BITCOIN. La guerra cinese alle criptovalute si è fatta dura

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La decisione delle autorità cinesi di stringere ancora di più le maglie intorno al trading e al mining di criptovalute alla fine di settembre ha essenzialmente vietato tutte queste attività in Cina nel giro di una notte. E, trascorsa più di una settimana, molti possessori di criptovalute stanno ancora lottando per affrontare le conseguenze.

Per molte aziende che hanno fatto grandi scommesse sulle criptovalute negli ultimi anni – in particolare le aziende del settore tecnologico – le opzioni possono essere limitate per incassare le loro partecipazioni.

Sono infatti le criptovalute il nuovo capitolo della guerra di Xi Jinping al capitalismo fuori controllo.

Dopo aver vietato il «mining» (l’estrazione delle valute virtuali con sistemi informatici ad altissima tecnologia) la People’s Bank of China ha emesso un editto che vieta tutti gli scambi e le transazioni in criptomonete, la decisione è sostenuta dal fatto che negli ultimi anni tali forme di pagamento si sono diffuse sconvolgendo l’ordine economico e finanziario, favorendo il riciclaggio di denaro sporco, la raccolta illegale di fondi, la frode, gli schemi piramidali e altre attività illegali e criminali, mettendo a serio rischio la sicurezza dei beni delle persone.

L’intervento della Banca centrale di Pechino che rende fuorilegge valute come il Bitcoin ed Ether, arriva proprio quando il Dragone si prepara a lanciare il proprio yuan digitale, con esperimenti di pagamento con il nuovo sistema che sono in corse in molte città cinesi. L’obiettivo di Xi è quello di essere il primo Paese a lanciare una moneta virtuale emessa dalla propria Banca centrale. Sembra infatti che la presentazione ufficiale della criptomoneta in salsa cinese avverrà proprio a febbraio 2022, in concomitanza con i Giochi olimpici invernali di Pechino 2022. Infatti, il Comitato organizzatore ha fatto sapere che agli atleti del villaggio olimpico verranno distribuiti gadget tecnologici per permetter di spendere e-cny, il nome ufficiale della nuova moneta.

Tuttavia, tali mosse sono solo una parte della più ampia strategia messa in atto dalla nomenclatura del partito per recuperare il controllo sui pagamenti senza contante e ristabilire il monopolio dello stato nei pagamenti e nella circolazione del denaro che per anni è stata lasciata all’intraprendenza e alla spregiudicatezza innovativa di colossi digitali come Alibaba, Tencent e WeChat, messi negli ultimi tempi in riga dal partito-stato. Riprendere il controllo della circolazione del denaro è essenziale per Xi per non perdere le leve dell’economia, essendo la Cina una società pressoché cashless, dove persino gli anziani nelle campagne utilizzano i propri smartphone per le loro piccole spese quotidiane.

Salvatore Nicoletta