Hollande a Bangui

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REPUBBLICA CENTRAFRICANA – Bangui 10712/2013. Il presidente francese Francois Hollande dovrebbe arrivare a Bangui il 10 dicembre nel secondo giorno di una operazione tesa a disarmare i ribelli in cui sono stati uccisi due soldati francesi.

I due caduti francesi sono giunti dopo che Parigi aveva annunciato il 9 dicembre che Bangui era stato “liberata” dai gruppi armati. I due paracadutisti sono stati mortalmente feriti durante una pattuglia notturna a Bangui; si tratta delle prime vittime nel contingente che schiera 1600 uomini. «Hanno perso la vita per salvarne molte altre», ha detto Hollande, che arriverà a Bangui sulla via del ritorno dal Sud Africa, dove ha partecipato alle esequie di Nelson Mandela. Hollande sarà il primo leader che incontrerà l’attuale presidente Michel Djotodia, già comandante di Seleka, inoltre dovrebbe incontrare il primo ministro Nicolas Tiangaye e consegnare un messaggio alle truppe francesi secondo il comunicato della presidenza francese.  Gli Stati Uniti hanno annunciato la disponibilità ad utilizzare velivoli da trasporto C-17 Globemaster per portare i peacekeeper dell’Unione africana dal Burundi alla Repubblica Centrafricana. Il nuovo contingente Ua si aggiungerà ai 2.500 soldati dell’Unione africana già sul terreno, parte della forza Misca. Le forze francesi si erano schierate dopo alcuni giorni di combattimenti a Bangui, in cui quasi 400 persone sono rimaste sul terreno. La maggior parte degli scontri sono avvenuti tra milizie cristiane e musulmane armate di pistole e machete. Air France ha annunciato il 10 dicembre di aver sospeso indefinitamente i suoi voli a Bangui per motivi di sicurezza.

Il nuovo intervento militare ha suscitato una serie di critiche degli avversari politici di Hollande perché capita in un momento difficile per l’economia francese; Christian Jacob, a capo del gruppo parlamentare dell’Ump, si è detto preoccupato per «la lunghezza dell’intervento, il possibile isolamento della Francia e il finanziamento della missione». Hollande già all’inizio del 2013 aveva inviato truppe in Mali, per fermare gli i gruppi islamisti e i ribelli tuareg che avanzavano sulla capitale Bamako. Ha risposto a Jacob, il ministro degli Esteri, Laurent Fabius: il costo del dispiegamento è stato «minimo», poiché le truppe francesi sono stati tratte dalle basi in altri paesi africani: «Se non fossimo intervenuti rapidamente, ci sarebbe costato molto di più», ha detto a France Inter radio.