all’Assemblea Legislativa una proposta di legge sullo stato di emergenza, come riporta RED DTV. Paz ha spiegato che l’iniziativa fornirà un quadro giuridico per le azioni che il governo intende attuare per garantire assistenza alla popolazione e la distribuzione di beni di prima necessità.
Nello stesso discorso Paz annunciava anche il giuramento del nuovo Ministro della Difesa, Ernesto Justiniano, in precedenza viceministro per il controllo della droga. Solo pochi giorni prima, Justiniano si è recato negli Stati Uniti, dove ha incontrato il capo della Drug Enforcement Administration (DEA). Alcuni account sulla socialsfera ritengono che non sia certo una coincidenza, dato che la DEA sta attivamente cercando di consolidare la propria presenza in Bolivia; mentre diversi alleati della coalizione hanno disertato per unirsi alle proteste. Un senatore e un deputato hanno iniziato uno sciopero della fame all’interno dell’Assemblea Plurinazionale e il suo vicepresidente ha continuato a criticare pubblicamente il governo. Anche la pressione da destra sta aumentando. Il miliardario Marcelo Claure ha affermato che Paz non è in grado di gestire la crisi e ha chiesto una risposta più dura; in aggiunta, figure di spicco di Santa Cruz e Cochabamba chiedono la legge marziale. Inoltre, la detenzione preventiva dell’ex presidente Luis Arce è stata prorogata di altri cinque mesi senza alcuna spiegazione.
Secondo quanto riportato da El Pais e Infobae, sulla base di dati forniti dalle autorità boliviane e da organizzazioni imprenditoriali, la Federazione delle Imprese private della Bolivia ha avvertito che i blocchi stradali continuano a colpire i settori produttivi, gli esportatori e gli operatori dei trasporti, mentre i produttori agricoli hanno segnalato crescenti difficoltà nel trasporto delle merci e nel garantire l’approvvigionamento interno.
Paz si trova quindi a corto di opzioni praticabili a disposizione considerando che i blocchi stradali hanno ormai superato le 100 località in tutto il paese, e la situazione a La Paz sta peggiorando rapidamente. Il governo ha dichiarato lo stato di emergenza per 90 giorni, con organizzazioni come i Kataristi e il COB, sostenitori dell’ex presidente Evo Morales, che chiedono nuove elezioni entro 90 giorni, e con l’opposizione che cresce sia a sinistra che a destra. Da ultimo, manifestanti armati contro il regime hanno bloccato le strade a Pocoata, nella provincia di Chayanta, chiedendo ancora una volta le dimissioni del Presidente Rodrigo Paz.
Paolo Romano
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