Ancora bombe a Beirut

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LIBANO – Beirut 20/02/2014. La periferia meridionale di Beirut, roccaforte di Hezbollah ancora una volta, la settima in poco più di sette mesi, è stata colpita il 19 febbraio da due esplosioni rivendicate su Twitter dal gruppo sunnita delle Brigate di Abdullah Azzam, gruppo legato ad al-Qaeda.

Nel messaggio le Brigate Abdullah Azzam hanno inoltre dichiarato che l’attentato era indirizzato al Centro Culturale iraniano, che si trova circa a venti metri del luogo dell’esplosione, dove però muri anti deflagrazione sono stati innalzati proprio a protezione degli edifici e del personale, a seguito dell’altro attentato subito e per paura delle ritorsioni, visto l’appoggio del governo di Teheran a Bashar al-Assad e il manifesto sostegno al  Partito di Dio che combatte al fianco del Presidente siriano. «Continueremo con la forza di Dio ad avere come bersaglio l’Iran e il suo partito in Libano per raggiungere i nostri due obiettivi: uno cacciare i combattenti del partito dell’Iran fuori dalla Siria, due liberare i nostri prigionieri dalle oppressive carceri libanesi», secondo quanto appunto dichiarato sul social network. 

Si contano 6 morti e un centinaio di feriti tra cui si pensa siano inclusi alcuni bambini di un vicino orfanotrofio gestito da un ente di beneficenza islamico. Il nuovo primo ministro Tammam Salam, il cui governo si è insediato sabato scorso ha dichiarato che l’esplosione è «un messaggio da parte del terrorismo che vuole continuare a diffondere un piano di  morte in Libano. Noi rispondiamo invece con il nostro impegno per la pace».

Proprio domenica Sayyed Nasrallah, leader di Hezbollah, aveva dichiarato che il suo partito avrebbe continuato a combattere in Siria, motivando la necessità di tale coinvolgimento per fermare la diffusione di militanza radicale sunnita. Il tentativo dei terroristi di portare la guerra che sta sconvolgendo la Siria anche all’interno del paese dei cedri si fa sempre più evidente e il rischio che il Libano possa diventare una emergenza si sta facendo ogni giorno più pressante. Secondo il Primo Ministro l’intento voleva anche essere quello di minare «il clima positivo che ha accompagnato la nascita del nuovo governo che ha incontrato l’approvazione del popolo libanese, il terrorismo ha rivolto un nuovo colpo al Libano attraverso il bombardamento di una zona di sicurezza civile. Questo messaggio riflette l’insistenza delle forze del male per infliggere lesioni al Libano e ai suoi figli e seminare i semi della discordia tra i cittadini». 

Denunce sull’attentato sono arrivati da varie parti e anche da parte dell’ex premier Saad Hariri che ha dichiarato che la presa di posizione contro il terrorismo e contro tutti i tentativi di creare rotture e discordie che minano la stabilità del paese. L’Alto rappresentante dell’Unione europea Catherine Ashton, ha condannato severamente gli attentati mortali che hanno scosso la zona Bir Hassan di Beirut. Ha dichiarato di essere profondamente preoccupata per la spirale di violenza in Libano e ribadisce che il terrorismo e l’uso della violenza contro i civili – e soprattutto bambini – sono inaccettabili e auspica che gli autori di questi atti siano consegnati alla giustizia al più presto. Ha ricordato inoltre che la formazione del nuovo governo è stata una tappa fondamentale negli sforzi del Libano per affrontare efficacemente la sicurezza, le sfide economiche e politiche che il paese si trova ad affrontare. L’Alto rappresentante ribadisce che l’Ue sarà vicino Libano per affrontare queste sfide che richiedono un livello molto elevato di unità e di cooperazione per superare questa fase critica. 

Il Libano ha bisogno del sostegno della comunità internazionale prima che la situazione, peraltro già molto preoccupante possa degenerare. Far saltare l’equilibrio in questa regione e di un paese che è sempre stato un modello di libera e civile convivenza tra popoli, unico al mondo che contiene un milione di profughi su una popolazione che si aggira su poco più di 4milioni è davvero molto. È chiaro che le ritorsioni siano da ricercarsi in particolare nel coinvolgimento attivo del Partito Hezbollah nella guerra in Siria, minare le basi di qualsiasi resistenza è uno degli elementi fondamentali per il controllo del Medioriente, ma il rischio di veder giungere al potere gruppi fondamentalisti in paesi in cui ha sempre prevalso il rispetto e la pacifica convivenza rischia di diventare una realtà dalla quale forse non ci sarebbe ritorno.