BIELORUSSIA. È chiara la presa di Mosca su Minsk

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La Russia ha iniziato la fase attiva delle sue esercitazioni militari in Bielorussia il 10 febbraio, una dimostrazione di forza che mostra come la presa di Mosca su Minsk le abbia dato maggiori capacità nel confronto con l’Occidente sull’Ucraina. Le esercitazioni congiunte Союзническая решимость (Allied Resolve), che la Nato ha descritto come il più grande dispiegamento della Russia nella Bielorussia ex-sovietica dai tempi della Guerra fredda, dureranno fino al 20 febbraio e fanno parte di un aumento delle truppe russe vicino all’Ucraina che ha innescato i timori di un’invasione.

La Russia, riporta Reuters, nega qualsiasi piano di invasione, e non ha rivelato quante truppe saranno coinvolte; molte sono state dispiegate da migliaia di chilometri di distanza nel distretto militare orientale della Russia nel far east russo.

Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg aveva detto la scorsa settimana che la Russia dovrebbe avere 30.000 uomini, oltre a forze per operazioni speciali, gli Spetsnaz, jet da combattimento SU-35, sistemi di difesa aerea S-400 e missili Iskander con capacità nucleare.

In termini militari, gli schieramenti creano un nuovo fronte di cui l’Ucraina deve preoccuparsi e assottigliano le forze di Kiev intorno al suo lungo perimetro difensivo.

Il dispiegamento nel nord dell’Ucraina ha messo le truppe russe molto più vicine alla capitale dell’Ucraina, Kiev, che si trova a poco più di 90 km dal confine nel suo punto più vicino. Con il dispiegamento di caccia e sistemi di difesa aerea, la Russia ha una copertura difensiva molto più efficace per la sua exclave di Kaliningrad in Europa, e i sistemi di disturbo elettronico in Bielorussia rendono più difficile la raccolta dell’intelligence occidentale.

Per anni, Alexander Lukashenko ha messo l’Est contro l’Ovest per un suo guadagno politico e ha resistito all’idea di ospitare una base militare russa permanente. Ma da quando Vladimir Putin lo ha sostenuto per superare le proteste dell’opposizione nel 2020, il legame con Mosca è oramai patente.

Secondo Andrey Kortunov, capo del Consiglio russo degli affari internazionali, vicino al ministero degli Esteri di Mosca, Lukashenko «alla fine ha deciso che per rimanere al potere deve fare affidamento sulla sua alleanza strategica con Mosca e, naturalmente, queste esercitazioni militari congiunte sono un altro tipo di manifestazione di questa nuova vicinanza (…) Ora ha il pieno appoggio di Putin in cambio della sua fedeltà. A quanto pare entrambe le parti sono felici di questo accordo, almeno per il momento».

Negli ultimi mesi, Lukashenko ha offerto pubblicamente di ospitare missili nucleari russi in Bielorussia. Mosca e Minsk hanno concordato una dottrina militare comune per il loro progetto di integrazione dello “stato dell’unione”. Gli aerei da guerra russi ora pattugliano regolarmente il confine bielorusso.

L’anno scorso i due paesi hanno aperto un centro di addestramento congiunto a Grodno, nella Bielorussia occidentale. Il 27 febbraio, la Bielorussia dovrebbe tenere un referendum per cambiare la sua costituzione: i cambiamenti includerebbero la rimozione del suo status formale di paese “neutrale” e di zona “libera dal nucleare”.

Il Cremlino ha detto che le truppe russe torneranno alle loro guarnigioni permanenti una volta che le esercitazioni saranno finite. Ma l’opposizione bielorussa in esilio teme che le truppe russe possano non andarsene del tutto.

Anna Lotti